|
|
|

|
|
Un appello alla Pace
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO – Da qualche settimana è in corso in Rete una battaglia che, a nostro avviso, non è destinata a portare a nulla di buono e che è giunta l’ora che finisca. Da un lato, i promotori e gli aderenti di diversi gruppi che, su ‘Facebook’ ma anche su altri portali, chiedono alla Polizia Postale l’oscuramento del sito ‘Pontifex’ per il modo, ritenuto violento, discriminatorio e persecutorio, con cui si occupa di temi, per citarne uno, quale l’omosessualità; dall’altra, il collega Bruno Volpe che denuncia una vera e propria campagna d’odio nei suoi confronti, e nei confronti dei suoi collaboratori, con tanto di minacce di morte, telefonate mute e danneggiamenti all’auto e al portone di casa. Abbiamo frequentato per un paio di giorni la pagina principale che esige la chiusura di ‘Pontifex’, ed abbiamo trovato brave persone che – chi per principio, chi per solidarietà, chi perché si è sentito offeso nella sua intimità, chi per altri motivi -, si sta dedicando a quella che definiscono ‘una battaglia di civiltà e di libertà’. Conosciamo invece da anni l’amico e collega Bruno Volpe, con cui non sono mancati e non mancano tuttora, anche se di rado, divergenze di vedute sul modo di fare giornalismo religioso, con tanto di ‘bacchettate a distanza’ che possono tranquillamente essere paragonate ai dispetti di due fratelli che sì, litigano, ma tutto sommato, si vogliono bene. Ora, sono testimone del fatto che Bruno Volpe è persona intellettualmente onesta; un cronista che non si accontenta di riportare comodamente i fatti, ma che vuole commentarli, analizzarli, porli all’attenzione dei lettori, se necessario, anche in maniera polemica, perché la polemica è segno di democrazia e sta a significare che ognuno è libero di dire ciò che vuole, sempre nel rispetto degli altri. Ora, è capitato che qualche Vescovo in pensione ci sia andato giù duro con ebrei e omosessuali, ma solo chi non conosce la Chiesa potrebbe pensare che quel Vescovo ha parlato a nome di tutti i Vescovi, e solo chi non conosce il giornalismo, può pensare che quel Vescovo abbia parlato a nome di chi lo ha intervistato. Discorso diverso per gli editoriali e gli articoli che Volpe e l’altro curatore di ‘Pontifex’, Carlo Di Pietro, sono soliti confezionare. Si tratta di testi dai toni duri, durissimi, che non possiamo condividere quando sostengono che sarebbe stato meglio che un determinato politico fosse morto in grembo alla madre perché comunista o che gli omosessuali non sarebbero mai dovuti venire al mondo. Malgrado ciò, si ha l’impressione che ‘Pontifex’ dia più fastidio per la sua difesa della vita e del cristianesimo che non per qualche, sia pur grave, scivolone. A volte, infatti, sembra che Volpe e Di Pietro siano così tanto attaccati, solo perché fanno il loro dovere di opinionisti cattolici, e che le loro provocazioni, perché vogliamo sperare che solo di ciò si tratti, servano esclusivamente da pretesto per invocare la censura a chi non va bene l’insegnamento della Chiesa sui valori non negoziabili (Vita, Famiglia, Vangelo). Ovviamente, non è nostra intenzione sparare nel mucchio o generalizzare; sappiamo benissimo che non tutti gli iscritti ai gruppi anti-‘Pontifex’ sono atei, omosessuali o di altre religioni (tra l’altro, costoro hanno dimostrato grandi doti ‘investigative’, impegnandosi giorno e notte per fare le pulci al giornale): si tratta, per la maggior parte, di cattolici che non si sentono rappresentati da ‘Pontifex’. Ma ‘Pontifex’, come ‘Petrus’ e qualsiasi altro organo di informazione che non sia l’Osservatore Romano, l’Avvenire o la Sala Stampa della Santa Sede, non rappresenta la Chiesa ma ha il solo scopo di difendere la Chiesa. Certo, a volte tanto impegno produce l’effetto contrario, ma il mondo è bello anche perché non la pensiamo tutti allo stesso modo. O no? Ma, dunque, perché questo nostro editoriale? Per chiedere alle parti in causa di deporre l’ascia di guerra: i gruppi potrebbero così cambiare denominazione, e anziché chiamarsi ‘Quelli che chiedono l’oscuramento del sito Pontifex’, potrebbero definirsi ‘Quelli che non sono d’accordo con la linea editoriale di ‘Pontifex’; allo stesso modo, il collega Bruno Volpe e i suoi collaboratori potrebbero bilanciare meglio alcune espressioni ed evitare di intervistare prelati che – al contrario di quanto insegnava il Beato Giovanni XXIII -, non solo condannano l’errore ma anche l’errante. Se questo avvenisse, ne guadagnerebbero tutti. Soprattutto quelle mamme che temono per la vita dei propri figli; donne a cui non interessa se i loro cari sono omosessuali o giornalisti che non le mandano a dire; anime innocenti che non hanno colpe e non possono soffrire oltre. Perciò, fermatevi! Mettete da parte il vostro orgoglio e pensate a chi vi vuole bene. E se proprio non ci riuscite, provate almeno a riflettere sul fatto che la storia insegna come con la pace nulla sia perduto, mentre con la guerra tutto è perduto.
|
|
|