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La Chiesa italiana dopo Verona

 di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO – I cattolici italiani chiamati alla gioia e alla speranza ma soprattutto all’impegno sociale per un ethos condiviso. Esce oggi la Nota Pastorale Cei del dopo Verona. Annunciato dall’Arcivescovo Angelo Bagnasco (nella foto), presidente della Conferenza episcopale italiana, il documento, di 20 pagine, è pervaso di speranza e fiducia, ma non nasconde “inadempienze e ritardi”. Ora, però, è il tempo dell’annuncio e della missione. Formati e forti delle scelte di fondo, i cattolici italiani sono chiamati ad essere vero lievito. Il primato  di Dio, la testimonianza, la dignità della persona, sono le basi di partenza. Essere “di” Cristo è la certezza che ogni cristiano porta nel cuore e nella società, facendo della speranza non un desiderio ma un esercizio storico. I vescovi colgono così le occasioni della Storia, come l’immigrazione, “nuovo areopago di evangelizzazione”. C’è poi la sfida educativa e comunicativa da cogliere. Passa per la pietà popolare, per i media, con il linguaggio della vita quotidiana. Il vangelo dell’Amore combatte l’analfabetismo affettivo e l’indebolimento della Famiglia. Spazio alla vita familiare e di relazione che va difeso da un mal interpretato impegno lavorativo. Spazio alla fragilità umana, che stimola la fantasia della carità. Spazio al dialogo con la società, con le culture, per cogliere il giusto, il vero e il buono di ogni  civiltà. Ritorna la “questione antropologica”, vero cavallo di battaglia del Cardinale Camillo Ruini, e si arricchisce della razionalità della fede di stampa Ratzingheriano, diventando “questione della verità”. Tutti, credenti o meno, sono così chiamati a confrontarsi con il Vero sul’uomo. I cattolici italiani, da sempre protagonisti, sono chiamati a lavorare per il bene comune in politica. La Chiesa non è agente politico, ma i laici credenti si. Un invito preciso ad impegnarsi per portare la speranza cristiana e per essere responsabili del futuro della nazione, per orientare il cammino dell’umanità. Spazio ai laici, dunque, grazie anche ad una rinnovata comunione delle aggregazioni. Il rinnovato slancio per l’unità va incoraggiato, il cammino deve essere accellarato. Non si possono più tollerare rivalità e contese tra movimenti ed associazioni. Le nuove aggregazioni sono trasversali, bipartisan e si chiamano  “Scienza e vita”, “Forum delle Associazioni Familiari”, “Retinopera”, “Forum del terzo settore” eccetera. Ne esce un’immagine di Chiesa che cerca soprattutto la comunione di intenti e di forma, la testimonianza di cristiani non solo impegnati, ma soprattutto formati, certi dei valori che promuovono, coscienti di essere pochi ma sicuri e di essere forti. Perché deboli. La loro è forza di fede, di Vangelo, di Carità. “Il cammino percorso insieme ci dice che questa ricerca avrà un esito positivo se ognuno potrà incontrare cristiani e comunità credibili”. La credibilità è certo la sfida più grande, è la sfida di ogni tempo per i cristiani. La Nota si chiude con la certezza della Speranza: “A portare una parola di speranza agli uomini e alle donne, stretti nella morsa dell’inquietudine e del disorientamento, più delle attività e delle iniziative saranno la saldezza della nostra fede, la maturità della nostra comunione, la libertà dell’amore, la fantasia della santità”. Insomma, ora la parola a noi tutti fedeli.