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Il retroscena – Quando il Cardinale Pompedda convinse Wojtyla a cambiare le regole del Conclave

CITTA’ DEL VATICANO – Ci aspettavamo l’ormai famoso “motu proprio” sulla liberalizzazione della Messa Tridentina di San Pio V e invece Benedetto XVI ha sorpreso tutti con un inaspettato documento, datato 11 Giugno, che modifica in modo radicale la normativa del Conclave per l’elezione del Papa e che in un certo senso rappresenta una svolta rispetto alla precedente normativa di Giovanni Paolo II condensata nella Costituzione Apostolica “Universi Dominici Gregis” del 1996. E’ una riforma importante, anche se racchiusa in poche righe, che rinnova in senso più democratico le modalità di elevazione alla Cattedra di Pietro del Cardinale scelto come Sommo Pontefice. C’è da chiarire subito che all’atto dell’elezione, il 19 Aprile del 2005, Joseph Ratzinger beneficiò proprio dei due terzi dei voti dei Cardinali elettori; lo chiariamo a scanso di equivoci, per evitare che qualcuno possa pensare ad una elezione stentata di Benedetto XVI, che al contrario di tanti suoi predecessori, non dovette fare ricorso alla maggioranza relativa ma venne ben presto chiamato a succedere all’Apostolo Pietro da una maggioranza ben consolidata. Per quanto riguarda l’Universi Dominaci Gregis circola una voce che sa di leggenda, ma che comunque riportiamo per dovere di cronaca: il documento, difatti, sarebbe stato materialmente congeniato e scritto dal defunto Cardinale Mario Francesco Pompedda (nella foto) e firmato, praticamente ad occhi chiusi, da Giovanni Paolo II, che si fidava ciecamente del porportato sardo. Ovviamente, nessuno dei due potrà dire la sua, essendo passati entrambi alla Casa del Padre, ma più di un autorevole vaticanista accredita questa “voce di corridoio”. Effettivamente, il Cardinal Pompedda era un apprezzato e famoso canonista, mentre il Servo di Dio Giovanni Paolo II – è noto – non amava prestare particolare attenzione agli aspetti legislativi, delegando molto ai suoi fidati e bravi collaboratori. L’esatto contrario di Benedetto XVI, che per evitare errori, pur essendo un Pontefice che fa buon uso della collegialità, ha voluto invece scrivere di suo pugno il “motu proprio” per il ripristino dei due terzi necessari per l’elezione del Papa. D’altro canto, si sa: chi fa da sé, fa per tre.