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L’anticattolicesimo non si esaurisce nel vilipendio
di Pietro Siffi*
Il videogioco Operazione Pretofilia denunciato dall’associazione Meter e dalla Lega Cattolica Antidiffamazione rappresenta una visione distorta della realtà ecclesiale – e questo è stato rilevato da tutti – e altro non è se non la trasposizione ludica dell’assunto del documentario “Sex crimes and the Vatican” realizzato dalla Bbc e trasmesso in Italia da Annozero. Quest’opera di volgarizzazione di un messaggio diffamatorio e falso riprende vecchi metodi collaudati da secoli di anticattolicesimo, che si basano sulla diffusione sistematica di una menzogna, al fine di renderla più credibile o quanomeno plausibile, per il semplice fatto che sono molti a ripeterla. Che la menzogna diffusa non sia suffragata da prove di alcun genere, o che sia addirittura facilmente confutabile, non è rilevante: chi la propaga è in malafede e prende a pretesto le presunte colpe della Chiesa per legittimare il proprio comportamento, che di cattolico in genere non ha nulla. Difficilmente troveremo tra i seminatori di calunnie persone serie e morigerate, mosse da un sincero desiderio di purificare la comunità ecclesiale dalle colpe dei propri membri. Viceversa possiamo constatare come nel corso della storia tutti i settari e gli eresiarchi abbiano sempre accusato la Chiesa di aver compiuto ogni nefandezza, salvo poi scoprire che essi per primi non brillavano per rettitudine; eppure abbiamo sentiti pontificare contro la grande meretrice: dalla vendita delle Indulgenze alle efferatezze delle Crociate; dalle orribili torture dell’Inquisizione alle vessazioni del potere temporale dei Papi; dalle calunnie sulla conversione forzata dell’ebreo Mortara da parte di Pio IX ai silenzi di Pio XII durante la seconda Guerra Mondiale. Sappiamo bene che tutte queste accuse e molte altre non hanno alcun serio riscontro, e sono ben lontane anche dalla verisimiglianza; ma sappiamo altrettanto bene che non possiamo attenderci alcuna verità da chi ha per maestro il padre della menzogna. La perversione dell’intelletto presuppone o è presupposto della perversione della volontà: e come le virtù si accompagnano tra loro, così insieme crescono e si alimentano i vizi. La teologia ci insegna che non si dà vera Carità se non vi è vera Fede, ed è impossibile amare Dio con tutto il cuore, senza credere in Lui per come si è rivelato e la Chiesa ci insegna. Tout se tient, potremmo dire. Ecco perché non vi può essere compromesso con l’errore: per quanto marginale possa apparire il peso della verità che si nega, essa è comunque parte della Verità suprema, che è Dio stesso. E dall’errore dottrinale che si sostiene derivano poi le menzogne che cercano di accreditarlo. Se si vuole demolire il potere temporale, si comincia seminando calunnie sul governo delle Sante Chiavi; se si vuole colpire il sacerdozio cattolico, si diffondono pamphlet in cui si accusano i sacerdoti dei peggiori vizi. E se si riesce, si infiltrano nei seminari delle quinte colonne che al momento opportuno diano pubblico scandalo, avvalorando le accuse dei settari. Questa strategia trova un interessante riscontro nelle indicazioni di un esponente dell’Alta Vendita, che paiono scritte con un’impressionante lungimiranza, e riprese con scrupolosa fedeltà da quanti si adoprano ancor oggi per la demolizione della Chiesa: «Corrompiamo anche la Chiesa: corruptio optimi pessima. È la corruzione su vasta scala che abbiamo intrapreso: la corruzione del popolo tramite il clero e del clero tramite noi, la corruzione che deve permetterci un giorno di seppellire la Chiesa. Lo scopo è sufficientemente ambizioso per tentare degli uomini come noi. Il miglior pugnale per colpire la Chiesa al cuore è la corruzione. Al lavoro, dunque, fino alla fine!». Commenta monsignor Delassus: «Si sono messi all’opera. Che il sacerdote sia realmente corrotto o che il popolo creda alla sua corruzione, è praticamente la stessa cosa, per l’effetto che la setta si prefigge: diffondere il vizio, facendo pensare che la virtù è impossibile a praticarsi, che tutti gli uomini senza esclusione si abbandonano alle proprie passioni, e che dove sembra esservi più continenza c’è solo più ipocrisia. Così, dalla rivoluzione del 1830, il sacerdote fu rappresentato nei teatri e nei romanzi come un essere pieno di turpitudini. Alla fine del secondo Impero iniziarono e, dopo che la Repubblica divenne massonica, ricominciarono dei processi scandalosi che nella maggior parte dei casi erano istruiti solo per consentire ai giornali della setta di accusare il clero dei vizi più vergognosi. Occorreva tuttavia per quanto possibile non accontentarsi di calunniare; corrompere effettivamente sarebbe stato molto meglio, ed è per questo che è stata fatta la legge che impone agli ecclesiastici il servizio di leva, che getta l’innocente levita nella promiscuità della caserma; e siccome un solo anno di caserma non produceva l’effetto voluto, ecco una nuova legge che raddoppiava il periodo a due anni. Vindice non era il solo a parlare nel modo che abbiamo udito. Approssimativamente nello stesso periodo Quinet, professore al collegio di Francia, fece un’edizione delle opere dell’immondo Marnix, e ne diede questa ragione: “Non si tratta solo di combattere il Papato, ma di estirparlo; non solo di estirparlo, ma di disonorarlo; non solo di disonorarlo, ma di soffocarlo nel fango”» (Mons. Henri Delassus, Le problème de l’heure présente, ed. Desclée, De Brouwer et C., Parigi, 1904, tomo I, cap. XXVIII, pag. 177). Le tappe miserabili dell’opera di discredito compiute oggi ripercorrono pedissequamente le istruzioni di Vindice, per la quali vale il monito del prelato francese: «che il sacerdote sia realmente corrotto o che il popolo creda alla sua corruzione, è praticamente la stessa cosa». Che i sacerdoti siano tutti molestatori pedofili o che si induca l’opinione pubblica a crederlo, è indifferente. Vi sono sempre persone disposte a raccogliere queste menzogne e a farsene divulgatori, non solo «nei teatri e nei romanzi», ma anche alla televisione, sui giornali, in internet. E nei siti internet le infamie contro la Chiesa si moltiplicano, rimbalzano in tutto il mondo, diventano anche un videogioco, Operazione Pretofilia, il cui scopo consiste nell’esercitare un’opera di intimidazione dei genitori e delle forze dell’ordine, per consentire al clero di abusare dei bambini. Chi gioca diventa complice di sacerdoti pervertiti e mentre accoglie la tesi della loro perversità, li aiuta a coprire i loro crimini, su ordine del Papa regnante. Tutto falso: falsa la lettera con la firma di Benedetto XVI, false le accuse, falsa l’impostazione. Ma il processo di immedesimazione del giocatore fa il suo corso, seguendo una forma subdola di indottrinamento anticattolico. Al di là della ovvia condanna per il videogioco in questione – realizzato da una cooperativa vicina ai centri sociali che annovera tra i propri esponenti di spicco Paolo Pedercini, docente di comunicazione multimediale presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano – è da notare che nello stesso sito blasfemo sono disponibili altri giochi non meno immorali e perversi del primo e che hanno come principio ispiratore un’avversione implacabile alla Chiesa romana. Avversione – si noti – che supera lo schema dell’opposizione frontale, e allo scontro ideologico preferisce il più facile dileggio, la provocazione, lo scherno, la bestemmia detta come scherzo: modalità preferite dai fruitori di questi videogiochi, la maggior parte dei quali ha un’età tra i 13 e i 30 anni. A diffamare la Chiesa ci pensano altri: docenti ideologizzati, programmi televisivi pomeridiani e serali, newsgroup, blog e via elencando. Molleindustria «cerca di incrociare la critica culturale al medium videoludico e la produzione di giochi politicizzati»: in pratica, traspone in videogioco le calunnie anticattoliche e le teorie di un certo progressismo intriso di principi massonici e di pansessualismo. I giochi più “innocui” propongono una visione critica del consumismo e del mondo del lavoro, sulla scia delle contestazioni dell’estrema sinistra e dei no-global: la gestione di una catena di fast-food o di una fabbrica è pretesto per contestare le politiche liberali di matrice americana, ed il gioco Where next consente di scommettere sul luogo del prossimo attentato terroristico, in spregio alle vittime che altri episodi analoghi hanno mietuto anche tra i nostri soldati. Vi sono poi i giochi che offendono la Chiesa: Operazione Pretofilia, che abbiamo visto, e Papa parolibero, in cui il giocatore deve comporre delle frasi a caso usando delle parole che scorrono sullo schermo. La voce campionata di un vecchio e tremante Giovanni Paolo II ripete queste frasi sconnesse mettendo in ridicolo il defunto Pontefice. Nella didascalia si legge: «se le prime volte ti escono dei discorsi stupidi o senza senso, non preoccuparti, finchè sei Papa sei infallibile!» Lo scherno del Papato e dell’infallibilità pontificia è palese, e sconfina nel blasfemo se passiamo al link Papacontest – posto nella home page di Molleindustria – dove si dichiara: «A poche ore dalla morte del pontefice premiamo gli ultimi papi paroliberi», ossia quanti hanno composto frasi di senso compiuto in chiave ironica o sacrilega. Vi troviamo allora sciocche rime antiproibizioniste che giocano sul nome di Maria ma anche vere e proprie bestemmie, aggravate dall’incentivo “ludico” offerto dal sito, dalla loro deliberata pubblicazione con una classifica delle più meritevoli di plauso, e dal fatto che la voce che le pronuncia sia quella di Giovanni Paolo II. Centinaia di idioti più o meno imberbi hanno trascorso ore in una gara oscena all’empietà: sempre per ridere, per scherzare. Si noti che questo ghigno malizioso è elemento ricorrente di tutte le provocazioni antiche e recenti, dai video osé fatti col cellulare e diffusi su internet alle varie oscenità blasfeme reperibili su YouTube, dalle nudità scomposte delle letterine e delle veline agli ammiccamenti volgari degli spot televisivi, senza dimenticare le compiaciute espressioni di alcuni conduttori che millantano imparzialità e libertà d’espressione ogniqualvolta si apprestano a denigrare la Chiesa di Cristo. Va anche ricordato che le gare di bestemmia furono l’alternativa laica all’oratorio, offerta nel dopoguerra dalle organizzazioni comuniste per irretire bambini e ragazzi, strappandoli al controllo dei genitori e delle parrocchie. Vi sono poi i videogiochi a sfondo sessuale: un demenziale Simulatore di orgasmi, destinato alle ragazze, in cui si deve riuscire a compiacere il proprio partner simulando l’orgasmo con gemiti e mugolii, ma senza che questi se ne accorga. Un altro modo scherzoso per distruggere quel poco che resta di modestia e pudore nelle giovani esponenti del gentil sesso, trasformando l’atto coniugale in una performance da postribolo. L’altro gioco, Queer power, è ancora più perverso. Esso è ambientato a Queerland – che letteralmente si potrebbe tradurre Frociolandia – «il luogo delle identità negate dalla norma bisessuale dominante. I suoi abitanti hanno generi intercambiabili e copulano seguendo il loro mutevole desiderio». L’invito che segue è ancora più esplicito: «Dimentica le noiose categorie maschietto e femminuccia che ti hanno insegnato a scuola e fatti una vacanza a Queerland!» Il gioco consiste nell’avere rapporti sessuali con partner del sesso desiderato – eventualmente anche intercambiabile – e nel riuscire a raggiungere con essi l’orgasmo simultaneo. Pansessualismo allo stato impuro, apologia dell’erotismo orgiastico, propaganda della sodomia presso quei giovani, le cui inclinazioni sono già oggetto delle cure di solerti legislatori, pronti a bandire il semplice concetto di madre o padre per ridurlo ad anomino genitore, in ossequio al politically correct. Così, dopo aver asessuato la famiglia d’origine, si provvede a multisessualizzare l’eventuale famiglia futura. Ultimo gioco creato da Molleindustria è Embrioni in fuga, in cui per non dimenticare nessun ambito della morale cattolica si attaccano i principi di intangibilità della vita: «La legge 40 – recita la presentazione – ha bloccato la sperimentazione sugli embrioni che potrebbe portare alla scoperta di cure per numerose malattie. I ricercatori sono ormai costretti a vivere nelle catacombe braccati da clero e burocrazia. Ma la dottoressa Betty non si da per vinta e proverà a scongelare gli embrioni e condurli al laboratorio per estrarre le preziose cellule staminali». Anche in questo caso il clero e la burocrazia sono gli agenti della reazione, mentre la simpatica scienziata lavora per il bene della società. Curiosamente il sito di Embrioni in fuga riporta anche un link della Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, nota per le sue posizioni nettamente contrapposte al magistero ecclesiastico in materia di bioetica. Analizzati i contenuti di questi videogiochi ed i principi ispiratori che essi sottendono, è necessario comprendere la pericolosità sociale di queste forme di manipolazione delle coscienze, specialmente di quelle già fragili dei minori e dei giovani, riconoscendo lo stretto legame che unisce l’azione degli adepti dell’anticattolicesimo: fermarsi ai singoli episodi deplorandoli, ma senza scorgerne il ruolo specifico nella più vasta strategia qui descritta, rischia di vanificare le azioni di opposizione alla dissoluzione sistematica della civiltà cristiana.
*Presidente della Lega Cattolica Antidiffamazione
www.cadl.it
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