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Sacerdote di spalle ai fedeli e Comunione in ginocchio, ecco com’è la Messa in latino
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO – La Messa di San Pio V, risalente al Concilio di Trento e riaggiornata poi da Pio XII e Giovanni XXIII, e’ stata celebrata nella Chiesa cattolica quale ”rito ordinario universale” fino al 1969, quando e’ entrata in vigore la riforma liturgica post-conciliare di Paolo VI che ha imposto le lingue nazionali e un diverso rapporto tra sacerdote e assemblea dei fedeli. La Messa tridentina, che Benedetto XVI torna a ripristinare con il suo ‘motu proprio’, e’ celebrata interamente in latino, ad eccezione di alcune parole e frasi in greco antico ed ebraico; e’ inframmezzata da lunghi periodi di silenzio, per consentire ai fedeli di poter adeguatamente meditare circa la grandezza del mistero eucaristico al quale sono chiamati ad assistere. I fedeli seguono la liturgia leggendo il messalino o il foglietto bilingue, dove e’ riportata, a fianco del testo latino, la traduzione integrale dei passi in italiano o nelle altre lingue nazionali. Non e’ tuttavia solo l’uso della lingua latina, considerata ecclesiastica ed universale (‘cattolico’ significa appunto universale) a costituire la sola differenza tra la Messa tridentina e quella moderna. Il sacerdote, a differenza di quanto avviene nel corso del nuovo rito, volge le spalle ai fedeli, in quanto celebra rivolto ad oriente, verso il tabernacolo e l’altare che costituisce la rappresentazione del Calvario: l’immagine e’ quella del celebrante che guida il popolo. Il Vangelo viene letto sempre sul lato destro dell’altare: la comunione – solo l’ostia, per i fedeli – viene ricevuta in ginocchio, e direttamente in bocca. Al rito si assiste per lo piu’ in ginocchio, considerata la postura dell’umile peccatore che implora la misericordia di Dio.
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