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L’errore di nascondere l’umanità del Papa
di Fra’ Sistino
CITTA’ DEL VATICANO – Perché non riusciamo quasi mai a vedere la dolcezza di Benedetto XVI, la sua splendida umanità, certo completamente differente da quella di Giovanni Paolo II, ma altrettanto e forse più ancora commovente? Basta che il Papa beva un bicchier d’acqua e subito le telecamere ufficiali “staccano” su di un noioso “totale”. Come se le migliaia di persone presenti agli incontri pubblici del Pontefice non contino e non vedano. Eppure ci sono immagini bellissime, e sono anche le più gettonate, ritratte da fotografi ufficiali e non, che ci mostrano l’uomo, prima che il successore di Pietro, che ce lo rendono ancora più vicino, che quasi ne spiegano l’indole. Come quelle fatte per tanto tempo da Arturo Mari prima a Karol Wojtyla e poi a Joseph Ratzinger. Arturo Mari è appena andato in pensione. Il resto del pool fotografico dell’Osservatore Romano è splendido, e ormai ci sono tanti altri fotoreporter che sanno cogliere l’attimo. Ci sono il fotografo pontificio Felici, ad esempio, e tutta quella schiera di giovani reporter che, fortunatamente, sanno darci un’istantanea sorridente del nostro Benedetto. Nascosto tra i miei confratelli, durante un incontro pubblico del Papa, ho visto con che affetto si avvicina alle persone. Ho rilevato anche la delicatezza con la quale il segretario gli porge gli occhiali. Un fotografo ha ripreso in Piazza San Pietro don Giorgio (all’anagrafe, Monsignor Georg Gaenswein) portare una caramella al Santo Padre per schiarirsi la voce. E’ bello vivere questi attimi. Non tolgono nulla al rispetto profondo che noi religiosi, e non solo, abbiamo per il Vicario di Cristo, anzi. Piuttosto, sono altre le cose che feriscono noi fedeli. Sono gli atteggiamenti di intolleranza di certa “manovalanza” che crede di essere onnipotente. O la paura di esporsi di taluni che finiscono per “sprecare” le grandi potenzialità della Chiesa, di tutti noi, popolo di Dio. La virtù della prudenza non deve essere confusa con il peccato dell’ignavia. Il grazie mio e dei miei confratelli è per tutti coloro che, in ogni udienza, in ogni incontro del Papa con la gente, fanno il possibile e l’impossibile perché quell’avvenimento sia bello, intimo, reale. Il grazie mio e dei miei confratelli è per coloro che ci fanno conoscere il Papa e riconoscere il teologo Ratzinger. Chi ha avuto il dono di incontrarlo sa che ti guarda tenendoti le mani tra le sue, proprio come immagino farebbe Gesù. Un grazie a persone come Arturo Mari, che ci ha fatto vedere Giovanni Paolo II in ospedale, in montagna, scherzoso tra le gente. Un grazie anche per quella bella immagine di Benedetto XVI in ginocchio davanti al presepe. Un’immagine poco “pontificia”, e stupenda. Per la sua umanità, amiamo il Papa molto di più, ma forse non tutti lo comprendono.
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