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Se la tecnologia sostituisce la tradizione e non rispetta la storia
di Fra’ Sistino
CITTA’ DEL VATICANO – Le prime volte che sono andato a prendere una medicina per qualche confratello malato presso la Farmacia vaticana, ho presentato la ricetta in un antiquato, polveroso, romantico ufficio permessi, arredato come un convento. Quasi mi sentivo a casa. Un impiegato con tono gentile e annoiato, come fosse sempre stato lì dai tempi di Pio IX, firmava un foglietto con lo stemma pontificio, e il gendarme mi indicava la strada. Tra poco questo romantico stile fuori del tempo sarà superato e, ahimè, dimenticato. Ormai in Vaticano è tutto elettronico. Il Governatorato sta distribuendo una nuova tessera magnetica ai dipendenti. C’è dentro tutto. Tesserino di servizio, bancomat, tessera annonaria, sanitaria, per la benzina. Ci sono la foto e la banda magnetica. Nessuna poesia. Ma è normale che sia così. Anche il Vaticano è uno Stato moderno. Offre servizi ultra moderni, tutti acciaio e tecnologia. Ma a volte per dare troppo spazio alla “modernità” non si conserva la tradizione. Anche quella più antica. Negli ultimi anni sono stati costruiti nel piccolo territorio vaticano due grandi parcheggi per le macchine dei dipendenti. Necessari? Più che altro una inutile concessione all’inquinamento crescente di Roma. Non solo. Per realizzarli sono state distrutte alcune delle antiche tombe parte della necropoli che “abbraccia” la Tomba di San Pietro. Tombe per lo più pagane, romane. Ma tra loro certamente c’erano anche molti cristiani. I primi cristiani, quelli della Chiesa primitiva, quelli che forse avevano conosciuto gli apostoli, ma magari non avevano i mezzi per farsi seppellire proprio vicino a Pietro. E ora di loro non ci sarà più traccia, nessuno potrà studiare e onorare le loro tombe, il loro coraggio. Perchè servono parcheggi. L’impegno degli studiosi ha salvato almeno parte di quella città nella città che era la Necropoli vaticana. Un’area vastissima sull’antica via Trionfale, resa unica dalla sepoltura di San Pietro. E resa speciale dalla sepoltura di altri cristiani martiri o semplici fedeli che hanno creduto anche ”senza aver visto”. Un miracolo. Ma oggi ci interessa solo arrivare con l’automobile fin sotto l’ufficio. Se usassimo tutti il “cavallo di San Francesco” potremmo salvare Roma, rispettare i morti, riflettere sulla vita, e riconquistare quel lento, romantico e polveroso tempo vaticano che ci ricorda cosa è davvero importante.
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