|
|
|

|
Il Cardinale “in pectore” di Giovanni XXIII – Monsignor Capovilla: “Fu Lardone a rifiutare la porpora per aiutare i Vescovi dell’Est a partecipare al Concilio”di Gianluca Barile
SOTTO IL MONTE – Un uomo di Chiesa d’altri tempi, che anteponeva alla carriera e al potere, il solo ed esclusivo interesse della Santa Sede. E anche per questo il Beato Giovanni XXIII, in occasione del Concistoro del 1960, pensò proprio a lui, Monsignor Francesco Lardone da Moretta (Cuneo), un passato da giornalista nelle fila de “L’Osservatore Romano” e un’attività diplomatica di tutto rispetto al servizio della Segreteria di Stato, come Cardinale. Ma, racconta in esclusiva a “Petrus” l’Arcivescovo Loris Capovilla, all’epoca segretario personale del Papa buono, “Lardone (nella foto) rifiutò la porpora per non abbandonare la carica di Nunzio Apostolico in Turchia, con il chiaro intento di consentire ai Vescovi dei Paesi oltre la cortina di ferro, di partecipare al Concilio Vaticano II”. Come spiega lo stesso Monsignor Capovilla, infatti, “una volta elevato alla dignità cardinalizia, Lardone avrebbe dovuto abbandonare la Turchia, che non era sede cardinalizia, per il Belgio, dove era appunto prevista la presenza di un Cardinale e non di un “semplice” Vescovo, ma preferì sacrificare la propria carriera ecclesiastica per favorire il bene generale della Chiesa”. A 47 anni di distanza, Monsignor Capovilla ricorda ancora perfettamente come si svolsero gli avvenimenti. “Papa Giovanni chiese a più riprese a Monsignor Lardone di accettare la porpora, ma non ci fu modo di convincerlo: l’allora Nunzio a Istanbul riteneva prioritaria la propria presenza in Turchia che non in Belgio o nel Sacro Collegio”. E il perché è, dunque, presto detto: “Oltre ad essere un diplomatico fine, preparato e astuto, Lardone, avendo vissuto e insegnato in America, era in possesso di un passaporto statunitense che lo rendeva, nei fatti, cittadino americano. Ciò lo avvantaggiava non poco nei rapporti con gli ambasciatori dell’Est Europa, tanto che venuto il momento del Concilio, tanti Vescovi che vivevano ed operavano al di là della cortina di ferro, poterono raggiungere Roma e ciò solo grazie alla sua opera diplomatica e di mediazione”. Ma non solo, ricorda ancora Capovilla, perchè “il suo fu un ruolo determinante anche nei contatti tra Mosca e Roma”. Monsignor Lardone, classe 1887, scomparso nel 1980 a 93 anni portati benissimo, era, quindi, uno dei tre Cardinali “in pectore” di Giovanni XXIII? “Sono tenuto al segreto”, taglia corto in maniera cortese l’Arcivescovo Capovilla da Sotto il Monte, il paesino bergamasco che diede i natali al Papa buono e che è diventato la sua residenza ufficiale. “Ciò che posso dire – aggiunge con enorme cortesia – è che per questioni di opportunità diplomatiche il nome di Lardone non venne inserito tra quelli dei Cardinali “ufficiali” del Concistoro del 1960”. Un modo elegante, quello di Monsignor Capovilla, per confermare, sia pure indirettamente e senza violare il segreto d’ufficio a cui è legato tuttora, che sì, Lardone era uno dei tre Cardinali “in pectore” di Giovanni XXIII. “Monsignor Lardone – sottolinea Capovilla – è stato un grande diplomatico e un grandissimo uomo. Lo ricordo perfettamente. Aveva un’intelligenza e una lungimiranza non comuni, e Papa Giovanni lo stimava davvero molto. Basti pensare che era l’unico Nunzio Apostolico autorizzato ad inviare le proprie relazioni direttamente al Santo Padre senza sottoporle prima all’attenzione della Segreteria di Stato”. Un uomo di Chiesa, Francesco Lardone, che ha mantenuto sempre un grande legame con Roma, la capitale della cristianità. “Tornava spesso nella Capitale ed era sempre ospite dell’attuale Cardinale Francesco Marchisano, un altro grandissimo uomo di Chiesa”.
|
|
|