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Pius Magnus, il Papa del Concilio

di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO – Per capire Pio XII bisogna entrare nella sua spiritualità, nella sua “identificazione ascetica con i doveri del pontificato”. Andrea Riccardi, storico della Comunità di Sant’Egidio, l’ONU d’oltre Tevere, racconta cosi Papa Pacelli. L’occasione è mondana più che culturale: la presentazione del libro di Andrea Tornielli, vaticanista de “Il Giornale”, che racconta Pio XII usando documenti e non leggende. Nella Sala della Promotomoteca in Campidoglio, il pomeriggio del 5 giugno, c’erano prelati, giornalisti, studiosi, cattolici ed ebrei, atei e curiosi. Pio XII fa sempre notizia. Attendiamo la beatificazione, la causa va avanti e la presenza e le parole del Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, il Cardinale Josè Saraiva Martins, lasciano ben sperare: “E’ stato un grande Papa, mi auguro che un giorno possa essere chiamato Pius Magnus, una figura straordinaria e i suoi insegnamenti sono ancora pienamente in vigore, nel Concilio Vaticano II i suoi documenti sono stati i più citati, a dimostrazione della grande attualità e dell’importanza dell’insegnamento e del pensiero di questo Papa per la Chiesa del nostro tempo, la Chiesa conciliare”. Per studiare Pacelli, allora, bisogna ripartire dai suoi documenti. Quelli pubblici e pubblicati, senza soffermarsi sulle voci, sul sentito dire. Il senatore Giulio Andreotti, che Pacelli lo ha conosciuto e frequentato, ne ricorda la personalità complessa che ha fatto fronte a situazioni “toccanti”, ne sottolinea l’attenzione continua al mondo dell’associazionismo cattolico, l’angoscia personale per il dramma degli ebrei, e nel dopo guerra la preoccupazione per la situazione politica italiana. Ma, soprattutto, secondo Andreotti, l’azione Pontificia e diplomatica di Pio XII va letta in una chiave che può sembrare difficile da capire, ma che è tipica della diplomazia vaticana. Nessun lamento, ma azione. Una linea che porta il Papa ad unire rischio e diplomazia nei momenti terribili dell’occupazione di Roma. Si aprono le case religiose per sfollati ed ebrei, si installano radio clandestine a San Giovanni, madre Pasqualina, assistente del Papa, porta cibo e sostegno per tutta Roma, ma non si scrive mai nulla. Accordi diplomatici al limite per poter fare di più. Il libro di Tornielli è come un manuale di fonti, documenti, scritti e testi che raccontano un uomo oltre che un Papa. Come i carteggi custoditi dalla famiglia Pacelli, per secoli al servizio del soglio di Pietro, proprio come lo stesso Eugenio.  Documenti preziosi ed inediti fanno luce su realtà volutamente ignorate da detrattori e mistificatori. Certo, è difficile capire una personalità così ricca e cosi chiusa, nella quale la romanità e la cultura tedesca si fondono per far nascere il “Pastor Angelicus” e “Defensor Civitatis”. C’è poi la questione dei “silenzi” durante la II guerra mondiale che fa sempre tanto chiasso. Ma i silenzi di Pacelli sono anch’essi una leggenda. Spesso furono i vescovi delle nazioni a “fare silenzio” per non compromettere la situazione. Politica, insomma. Ma Pio XII non è solo un Papa politico. Nessuno ricorda il Magistero, i documenti sulla liturgia che hanno preparato la riforma del Concilio, la profezia missionaria della Fidei Donum, il rifiuto di far coincidere il cristianesimo con la cultura occidentale, e l’atteggiamento verso le donne, “chiamate ad esercitare una azione risolutiva in campo politico e giuridico”. Per l’attuale Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, la scintilla che ha scatenato le interpretazioni negative sul Pio XII politico nasce dalla posizione fin troppo imparziale tenuta nel periodo della nascita dello Stato di Israele. Nello stesso periodo era invece forte l’attacco al comunismo, per difendere la Chiesa dell’est dalla distruzione. Di fatto, oggi la figura di Pio XII viene riletta positivamente anche in molti ambienti ebraici, e forse presto sarà riabilitata anche nel Memoriale dello Yad Vashem. Un papato lungo, fruttuoso ed eroico, quello di Pio XII, con i limiti di ogni agire umano, ma anche con la grande forza di fare scelte impopolari e difficili, come quella di non incontrare mai Mussolini o Hitler o di pensare alle dimissioni da segretario di stato contro la visita del capo del regime nazista. Il Cardinale Bertone ha concluso il suo intervento con un “colpo di scena”, mostrando i registri degli archivi vaticani, non ancora pubblici, con i messaggi di Pio XII del 1943. “Si parla specificamente anche di ebrei, ci sono istruzioni, indicazioni, risposte a domande precise su singoli casi”. Agire, non lamentarsi: il silenzio diventa una tecnica diplomatica che porta frutto e salvezza. Pacelli da studiare, riscoprire, rileggere e “ripulire” dalla leggenda: Pius Magnus.