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Il ‘Buon Pastore’ nostro Presidente Onorario
A cura della Redazione

La vera qualità contro i grandi numeri del conformismo
di Sergio Rolando

Un coraggioso programma di vita
di Monsignor Andrea Gemma

Il tempo della zattera
di Luciano Nicastro

La fede di Obama
di Mauro Bontempi

In difesa degli esorcismi
di Matteo Orlando

Io, uno Psichiatra all’Inferno
del Professor Simone Morabito

La vita dopo la morte
di Don Gianluca Scrimieri

Ecco perchè non possiamo tacere
di Seripando

Sacre letture – Pio XII, il Messo di Dio
di Umberto Tarsitano



Il Papa dà il via libera, la Chiesa avrà tre nuovi Beati

di Bruno Volpe

I suoi scritti sulle ”piaghe” della Chiesa e sulla Costituzione furono messi all’indice dei libri proibiti dal Sant’Uffizio nel 1849: erano considerati infatti pericolosamente vicini alle teorie liberali perche’ teorizzavano la protezione dei diritti degli individui che costituiscono la societa’. Ma il Concilio Vaticano II ha fatto sue quelle tesi e Antonio Rosmini (nel ritratto), il sacerdote filosofo amico di Alessandro Manzoni, salira’ presto all’onore degli altari. Benedetto XVI, che dall’ex Sant’Uffizio proviene, ha approvato infatti il decreto che gli attribuisce un miracolo, chiudendo cosi’ il processo per la beatificazione, della quale deve essere ormai solo fissata la data. La decisione rende giustizia ad un filosofo cattolico sorprendentemente moderno: i concetti che aveva elaborato ricorrono oggi in tutti i testi della Dottrina Sociale della Chiesa. Fine dello Stato e’ per don Rosmini il bene comune, concepito come salvaguardia della possibilita’ per le persone di perseguire il bene sommo: lo Stato non puo’ dunque superare i limiti posti dai diritti della persona. Non rientra nella competenza statale il provvedere direttamente alla felicita’ delle persone; questa e’ la pretesa infondata del socialismo e del comunismo, che agli occhi di Rosmini considerano la perfezione raggiungibile in questo mondo e mirano a realizzare l’uguaglianza politica ed economica di tutti gli esseri umani. La sua vita fu travagliata perche’ Rosmini non scendeva a nessun compromesso e dunque non andava bene a nessuno, ne’ alla Chiesa che temeva le sue aperture, ne’ ai mazziniani che lo consideravano comunque asservito al Papato. Pur ammettendo il principio di un governo fondato sulla rappresentanza, Rosmini rifiuto’ ad esempio nel 1848 il suffragio universale, poiche’ convinto che ciascuno abbia il diritto al voto solo nella misura in cui contribuisce con le sue proprieta’ al bene comune. E’, inoltre, contrario ai compiti dello Stato trasgredire il diritto di proprieta’, su cui si fonda la disuguaglianza sociale; il suo compito e’ piuttosto quello di provvedere ai mali che la proprieta’ puo’ produrre, cercando di alleviare e ridurre la miseria dei ceti popolari. Su questo punto egli si trova in piena sintonia con Alessandro Manzoni, che dedico’ i Promessi sposi al riscatto degli umili e della loro miseria, a cui solo la provvidenza divina e la carita’ degli uomini, piu’ che le istituzioni politiche, possono far fronte. Ordinato sacerdote nel 1821, nel 1830 fonda a Domodossola, l’ Istituto della Carita’, congregazione religiosa, detta anche dei rosminiani, riconosciuta nel 1839 da Gregorio XVI. Nove anni dopo pero’ il sacerdote entra in rotta di collisione con la Santa Sede perche’ pubblica a Lugano le ”Cinque piaghe della Santa Chiesa” in cui denuncia la separazione del clero dai fedeli, l’insufficiente preparazione culturale di esso, le interferenze del potere politico nelle questioni ecclesiastiche e l’uso improprio dei beni ecclesiastici, non finalizzato ad opere di carita’. Nello stesso anno si schiera a favore della monarchia costituzionale nello scritto ”La costituzione secondo la giustizia sociale” e appoggia il programma neoguelfo di matrice giobertiana che prevede, con un salto al Medioevo, una confederazione di Stati italiani capeggiati dal Papa; durante la prima guerra di indipendenza, il governo piemontese affida a Rosmini una missione presso Pio IX che pero’ rifiuta di scendere a patti con i Savoia. Quando a Roma viene instaurata la repubblica e il Papa ripara a Gaeta, Rosmini lo segue e compone un breve scritto polemico contro ”Il socialismo e il comunismo” , ma questo non basta a ottenergli una riabilitazione ecclesiastica. Ritiratosi a Stresa, Rosmini mori’ a 58 anni nel 1855 mantenendo stretti rapporti con Manzoni. Uno dei pochi simboli della resistenza austriaca al nazismo, Francesco Jagerstatter, un contadino cattolico che fu decapito per essersi rifiutato di prestare il servizio militare per il Terzo Reich, e’ stato proclamato ”martire” dalla Congregazione vaticana per le cause dei santi e salira’ dunque agli onori degli altari. Il decreto e’ stato controfirmato in mattinata da Papa Benedetto XVI. Nato nel 1907 a St. Radegund, provincia di Braunau, dove nacque Hitler, Jaegerstetter era di origini umili. Nel ’36 sposo’ Franziska con cui gestiva una fattoria agricola e da cui ebbe tre figlie: Rosalia, Maria e Aloisia. Sin dall’ Anschluss, l’annessione al III Reich nel ’38, Jaegerstaetter avverso’ il nazismo ritenuto incompatibile con la sua fede. Nel 1940 fu chiamato alle armi, ma al ritorno nel ’41 decise di non voler peccare e di non partecipare piu’ alla guerra ingiusta di Hitler. Dichiaro’ che combattere per lo stato nazista era contro la sua coscienza e comincio’ a lavorare come sacrestano nel suo villaggio. Amici, conoscenti e preti cercarono di dissuaderlo, ma lui, sostenuto dalla moglie, non cambio’ idea: quando arrivo’ un’altra chiamata alle armi nel ’43, rifiuto’ di presentarsi e di ”imbracciare le armi per Hitler”. Si offri’ di servire come sanitario ma gli fu negato. Fu quindi arrestato, processato e condannato a morte da una corte marziale a Berlino: il 9 aprile 1943 il 36enne Jaegerstaetter fu decapitato nel Brandeburgo. La figura di Jaegerstaetter e’ in Austria ancora controversa: se per molti fu un vero eroe della resistenza, in un paese che non ne vanta molti, per altri fu un personaggio ambiguo. Per non tradire la sua fede, obbiettano, mise a repentaglio la sua vita sapendo che sarebbe stato ucciso e che sua moglie e le figlie sarebbero rimaste sole. Anche la moglie Franziska e’ stata criticata per non averlo dissuaso dalla sua decisione. Fino al 1950 la donna, che ha oggi 94 anni, non ha ricevuto nemmeno la pensione di vedova di guerra, mentre sul monumento ai caduti a St. Radegund il nome di Jaegerstaetter e’ stato aggiunto dopo molte polemiche e solo come ultimo dell’elenco. Nel 2006 Braunau gli dedico’ un parco, ma secondo un sondaggio locale l’80% dei cittadini si dichiaro’ contrario. Anche la Chiesa austriaca ha esitato a lungo prima di riconoscere l’eroismo di Jaegerstaetter temendo di offendere i tanti soldati e prigionieri di guerra, pure cattolici, che avevano combattuto per Hitler. La sua completa riabilitazione e’ avvenuta solo nel ’97 con sentenza del tribunale del Land di Berlino. Lo stesso anno fu aperto anche il processo di beatificazione. Intanto, sara’ beata anche Armida Barelli, missionaria dell’Azione cattolica vissuta tra fine Ottocento e Novecento, la cui causa di beatificazione e’ seguita da un postulatore donna. Benedetto XVI ha infatti autorizzato la Congregazione per le cause dei santi a promulgare il decreto delle ”virtu’ eroiche” a lei relative. Barelli apparteneva al Terzordine Secolare di San Francesco ed e’ stata cofondatrice dell’ Istituto delle Missionarie della Regalita’ di Nostro Signore Gesu’ Cristo, nella scia del francescano padre Agostino Gemelli, tra i fondatori dell’universita’ del Sacro Cuore di Gesu’ Cristo di Milano. La Barelli e’ morta 71enne essendo nata a Milano il primo dicembre 1882 e scomparsa a Marzio Varese (Italia) il 15 agosto 1952. Il suo zelo apostolico e missionario l’aveva condotta a far nascere un’iniziativa di suore cattoliche ancora attiva nell’ambito della Cina Popolare. Da tempo e’ al vaglio della consulta medica e legale in seno alla Congregazione per le cause dei santi, una guarigione ”miracolosa” avvenuta nell’ambito della diocesi di Prato, per intercessione della Barelli. La ”positio” ovvero il fascicolo con la documentazione allestita e in base alla quale la Barelli, un giorno, potrebbe essere proclamata beata, e’ seguita da una postulatrice donna.