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Esclusivo – Era Monsignor Francesco Lardone uno dei tre Cardinali “in pectore” di Giovanni XXIII
CITTA’ DEL VATICANO – E’ il 28 Marzo del 1960. Giovanni XXIII presiede, dopo quello del 15 Dicembre 1958, il secondo dei suoi tre Concistori per integrare il Sacro Collegio di nuove porpore dopo la “penuria” vissuta sotto il Pontificato di Pio XII. In tutto, durante i suoi sette anni di governo della Santa Sede, Angelo Giuseppe Roncalli concederà la dignità cardinalizia a 37 Principi della Chiesa. Ma il 28 Marzo del 1960, conserva tre Cardinali “in pectore”, cioè nel cuore. Non ne rende pubblici i nomi – per non mettere a rischio la loro vita considerate le zone “calde” del Mondo in cui operano -, né li cita nel suo testamento. Uno di essi, si saprà alcuni anni dopo, era il Vescovo ucraino Josyf Slipyj, deceduto in esilio a Roma nel 1984 e dichiarato Servo di Dio. Top secret gli altri due nomi. Ma grazie ad una seria e scrupolosa inchiesta giornalistica, “Petrus”, a 47 anni di distanza dagli avvenimenti, è in grado di rivelare l’identità di uno degli altri due Cardinali “in pectore”. Il nome è quello di Monsignor Francesco Lardone (nella foto con Pio XII), nato a Moretta, in provincia di Cuneo, il 12 Gennaio 1887 e morto nel mese di Gennaio del 1980. Nunzio Apostolico in Perù dal ’53 al ’59, Lardone era stato nominato nel ‘59 da Giovanni XXIII – di cui godeva della massima e incondizionata fiducia – Nunzio Apostolico ad Istanbul (dove Roncalli aveva già avuto modo di farsi apprezzare durante la carriera diplomatica), con il mandato di esplorare, attraverso l’ambasciatore sovietico in Turchia, le possibilità di superamento dell’ostilità che si era consolidata tra la Chiesa di Roma e il governo moscovita. Lardone lasciò l’incarico nel ’66, tre anni dopo la morte del Papa buono, a cui lo legavano sentimenti di amicizia oltre che di filiale devozione. Il Cardinale piemontese “in pectore” seppe da Giovanni XXIII in persona (che aveva conosciuto in giovane età, quando era all’Osservatore Romano come semplice giornalista) di essere stato giudicato degno della porpora, al contrario di Slipyj, che lo apprese solo quando fu Paolo VI, il 22 Febbraio del 1965, a crearlo e a pubblicarlo ufficialmente Cardinale. Lardone, profondo conoscitore della situazione internazionale dell’epoca, grande fumatore di sigari e amante della ginnastica, si distinse durante tutta la carriera al servizio della Santa Sede come un diplomatico serio e affidabile. Scoperto dopo 47 anni anche il nome del secondo Cardinale “in pectore” di Giovanni XXIII, il Pontefice del Concilio Vaticano II, resta insoluto l’enigma relativo all’ultimo dei tre Principi della Chiesa la cui identità Roncalli volle tenere per sé. Fatto sta che per completezza dell’informazione, in conclusione, ci tocca ricordare che “colui che è promosso alla dignità cardinalizia, se il Romano Pontefice ne ha annunciato la creazione, riservandosi però il nome in pectore, durante questo tempo non è tenuto ad alcun dovere e non gode di alcun diritto proprio dei Cardinali; tuttavia dopo che il suo nome è stato reso pubblico dal Romano Pontefice, è tenuto a tali doveri e fruisce di tali diritti; ma gode del diritto di precedenza dal giorno della riserva in pectore”.
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