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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



Perchè quest’arte non può non essere considerata sovversiva

di Pietro Siffi*

Lo scandalo suscitato in queste ultime settimane dalla mostra blasfema di Bologna dal provocatorio titolo “La Madonna piange sperma” e dal balletto sacrilego “Messiah Game” impongono non solo una riflessione sui limiti dell’arte, ma anche un’analisi approfondita circa le vere intenzioni di chi – facendosi alibi della creazione artistica e della presunta libertà di espressione – si ritiene al di sopra della legge e pensa di possedere una sorta di “licenza di offendere”, un passaporto diplomatico da esibire per il solo fatto di essere “artista”. Siamo tutti artisti, quando l’arte è intesa non come imitazione del bello e specchio del vero e del buono: sono artisti gli inscatolatori di deiezioni, gli imbottigliatori di evacuazioni, i creatori del nulla, gli imbrattatele, i provocatori dell’ovvio e – non ultimi – i vigliacchetti col dentino avvelenato contro Santa Romana Chiesa, la quale è maestra di Verità tanto quanto lo è di vera arte, di civiltà e di cultura. Duemila anni di Cristianesimo sono il vanto e l’orgoglio non solo della Fede, ma anche della Bellezza, che dalla prima ha saputo trarre ispirazione e soffio vitale. Non vi è nulla di bello e di edificante in qualsiasi disciplina che non sia tributo alla Religione di Cristo: pittura, scultura, musica, letteratura, poesia, fino all’oreficeria, l’ebanisteria, la tessitura. L’umile artigiano che cesella nella bottega del paese più remoto un calice per la Messa si unisce in spirito a Cellini, ed entrambi offrono il loro tributo a Dio, secondo i doni ricevuti; la loro è vera arte, perché si sublima e si santifica al servizio del sommo Bene, del santo Vero, del Bello per sé stesso. Viceversa la “sindrome dello spretato” di certi falliti dimostra che la proscrizione dal santuario delle arti – per incapacità, per miseria morale, per impotenza creativa e soprattutto per il rifiuto di avere come principio e fine il Sommo Artista della creazione – produce per reazione un’inclinazione al brutto e al falso, avendo come principio e fine il Male. Un Male astratto nelle sue forme, ma personale nel suo “Non serviam” e nella sua opera nel mondo. E come la Chiesa Romana accoglie nel proprio grembo, nel corso della sua storia bimillenaria, le figure più egregie ed offre al suo Dio il frutto del loro sapiente lavoro intellettuale e materiale; così la Controchiesa è ricettacolo delle menti ribelli, degli inetti, degli schiavi del vizio, per offrire al Principe di questo mondo le opere più ripugnanti, più brutte e più lontane dal vero. Le sale dei musei sarebbero vuote e desolate, se si dovessero cancellare i capolavori ispirati e nutriti dal Cristianesimo; vuoti gli scaffali delle biblioteche, mute le aule da concerto, deserte e senz’anima le città. Abbiamo ricevuto in eredità un’Europa che era uno scrigno di tesori – peraltro già intaccati dalle rivoluzioni e dai capovolgimenti di due secoli – e molti gettano queste perle di inestimabile valore ai porci, rinnegano il passato glorioso della nostra civiltà perché non è il loro. Perché gli apostoli della cosidetta “arte” moderna sono gli eredi morali e spirituali degli iconoclasti e dei catari; di coloro che intronizzavano una prostituta sull’altare di Notre Dame adorandola come Dea Ragione, che ghigliottinavano i parroci e i Vescovi refrattari e con loro le statue dei Santi dai portali delle cattedrali; di quegli “eroi” che nella rivoluzione di Spagna fucilavano le statue del Sacro Cuore e della Vergine e devastavano le chiese, dopo averne impiccato i sacerdoti; di quei paladini della libertà che in Messico martirizzarono migliaia di chierici e semplici fedeli in nome del progresso e della laicità dello Stato; dei “partigiani” che nella guerra civile massacrarono per odio politico e religioso i nostri preti e seppellirono ancora vivi giovani e vecchi, per il solo fatto di esser Cattolici. Figli di vigliacchi, fratelli e sodali di violenti e sanguinari che ancor oggi martirizzano milioni di Cristiani, ne bestemmiano Dio, ne vilipendono il Papa. E non contenti di demolire dalle fondamenta la società moderna col favorire le peggiori turpitudini, mentono scientificamente anche sul passato, stravolgono la verità storica, censurano quanto vi è di santo e di eroico ed ingigantiscono il poco che vi può essere di meschino e peccaminoso. Ma ci si può forse attendere sincerità, lealtà e onestà dai seguaci del Principe della menzogna? Chiunque non sia accecato da pregiudizio ideologico può verificare che la violenza della guerra senza quartiere mossa alla Chiesa di Cristo è perfettamente coerente con le premesse da cui partono e con le finalità che si prefiggono gli adepti della Controchiesa: è l’eterna lotta tra la luce e le tenebre, tra Cristo e Satana. Per questo, in un mondo che massacra gli innnocenti nel ventre materno e soffoca gli ultimi respiri del malato e dell’anziano in nome di un egoismo senza morale, che privilegia il concubinato ed esalta la sodomia mentre penalizza la famiglia, che nega i sovrani diritti di Dio per affermare la regalità sociale di Lucifero, è impensabile che l’arte resti immune da questo sovvertimento. Laddove essa fu mezzo di elevazione spirituale, di edificazione e di crescita intellettuale quando volta al Bene, ora è strumento di vizio, di perversione e di imbruttimento perchè volta al Male. I musei si trasformano in discariche maleodoranti, i concerti risuonano dello stridore di note sgradevoli, le cattedre sono pulpito di indottrinamento politico anziché faro di cultura. Questa società tanto empia quanto innaturale è giunta – nel suo odio per tutto ciò che viene da Dio – a togliere il sapore ai frutti, il profumo ai fiori, il gusto al cibo. Tutto di plastica, tutto artificiale, tutto virtuale: sulle orme di quello spirito ribelle che i Padri della Chiesa chiamano “la scimmia di Dio”. Non stupisce che le creazioni di questi sedicenti artisti siano ripugnanti: sono il risultato e lo strumento della sovversione di qualsiasi riferimento morale. Inevitabile quindi che la musica risulti inascoltabile, il dipinto o la scultura inguardabile, lo scritto illeggibile, la pièce teatrale insopportabile. E se si sconfina nel sacro, l’irrisione, la bestemmia e il sacrilegio ne sono il frutto coerente.

 

 

*Presidente della Lega Cattolica Antidiffamazione

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