|
San Josemaria Escrivà, un Santo moderno
di Bruno Volpe
La settimana prossima la Chiesa cattolica celebrerà i 32 anni della morte di San Josemaria Escrivà, fondatore dell’Opus Dei. Vogliamo con piacere sottolineare alcuni lati della teologia del Santo di Barbastro: senza ombra di dubbio, a dispetto dei suoi detrattori (tanti fuori, ma anche dentro la Chiesa), San Josemaria anticipò il Concilio Vaticano II con l’idea della chiamata universale alla Santità. Secondo Josemaria, chiunque può diventare Santo, vivendo degnamente, eseguendo con perfezione il lavoro di ogni giorno, trasformando il lavoro in opera gradita a Dio. Per Josemaria il lavoro è una preghiera e tutta la vita deve essere preghiera nella carità. Altro punto della sua teologia, direttamente collegato al primo, è quello della santificazione del lavoro. Ovviamente, l’uomo non può e non deve essere schiavo del lavoro, che è un mezzo e non un fine dell’esistenza; però il lavoro quotidiano, qualunque esso sia, deve essere efettuato santamente, con precisione, dignità, professionalità. San Josemaria dette molta importanza alla preghiera e alla famiglia, oggi spiacevolmente dileggiata da correnti secolariste e laiciste, che indulgono a tutto, insultando nei mezzi di comuniczione e con manifestazioni pubbliche i valori più santi e sacri come la vita e la moralità sessuale. Inoltre, San Josemaria fu gran devoto della Vergine Maria, oggi vilipesa, messa in discussione da filosofi e cultori dello scientismo che tutto pretendeno di spiegare e valutare. San Josemaria morì colpito da infarto ai piedi di un’immagine della Madonna di Guadalupe. Infine, ma non per minor importanza, il Santo spagnolo dedicò grandissima importanza al Papa e ha sempre predicato obbedienza al Magistero e alla Tradizione della Chiesa e alla figura del Santo Padre, tanto che per per essere vicino anche fisicamente al successore di Pietro abbandonò la Spagna e si trasferì a Roma.
|