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Esclusivo – La prefazione del Papa al “motu proprio”: “La Messa in latino è una ricchezza per la Chiesa”

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO – Dopo l’esclusiva di giovedì relativa alla firma da parte del Papa del “motu proprio” per la liberalizzazione della Messa in latino secondo il rito cosiddetto tridentino di Pio V, “Petrus” è ora in grado di fornire un’ampia anticipazione del documento, la cui pubblicazione è imminente, voluto da Benedetto XVI e attualmnente in fase di traduzione nelle diverse lingue. Il “motu proprio” è introdotto dal Santo Padre che, nella prefazione, motiva la sua decisione di autorizzare la liberalizzazione della Messa in latino non tanto per ricomporre lo scisma con i “lefebvriani”, quanto per riammettere un rito, la cui proibizione non aveva più alcun senso, che è una ricchezza per la Chiesa. Entrando nei dettagli, il “motu proprio” prevede l’abolizione della richiesta di dispensa al Vescovo diocesano per chi voglia assistere o celebrarare la Messa secondo il rito tridentino; attualmente, infatti, il rito tridentino non è vietato, ma è necessario chiedere l’autorizzazione al Vescovo della diocesi nel caso si voglia celebrare con il messale di San Pio V. Il “motu proprio” eliminerà quindi questa necessità, consentendo a gruppi di almeno 30 fedeli di chiedere direttamente al parroco la celebrazione della Messa in latino. Nel documento non si affronta il tema della scomunica dei seguaci di Monsignor Marcelle Lefebvre, anche se si pensa di attribuire loro al più presto lo status giuridico di  associazione religiosa di rito tridentino secondo il modello attualmente in vigore in alcune comunità brasiliane. E’ opportuno ricordare che alcuni documenti della Pontificia Commisssione “Ecclesia Dei”, a firma del prelato Camille Perl, riconoscono già attualmente la validità dei sacramenti amministrati con il messale di San Pio V e che i fedeli che partecipano alla Messa tridentina non cadono in stato di scomunica. La notizia della firma del “motu proprio” per il ripristino del rito tridentino è stata confermata in esclusiva a “Petrus” da Monsignor Nicola Bux, teologo e membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha dichiarato: “Potete scriverlo tranquillamente, il Papa Benedetto XVI ama la concertazione e la collaborazione e non vuol decidere tutto da solo, per questo ha ascoltato vari e ripetuti pareri, ma il motu proprio per la liberalizzazione della Messa in latino è stato firmato ed è imminente la sua pubblicazione, direi che è addirittura questione di giorni”. Il “motu proprio” sarà illustrato dai Cardinali Francis Arinze, Dario Castrillon Hoyos e Julian Herranz. La Messa tridentina è celebrata interamente in latino, ad eccezione di alcune parole e frasi in greco antico ed ebraico; è inframmezzata da lunghi periodi di silenzio, per consentire ai fedeli di poter adeguatamente meditare circa la grandezza del mistero eucaristico al quale sono chiamati ad assistere. I fedeli seguono la liturgia leggendo il messalino od il foglietto bilingue, che riportano, a fianco del testo latino, la traduzione integrale dei passi in italiano o nelle altre lingue nazionali. Non è soltanto l’uso della lingua ecclesiastica ed universale (“cattolico” significa appunto universale) a costituire la sola differenza intercorrente tra la Messa tridentina e quella moderna. Il sacerdote, a differenza di quanto avviene nel corso del nuovo rito, volge le spalle ai fedeli, in quanto celebra rivolto al tabernacolo ed all’altare che costituisce la rappresentazione del Calvario, l’immagine è quella del celebrante che guida il popolo. Il Vangelo viene letto sempre sul lato destro dell’altare, mentre l’Epistola sul lato sinistro (da cui il termine «in cornu evangelii» e «in cornu epistulae». La comunione – solo l’ostia, per i fedeli – viene ricevuta in ginocchio, e in bocca. Alla Messa si assiste per lo più in ginocchio, perché si crede al suo grandissimo mistero, perché si crede alla presenza reale di Gesù in corpo, sangue, anima e divinità, perché in ginocchio è la postura dell’umile peccatore che implora la misercordia di Dio.