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Pio XII aveva deciso di dimettersi per motivi di salute
CITTA’ DEL VATICANO – Pio XII aveva seriamente pensato di rinunciare al papato per ragioni di salute. “Il 14 novembre 1957 il Papa mi manifesto’ il desiderio di abdicare e ritirarsi tra i Trappisti, se non avesse avuto piu’ le forze per governare. Mi permisi di consigliargli i Certosini, ma egli replico’ che preferiva i Trappisti perche’ conducevano una vita piu’ dura dei Certosini”, testimonia un suo stretto collaboratore, padre Hentrich. In quei giorni, rivela la monumentale biografia di Andrea Tornielli, “Pio XII. Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro”, edita da Mondadori e che sara’ presentata martedi’ dal segretario di Stato Tarcisio Bertone al Campidoglio, “le crisi di singhiozzo e la gastrite hanno davvero prostrato il gia’ debole fisico di Pacelli. Che teme di poter rimanere invalido e inabile a proseguire il suo ministero. Comincia dunque a meditare la possibilita’ di una rinuncia, come del resto faranno i suoi successori Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II”. “Il Santo Padre – ha dichiarato il nipote Marcantonio Pacelli – si curava perche’ desiderava restare efficiente. Mio fratello Carlo una volta mi disse che il Papa, parlandogli del suo stato di salute, gli avrebbe detto che in caso di sua inabilita’, avrebbe preso in esame la possibilita’ di una sua rinuncia”. Anche suor Konrada, la cuoca dell’appartamento papale, conferma il pensiero di Pio XII: “Quando si ammalo’, nel timore di non poter guarire, pensava di ritirarsi e lasciar liberi i cardinali di eleggere un successore. Ricordo che diceva: ‘Son tempi difficili e la Chiesa non puo’ essere diretta da un Papa che non puo’ dare tutto se stesso'”. Il Papa aveva in animo di trascorrere il tempo che gli restava in cura d’anime. “Vado a Rorschach – diceva secondo le testimonianze raccolte da Tornielli – a fare il cappellano”. E avrebbe attuato questo suo desiderio se i medici non lo avessero assicurato che si sarebbe riavuto bene e avrebbe potuto lavorare”. “L’ho sentito piu’ volte esprimere la speranza di avere una malattia breve – ha detto Cesidio Lolli, che gli fu accanto come vaticanista dell’Osservatore Romano – al termine della esistenza terrena, e di avere un solo giorno di lucidita’, pur sempre rimettendosi completamente alla volonta’ di Dio. Come immaginare, diceva, un Papa infermo per lungo tempo? Meglio la rinuncia”. D’altra parte Eugenio Pacelli aveva accarezzato l’idea di impegnarsi direttamente nel lavoro pastorale gia’ quando stava per concludere il suo incarico di Nunzio in Germania ed espresse a Pio XI il desiderio di non diventare cardinale. E si rammarico’ poi col fratello che il Papa aveva creduto “che io non abbia intenzione di essere fatto Cardinale per rimanere qui. Non era questo il mio pensiero. Certo, dacche’ ho cominciato le trattative per i vari Concordati, non mi dispiacerebbe, possibilmente, di portarli a fine; ma il motivo vero e principale, per cui vorrei dopo ritirarmi e’ di potere dedicare l’ultimo periodo della mia vita al ministero, mentre invece non sento alcuna inclinazione per la vita e il lavoro delle Congregazioni, cui debbono precisamente attendere i Cardinali. Credo che se il S. Padre conoscesse esattamente questo punto di vista, lo approverebbe senza dubbio”.
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