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Così vicini, così lontani: Giovanni XXIII e Benedetto XVI, i Papi che dovevano essere di transizione
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO – Attenzione ai cosiddetti Papi di transizione. Ricordate il Beato Giovanni XXIII? Cosi lo avevano definito gli addetti ai lavori. Pacioso, dall’aria tranquilla, nessuno si sarebbe mai aspettato che avrebbe indetto il fondamentale e salvifico Concilio Vaticano II. Vero: la sua vita non fu lunghissima in termini di età, ma sufficiente per segnare una tappa cruciale nel cammino della Chiesa. Lo stesso si disse dopo l’elezione del Cardinale Joseph Ratzinger – che cioè sarebbe stato un Papa di transizione -, essendo già avanti con gli anni (sia pure, aggiungiamo noi, molto giovane nello spirito). Fatto sta che Benedetto XVI, in due anni e spiccioli di pontificato, ha pubblicato la meravigliosa Enciclica “Deus Caritas Ets”; l’esortazione apostolica “Sacramentum caritatis”; un motu proprio sulle modalità di elezione del Romano Pontefice nel Conclave ed un altro sulla liberalizzazione della Messa tradizionalista; la lettera ai fedeli cinesi; il libro su Gesu di Nazaret dal Battesimo alla Trasfigurazione; ed ha inoltre compiuto vari viaggi pastorali in Italia e all’estero, presieduto cento udienze generali del mercoledi, triplicato il numero dei fedeli agli appuntamenti canonici degli Angelus e degli altri incontri pubblici. Tutto ciò non si addice affatto ad un Papa di … transizione, che nel gergo e nella mente degli addetti ai lavori dovrebbe essere solo un Pontefice impegnato a tirare a campare per quel po’ di tempo che gli lascia ancora a disposizione il Signore. Dunque, non temiamo di essere smentiti se sosteniamo che Benedetto XVI sta dimostrando di essere tutto fuorché un Papa di transizione. E come Giovanni XXIII, anche se con atti e stili diversi, è destinato a passare alla storia anche per questo: per aver smentito con i fatti chi pensava (o malignamente sperava) che si limitasse all’ordinario lavoro d’ufficio.
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