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Gli assertori illustri della co-redenzione di Maria da San Carlo Borromeo a Giovanni Paolo II

di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO – “Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità”. Piazza San Pietro, in migliaia ascoltano le parole di Giovanni Paolo II al termine dell’udienza generale. E’ l’8 settembre del 1982. Non è un pronunciamento, ma un conferma del sentire popolare, in particolare polacco. Un sentire che in Italia, ad esempio, ha dato il nome ad una Congregazione religiosa nata alla fine degli anni ‘50 in Calabria: la Congregazione delle Figlie di Maria Santissima Corredentrice. Un sentire che ha trovato spazio nel Concilio Vaticano II, come ha ricordato George Cottier, Cardinale e Teologo emerito della Casa Pontificia. In una conferenza del 29 maggio del 2002, il porporato svizzero parlò proprio del ruolo di Maria nella redenzione: “Nella Costituzione conciliare Lumen Gentium, dopo aver ricordato le parole dell’Apostolo (1 Tim 2, 5-6), si legge: «Poiché non vi è che un solo Dio, uno solo è anche il mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che per tutti ha dato se stesso in riscatto», e aggiunge che «la funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia»”. Il teologo prosegue la spiegazione usando ancora i testi del Concilio Vaticano II che precisa come la madre del divino Redentore fu «generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico»: «(…) soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, coll’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell’ordine della grazia». «Dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna»”. Per questo, prosegue il teologo, Maria “è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice”. Ecco poi la domanda fondamentale: al titolo di mediatrice, possiamo aggiungere quello di co-redentrice? “Alla luce di quanto precede – sostiene il Cardinale Cottier – la risposta è affermativa. Infatti, il Concilio stesso per evitare qualsiasi falsa interpretazione, aggiunge che l’impiego di questi titoli, è legittimo se però va inteso «in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico mediatore»”. Il Cardinale Cottier conclude: “Si rileverà che questo titolo di co-redentrice non figura nel testo conciliare. Si può pensare che questa assenza voluta obbediva ad una motivazione ecumenica. L’uso del termine necessitava di ulteriori sviluppi”. Per fare un po’ di storia possiamo ricordare che il primo uso di questo termine è abbastanza recente: risale a un inno del XV secolo, dove viene precisato il significato del vocabolo: Maria è divenuta corredentrice perché “ha sofferto con il Redentore”. A percorrere la storia teologica del termine è il Padre Gesuita Jean Galot che ne argomenta la fondatezza. In antichità Maria era stata chiamata Redentrice, per il fatto che essendo la madre del Redentore, aveva svolto un ruolo importante nell’opera redentrice: ”Questa terminologia aveva l’inconveniente di non distinguere sufficientemente l’opera compiuta da Cristo e il contributo proprio che veniva da Maria. Da questo punto di vista, il termine “Corredentrice” costituiva un progresso, perché tentava di precisare un’azione distinta di Maria, sottolineando che si trattava di una cooperazione, associata e non identica all’opera del Redentore. L’apparizione del titolo Corredentrice non era soltanto un progresso di terminologia. Era anche il frutto di uno sviluppo dottrinale. Per molto tempo, la partecipazione di Maria all’opera di salvezza era stata essenzialmente riconosciuta nel fatto stesso della sua maternità. Era la madre che aveva dato il proprio Figlio come Salvatore. Il contributo di Maria consisteva dunque nel dono di un Redentore all’umanità. Un contributo molto più consistente è stato ammesso quando, nel Medio Evo, alcuni teologi hanno affermato la cooperazione di Maria al sacrificio redentore del Figlio”. E ancora: “La corredenzione non pone in questione la perfetta sufficienza dell’offerta redentrice compiuta da Cristo, perché Maria stessa riceve da Cristo tutta la grazia che possiede e viene promossa nella via della sua cooperazione dalla forza spirituale del Redentore. Ma la corredentrice manifesta una cooperazione che serve di modello alla cooperazione che il Redentore richiede da parte dell’umanità per la salvezza del mondo”. La richiesta di un dogma che definisca verità indiscussa di fede il termine di Maria Corredentrice si incaglia nella diverse opinioni dei mariologi. All’epoca del Vaticano II, i tempi non sembrarono maturi. Nel 1996, in occasione del XII Congresso mariologico internazionale, il problema si ripropose e una commissione esaminò la questione. I Padri del Concilio e i suoi Presidenti istituzionali, Giovanni XXIII e Paolo VI, ritennero che non fosse il caso di procedere a nuove definizioni dogmatiche. A 33 anni dalla promulgazione della Lumen Gentium non è cambiato sostanzialmente il panorama ecclesiale, teologico ed esegetico che determinò i pronunciamenti dottrinali mariani del Vaticano II. E’ pur vero, però, che il capitolo VIII della Lumen Gentium non è un blocco o un catenaccio per il progresso della dottrina riguardante la Madre del Signore, ma che una questione di tanta gravità come è quella di una definizione dogmatica non può ignorare le posizioni del Concilio Ecumenico. Di fatto, il titolo di Corredentrice è diffusissimo nella pietà popolare e anche negli scritti di santi come Carlo Borromeo, che parla di Corredentrice in una omelia natalizia. A ricordarlo Giovanni Paolo II il 4 novembre 1984. O ancora la devozione della “medaglia miracolosa”. Certo, la definizione di un dogma è cosa onerosa per la Chiesa. E uno è stato definito “recentemente” da Pio XII: l’Assunzione di Maria. Ma quanti fedeli nei secoli passati del cristianesimo avrebbero mai messo in dubbio tale verità? Dogma o no, consultazione pontificia o no, per i fedeli, per i Santi e per molti Papi, Maria è Corredentrice dell’Umanità. Basta questo per pregare.