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La nuova Controchiesa: una, empia, catodica
di Pietro Siffi*
Nel grande inganno del nuovo ordine sociale, la libertà viene presentata come elemento fondamentale nella vita dei singoli: in nome di quella libertà – che meglio faremmo a definire arbitrio – ognuno di noi viene assoggettato ad una serie di vincoli apparentemente scelti senza coazione, ma in realtà imposti senza troppi scrupoli dalle odierne condizioni del vivere. Ecco allora che liberamente accogliamo nelle nostre case il tabernacolo di Baal davanti al quale trascorriamo ore in adorazione di una verità artificiale, di una realtà artefatta, di predicatori del vizio, di catechisti dell’errore, di idoli effimeri. Ed è proprio quando siamo mentalmente prostrati davanti a questo tabernacolo al plasma, posto nel cuore delle nostre abitazioni come un tempo si faceva con l’immagine della Madonna di Pompei o del Sacro Cuore, che le nostre menti si lasciano indottrinare, abbandonando ogni capacità di raziocinio e rinunciando all’esercizio della vera libertà. Crediamo di essere liberi per il solo fatto di poter scegliere se farci riversare addosso oscenità scomposte di fatui spettacoli o notizie debitamente censurate da diversi telegiornali che paiono avere una stessa redazione. Nell’assistere con rapimento estatico alla celebrazione di questo rito quotidiano dimentichiamo i nostri impegni, le nostre scelte di vita, i nostri affetti; e ci lasciamo trasportare in un mondo virtuale che anticipa quel peggio a cui si vuole preparare la società. Pare che ci dicano: «Non credere che il tuo modo di vivere sia quello reale: il tuo vicino massacra la famiglia a colpi d’ascia, quelli del piano di sotto vivono in concubinato dopo quattro divorzi, il tuo collega ha cambiato sesso e si sente realizzato, tua figlia tredicenne ha rapporti sessuali nei bagni della scuola, tuo figlio ama un compagno e presto lo sposerà e tu devi esserne fiero». È tutto normale. Anche quello che il nostro buon senso trova orribile, riprovevole o moralmente discutibile. Ma la nostra libertà, anestetizzata davanti al tabernacolo di Baal, dopo aver abiurato alla superstizione del vieto cattolicesimo retrogrado, accoglie senza discutere nuovi dogmi, impara e ripete nuove formule, memorizza e si appropria di un nuovo magistero infallibile. La pena per i rarissimi dissenzienti, per quanti si rifiutano di trascorrere il proprio tempo in adorazione dell’idolo con il dolby surround, consiste nella scomunica latæ sentantiæ, con la quale si è di fatto considerati peccatori vitandi dalla società degli omologati. Basta mettere in discussione uno dei riti mediatici a cui siamo tenuti per precetto – il concorso a premi truccato, il falso dibattito politico, la scherzosa provocazione degli istinti più bassi, il finto documentario con prove inventate e testimoni inattendibili – per meritare la sentenza di condanna. Ecco il vero crimen pessimum per gli adepti della nuova religione: dei graviora delicta il primo è mettere in dubbio che la libertà di movimento che ci viene imposta sia vera libertà. Libertà di indossare solo quegli abiti confezionati in serie, uguali per tutti; libertà di mangiare solo quei cibi manipolati; libertà di leggere solo quei libri che qualcuno reputa meritevoli di pubblicazione; libertà di vedere solo quei film che il cinema e la televisione ci propongono; libertà di gettare un elettrodomestico perché costa di più farlo riparare che acquistarne uno nuovo; libertà di decidere se esser maschi o femmine, o entrambe le cose; libertà di convivere con chi ci pare con gli aiuti dello Stato; libertà di non costituire una famiglia numerosa perché non si hanno reali contributi e uno stipendio adeguato; libertà di vendere il proprio corpo sulla strada, o di farne scempio con altri pervertiti altrettanto liberi; libertà di distruggere corpo e mente con droghe più o meno leggere; libertà di educare i nostri figli solo in quelle scuole e solo con quei programmi ministeriali; libertà di avere un conto in banca monitorato, in cui ogni pagamento è tracciabile, in cui le transazioni per qualsiasi acquisto sono monitorate; libertà di acquistare una casa con un mutuo che ci vincolerà per decenni ad una finanziaria; libertà di parlare al telefono con chi vogliamo, mentre un grande fratello archivia ogni nostra parola; libertà di uccidere i nostri figli nel ventre delle loro madri, o di gettarli nei cassonetti quando li lasciamo venire alla luce; libertà di soffocare gli anziani e i malati nel letto dell’ospedale, con l’alibi della fine del loro dolore; libertà di costruirci in provetta dei figli che non potremmo avere, e di immolarne altri mai concepiti sull’altare del Moloch della scienza; libertà di bestemmiare il nome di Dio perché siamo moderni; libertà di profanare la domenica in nome della multiculturalità e dell’integrazione; libertà di rinnegare la nostra civiltà perché siamo troppo ignoranti o in malafede, o perché è più comodo e divertente spassarsela seguendo le mode di oggi. E mentre qualcuno accusa la Chiesa, senza un vero contraddittorio, delle peggiori nefandezze passate e presenti; mentre le si rimprovera di aver esercitato abusivamente e con efferatezza il potere temporale e spirituale; mentre si deridono i suoi dogmi e i suoi insegnamenti; i nuovi sacerdoti di Baal tessono le lodi dei peggiori criminali del loro passato; nuovi pontefici catodici rivendicano un potere temporale e spirituale sulle masse; nuovi predicatori divulgano i dogmi e le pseudoverità della Controchiesa. Ai quaresimalisti d’un tempo si sostituiscono con opposte finalità ma strumenti analoghi i conduttori televisivi, gli insegnanti delle scuole e delle università, i registi e i produttori televisivi e cinematografici, gli scrittori e gli intellettuali. La società “teocratica” che viene disprezzata nei testi di storia e nelle geremiadi di qualche sedicente erudito trova il suo contraltare nella odierna società “laica”. Essa tace – almeno per ora – la regalità sociale di Satana, ma ne segue devotamente i precetti, capovolgendo e al contempo affermando la validità della visione cattolica. Satana non è ateo: è ribelle; l’Anticristo non nega Cristo: lo combatte per usurparne il trono. Così i comandamenti di Dio vengono sovvertiti, la morale cattolica è invertita, la virtù diventa vizio e il vizio è virtù. In questa visione un po’ apocalittica ma ahimè sin troppo reale del nostro povero mondo occidentale, il cattolico è – per il semplice fatto di esistere – un oltraggio alla morale comune. Egli viola e rinnega e condanna questa società impestata di errori e di peccati anche solo con un segno di Croce, o piegando il ginocchio davanti al suo Signore custodito nel tabernacolo, in un angolo oscuro di qualche chiesa. La Controchiesa non tollera queste forme di devozione medievale perché le vuole riservare al Principe di questo mondo: allora sì che le approva. Ci si deve inginocchiare davanti ai “divi” della televisione, si devono celebrare i “martiri” della libertà, si devono pagare le decime al centro commerciale, e osservare il precetto dello shopping o della discoteca. Le nuove cattedrali, i centri commerciali; i nuovi santuari, i centri benessere. Guai all’empio che coltiva il suo orticello, che sa farsi il pane in casa, che ha una sua biblioteca, che scrive e medita, e che alla sera prega o si riposa, anzichè farsi catechizzare davanti al tabernacolo di Baal. E l’affronto peggiore per i ministri della Controchiesa è aver sotto gli occhi delle persone non assoggettate né assoggettabili, il cui esempio può essere di scandalo per i molti fedeli della nuova religione. Non avere elementi di confronto: questo è importante. Così abbiamo anche assistito al tentativo di pervertire i cattolici, annacquando la loro Fede, o indebolendola con le suggestioni della pace, della solidarietà, dell’abbraccio universale. «Pensate e credete pure quel che volete, ma almeno riconoscete a tutti la libertà di pensare e credere l’opposto». E ancora: «Adorate pure il vostro Dio, venerate pure i vostri Santi, ma riconoscete che i nostri idoli sono veri dei, e che ogni fede porta la salvezza». Molti hanno ceduto a queste concessioni, senza accorgersi che per il cattolico la libertà consiste nell’adeguare la propria volontà alla norma oggettiva del Bene, illuminando la mente alla luce del Vero. Il cattolico non è libero di fare altro se non quanto Dio ci ha indicato: e lo spazio di azione in tutte le discipline è talmente vasto, da aver consentito ad una civiltà di crescere e svilupparsi con benefici ancor oggi presenti. E se il nostro Dio ha voluto rivelarsi a noi per farsi conoscere per come Egli è, non potremmo certo metter sullo stesso piano la Verità divina con l’errore o i travisamenti di quanti ancora non Lo conoscono, perché oltre a recare oltraggio a Dio, lasceremmo dei nostri fratelli nelle tenebre, li abbandoneremmo al loro destino di morte, lontani da Lui. Per questo la Chiesa ha ricevuto da Cristo il comando di predicare e battezzare tutte le genti: rinunciare a diffondere la Verità in nome di un presunto rispetto dell’errore la porta a cooperare alla diffusione della Controchiesa, cosa che i suoi adepti vogliono fermamente, assieme alla scomparsa di ogni traccia di cristianesimo. Non ci stupisca, allora, l’inasprirsi degli attacchi contro Cristo e contro la Sua Chiesa: se così non fosse, dovremmo temere di essere lontani dalla strada che ci conduce alla Gerusalemme celeste, e di aver intrapreso il più facile sentiero verso la Babilonia infernale. Combattiamo con le armi della Fede, indossiamo l’elmo della salvezza, impugniamo la spada della Verità, proteggiamoci con lo scudo della preghiera. Al nostro fianco abbiamo un esercito di Angeli e di Santi, capeggiato dalla Vergine che i veneziani venerano con il titolo di Nicopeia, la riportatrice di vittorie.
*Presidente della Lega Cattolica Antidiffamazione
www.cadl.it
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