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Un Papa di comunione
di Angela Ambrogetti
CITTA’ DEL VATICANO – Un cambiamento solo formalmente piccolo ma di grande valore per la comunione nella Chiesa. Nessun Pontefice potrà essere eletto con meno dei due terzi dei suffragi. Nemmeno dopo il 34esimo scrutinio, come proponeva la “Universi Dominici gregis” di Giovanni Paolo II. In effetti, è una eventualità molto remota che si arrivi a più di 10 giorni di Conclave, tant’è che non è mai successo in tempi moderni. Comunque sì, la volontà di Papa Benedetto sembra chiara. E conciliare. Un Papa deve comunque avere l’approvazione e il sostegno più vasto possibile. Un altro passo di Benedetto XVI sulla strada di una completa riforma alla luce del Vaticano II. Si torna alla tradizione per ritrovare lo spirito della Chiesa dei primi secoli, quando il Papa veniva eletto praticamente a maggioranza. La riforma ratzingeriana continua a passi lenti ma decisi. Non grandi rivoluzioni, ma quei piccoli cambiamenti che porteranno il Vaticano II all’interno di un’istituzione a volte ancora rivolta ad un passato recente fatto più di potere che di comunione. Sembra che Benedetto abbia preso in seria considerazione ed abbia ascoltato anche le posizioni apparentemente più lontane da lui, o meglio dal Prefetto della Dottrina della fede. Ennesima dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, della profonda differenza tra i due ruoli. Papa Benedetto ha il compito magisteriale e pastorale di ascoltare tutti e di indicare ai Vescovi la via da seguire. Chiedere che il Papa sia eletto sempre e comunque con un’ampia maggioranza significa allontanare lo scontento dalle gerarchie ecclesiastiche, con buona pace dei concetti “democratici” di elezione che magari poco si addicono a chi deve garantire la comunione perché vogliono “schiacciare” una minoranza.
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