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Va in pensione Arturo Mari, il fotografo dei Papi
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO – E’ stato il fotografo di sei Papi, da Pio XII a Benedetto XVI, ma passerà alla storia soprattutto come colui che è riuscito a immortalare immagini tra le più significative del Pontificato di Giovanni Paolo II: dall’attentato del 13 Maggio 1981 in Piazza San Pietro al Pontefice polacco ricoverato al Policlinico “Gemelli”, dalle Giornate Mondiali della Gioventù all’ultima Via Crucis di Karol Wojtyla, ripreso di spalle mentre stringeva, nella cappella privata, la Croce di Cristo con cui era diventato un tuttuno. Nel mezzo, cerimonie pubbliche e private, centinaia di viaggi apostolici in Italia e all’estero, incontri dei Papi con Capi di Stato e autorità ma anche con semplici fedeli e pellegrini. Arturo Mari (nella foto), capo del pool di fotografi dell’Osservatore Romano, va in pensione dopo anni di onorata carriera, senza aver goduto di un giorno di ferie o malattia, con la gioia di aver visto il figlio sacerdote ordinato personalmente da Benedetto XVI. Il tempo è così passato inesorabilmente anche per il fotografo pontificio testimone di oltre mezzo secolo di vita vaticana. Era solo un ragazzino, infatti, quando riuscì a mettere piede per la prima volta nella Santa Sede per riprendere Pio XII. Ma è con Giovanni Paolo II che è avvenuta la consacrazione del ruolo di fotografo del Papa. In un’epoca in cui l’immagine è importantissima anche per la Chiesa, Mari è stato chiamato ad un compito non facile: seguire come un’ombra e fare attenzione ad ogni gesto di Giovanni Paolo II, il Papa mediatico. Un compito al quale Mari ha assolto talmente bene (i suoi ricordi sono riportati in un libro che ha scritto pochi mesi fa) che Giovanni Paolo II lo ha voluto ringraziare e benedire pochi minuti prima di morire, quel 2 aprile del 2005, facendolo chiamare dal segretario Dziwisch. Certo, Mari aveva servito Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e per 33 giorni Albino Luciani, ma era con Wojtyla che si era instaurato un rapporto umano prima che professionale. Superfluo sottolineare che anche con Benedetto XVI è stato subito idillio, tanto che il Papa teologo ha sempre voluto presente in ogni cerimonia il fedelissimo Mari. Adesso il testimone passa da Mari all’altrettanto bravo e professionale Francesco Sforza, un’eredità non facile ma che il successore di Arturo saprà sicuramente raccogliere e portare avanti con la professionalità che lo ha sempre contraddistinto.
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