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La storia di Don Salvatore Vitale: una vita intera per Gesù
di Don Michele Barone
CITTA’ DEL VATICANO – “Mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati».” (Mt. 26, 26-29). Questa è la pazzia di Colui che ci ha amato così tanto da dare la sua vita per noi. È la follia dell’Amore. Solo Tu, o Dio, potevi operare “questo misterioso incontro tra la nostra povertà e la tua grandezza: noi Ti offriamo le cose che Tu ci hai dato, e Tu donaci in cambio Te stesso”. In questo modo il popolo di Dio manifesta ed eleva la sua anima grata e la sua offerta al Padre. Così il Servo di Dio don Salvatore Vitale, parroco di Casapesenna (CE) in diocesi di Aversa dal 1933 al 1981 e fondatore dell’Opera: “La Piccola Casetta di Nazareth”, una famiglia di consacrati: sacerdoti, suore e membri laici, chiamati a rivivere le virtù della vita nascosta di Gesù, Maria e Giuseppe nel silenzio di Nazareth, a favore e a sostegno dei bambini e della famiglia, ha saputo manifestare in pieno la follia dell’Amore per Gesù, facendo diventare l’Eucaristia il centro di tutta la sua esistenza, la Sorgente di vita del suo ministero, la Forza nascosta alla quale attingeva segretamente per rimarginare le ferite del suo cuore straziato da tante sofferenze e prove. L’Eucaristia ha costituito per lui, uno dei due poderosi e incrollabili pilastri, accanto a quello della devozione alla Vergine Immacolata, che lui invocava con il titolo di “Mia Madonna e Mia Salvezza”. Egli sin da giovane sacerdote desiderava ardentemente diventare un “adoratore esemplare di Gesù Eucaristia”, così leggiamo all’interno dei suoi scritti spirituali degli anni 30. E realmente lo è stato! Solo chi ha avuto la grazia di conoscerlo e di vivergli accanto può testimoniare che tale promessa, egli non solo è riuscito a mantenerla con fedeltà e intensità lungo tutto il corso della sua esistenza, ma l’amore che quest’uomo ha saputo provare verso il mistero eucaristico, ha costituito la realtà più nascosta e più intima del suo esistere, il Segreto della sua straordinarietà. Dice di lui l’attuale superiore generale dell’Opera, il reverendo padre Ciro Isaia, il quale l’ha conosciuto e gli è stato vicino negli ultimi undici anni della sua vita: “Don Salvatore era un Sacerdote innamorato di Gesù Eucaristia, che ha vissuto all’ombra del Tabernacolo. Quando si tocca questo tema si penetra nelle profondità più intime del cuore di don Salvatore e si scopre un cuore che bruciava d’amore per Gesù, e che viveva totalmente per il Suo dolcissimo Signore e Maestro, come egli stesso lo definiva. Il suo posto preferito era accanto al Tabernacolo, era assetato di adorazione. Sia quando usciva che quando rientrava, si soffermava in chiesa per fare una visita al Padrone di casa, così chiamava Gesù Sacramentato. Per lui amare e visitare Gesù di notte è un Paradiso anticipato, così annotava nei suoi scritti spirituali degli anni ‘30. Non andava mai a riposare senza offrire prima, anche se era molto stanco dopo una giornata di intenso lavoro, almeno un’ora di adorazione al suo Gesù”. Ancora sulla spiritualità del fondatore, egli afferma: “Quanto ha amato Gesù Eucaristia don Salvatore! Due cuori che si intendevano alla perfezione. Il suo posto preferito era ai piedi del Tabernacolo. Lunghe veglie notturne, nel sorriso della primavera, nell’afa dell’estate e nel rigido freddo invernale. Sempre là, fedele sentinella d’amore, all’Amico, allo Sposo e al Re del suo cuore: «Mi sento tutto di Gesù» ripeteva sempre. Bussatine nascoste alla porticina dorata, con risposte melodiose di scherzi eucaristici. Patti di luce, scritti con lacrime di dolore, che hanno segnato la vita e le opere del Sacerdote di Gesù e della Mamma di Gesù”. L’amore verso Gesù Eucaristia fece fiorire le sue prime gemme fin da bambino, quando entrò a far parte dei Paggetti di Gesù Eucaristia, un’associazione di fanciulli della parrocchia di Sant’Antonio in Frattamaggiore (NA), città natia del Servo di Dio, che aveva lo scopo di prestare turni di guardia e di preghiere ai lati del Tabernacolo. A causa di una disavventura partecipò da solo, per la prima volta al banchetto eucaristico all’età di otto anni nella Chiesa dell’Immacolata del suo paese. Accadde infatti che proprio il mattino dell’8 dicembre 1912, la chiave della porta principale di casa Vitale, si ruppe all’interno della serratura, costringendo l’intera famiglia ad attendere l’arrivo del falegname. Ma nulla ostacolò il suo forte desiderio di ricevere la Prima Comunione in quel giorno mariano, infatti pur essendo arrivato in chiesa a celebrazione terminata, gli bastò soltanto nutrirsi del Pane degli Angeli. Negli anni della sua formazione sacerdotale quand’era seminarista, l’amore per l’Eucaristia cresceva e maturava sotto i suoi lucenti e caldi raggi. Giovane ventunenne, intessendo con Gesù dialoghi d’amore che sfociavano in poesie e in profonde riflessioni, annotava questi pensieri: “O Signore, che sarebbe stato di me se non mi fossi cibato delle Tue carni? Dimmelo, caro Gesù. Tu che mi hai dato un cuore che non è mai sazio d’amore. A chi mi sarei io rivolto se non avessi trovato in Te la fonte di ogni mio bene? Per il mio cuore di fuoco, avevo bisogno di questo Cuore che divampasse di fuoco dentro di me. Il mio cuore non voleva essere soggetto a nessuno… era stato annientato da Gesù Eucaristico”. E Salvatore aveva realmente ascoltato nel suo cuore la voce di Gesù che gli diceva: “Vedi, Io, il Signore del cielo e della terra, mi sono fatto umilissimo e vivo nell’Ostia consacrata una vita silenziosa e di immenso amore! L’amore vero non è ciarliero e tu devi amare il prossimo tuo come te stesso, sacrificandoti per esso, consumandoti per il suo bene. Ogni superbia deve cadere davanti al Tabernacolo. Ogni ira deve smorzarsi davanti alla Mia prigione. Ogni impurità deve mondarsi prima che si entri nella Mia abitazione. Io non sopporto un cuore freddo, un cuore che porti odio, che sia imbrattato di fango”. L’appello del Signore venne accolto dal giovane seminarista e così corrisposto: “Il mio cuore ha sentito la voce di Gesù, dunque o Padre vivo d’amore per Te, sono Tuo, e sarò Tuo, fino a che Tu darai a me la quotidiana manna: Gesù Eucaristico! Oh! Se il mondo per un giorno solo vivesse la poesia eterna dell’Ostia bianca, il sole non risplenderebbe più sulle sciagure umane, ma sulla gioia infinita e sull’amore divino ed umano”. Diventato sacerdote, don Salvatore non soltanto continuerà ad adorare la Santissima Eucaristia, ma quotidianamente lui stesso consacrerà quel pane e quel vino nella celebrazione eucaristica, che diventerà per lui, il centro di tutta la giornata. A riguardo riporto un’altra testimonianza di don Raimondo Pasquariello, membro dell’Opera e attuale parroco di Francolise (CE) diocesi di Teano-Calvi, il quale racconta con quale amore e solennità, don Salvatore si identificava con l’Agnello immolato: “All’età di 21 anni, ormai maggiorenne, ritrovai le lacrime dell’infanzia perché don Salvatore, durante la Santa Messa, piangeva molto e faceva piangere; era impossibile allora non partecipare al dono delle lacrime, era impossibile non fargli compagnia all’Altare! Ho sempre pensato che le lacrime non si improvvisano, né si fingono, e ancora oggi penso che non possono venir fuori da un cuore duro e insensibile all’altrui dolore. Mi si domanda perché don Salvatore piangesse all’Altare? Lui era appeso alla Croce di Gesù a buttar sangue e lacrime per la salvezza degli uomini, così San Pio da Pietrelcina confidò ai Frati del Convento di S. Giovanni Rotondo, e molto probabilmente a don Salvatore che conobbe e gli parlò, donandogli alcuni saggi consigli per la crescita della sua Opera. Era appeso con Gesù alla Croce, partecipava intensamente, impegnando totalmente il suo cuore innamorato alla Passione acerba del Redentore, perciò piangeva e faceva piangere e al momento della consacrazione del vino, ripeteva sottovoce: Gesù, sangue per sangue. Non è possibile comprendere don Salvatore, se non si sottolinea con forza il suo austero, dolce, tenero ed esigente innamoramento, che sempre aveva stretto Gesù a don Salvatore e don Salvatore a Gesù. Durante la S. Messa, l’innamorato di Gesù non avrebbe mai detto basta all’Eucaristia. La sua Messa era lo spettacolo vivo di una Fede senza limiti, dell’arte antica dei santi, era un pulpito di cocente tenerezza per quel Gesù che dalla nascita l’aveva scelto e voluto Sacerdote”. A riguardo riporto la profezia di suor Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso dei Ponti Rossi, beatificata il 1° giugno 2008 dall’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Crescenzio Sepe, la quale disse a mamma Angelina Celso quand’era in sua attesa: “Tuo figlio diventerà sacerdote, sarà fondatore di un’Opera, entrerà nella schiera dei Santi, ma su questa terra non sarà compreso”. Quante composizioni eucaristiche sono scaturite dal conservatorio del suo cuore, così lo definiva il luogo da dove aveva imparato l’arte della musica, essendo egli autodidatta, ma grande compositore di canti liturgici e di innumerevoli opere, che col passare degli anni verranno eseguite in numerosi cattedrali e teatri italiani. Giovane sacerdote, nel 1932 musicò l’Ora di adorazione, un poemetto in onore di Gesù Sacramentato. Qualche anno più tardi, nel 1935, per volontà del Vescovo di Aversa, Monsignor Carmine Cesarano, fu celebrato nella sua diocesi il primo Congresso Eucaristico. In tale occasione don Salvatore musicò l’inno del Congresso composto dallo stesso Arcivescovo. Nel 1950 in occasione del II Congresso Eucaristico diocesano, dal suo cuore sacerdotale scaturì un altro inno a Gesù Sacramentato, questa volta non solo la musica, ma anche i versi che aprivono questo bellissimo inno con queste parole: “O Cristo, Re Eucaristico, dei nostri mali Tu sei il vincitore”. Nel 1961 tradusse in italiano il Pange lingua di San Tommaso d’Aquino e gli Inni Eucaristici della Liturgia delle Ore, esortando così i fedeli a far visita al Santissimo Sacramento: “Visitiamo spesso Gesù Sacramentato soprattutto nelle ore di silenzio e nelle ore di abbandono! Gesù vuole essere visitato come Padre, come Maestro, come Amico, come Salvatore, come Redentore, come Prigioniero d’amore, come Poverello che aspetta l’elemosina del tuo povero cuore, l’elemosina del tuo Amore! Dentro la porticina della Custodia c’è Gesù di carne, vivente e palpitante, operante e sofferente”. Rivolgendosi poi confidenzialmente alla Madonna, che mai egli separava dal Figlio, svela i suoi sentimenti e le sue intenzioni: “Mia buona e cara Mamma di Gesù, Vi offro e dedico questo piccolo libretto eucaristico, che contiene tutta la teologia della Chiesa Cattolica sull’Amore e sulla presenza reale di Gesù Eucaristia, che la mente angelica di S. Tommaso d’Aquino ha saputo tradurre in versi solenni, per meglio cantare le lodi al Signore in terra, come gli Angeli le cantano lassù nei Cieli dinanzi al Trono dell’Agnello! Mia buona e cara Mamma di Gesù, ho voluto anch’io lavorare e cantare in versi in lingua italiana, per meglio inneggiare a Gesù Eucaristia, e meglio far conoscere alle anime sitibonde di Amore Divino, la necessità di adorare Gesù Eucaristia, amare l’Amore di Gesù Eucaristia, conoscere l’Amore di Gesù Eucaristia, servire l’Amore di Gesù Eucaristia, godere l’Amore di Gesù Eucaristia, lodare l’Amore di Gesù Eucaristia, glorificare l’Amore di Gesù Eucaristia!”. Alcuni anni più tardi, nel 1966, don Salvatore pubblicò 30 poesie, tutte in onore di Gesù Sacramentato dal titolo: Liriche eucaristiche. A suggello di questa rassegna eucaristica, come non ricordare quella dal titolo: Ostia Bianca, che lega insieme “una spiritualità trinitaria” a lui tanto cara, l’Eucaristia, la Madonna e il Sacerdote: “E’ bianca, è bianca l’Ostia che Ti nasconde, o Gesù buono! E Tu più bianco ancora! Tu sei Gesù: candor di vita eterna! E bianca fu la Mamma che al mondo Ti portò! E la colomba bianca nel seno della Vergine, bianca e pura, nel seno Ti formò! E fu farina bianca, che l’uomo scelse, che pan ti panizzò! Più bianco ancor, più bianco, Tu vuoi che sia colui che in terra porta il nome Tuo, o Gesù; colui che il Pan celeste bianco all’alma bianca dona: ogni giorno”. Accanto a queste opere eucaristiche, come non menzionare la pietra miliare che esprime tutta la sua stessa vita, totalmente donata, spesa e vissuta per Gesù Eucaristia: “Tutto per il Cuore Eucaristico di Gesù! Tutto col Cuore Eucaristico di Gesù! Tutto nel Cuore Eucaristico di Gesù!”; capolavoro che trova la sua massima espressione nei Colloqui Eucaristici, scritti davanti al Tabernacolo tra gli anni ‘36 e ‘37 e raccolti in due preziosi quaderni manoscritti. Sono preghiere scaturite dal suo cuore di padre, chiamato a dirigere le anime, un cuore che confidenzialmente si rivolge a Gesù, aprendosi come un fiore ai raggi del sole, svelando tutto di sé: le sue ansie, le sue gioie, le sue preoccupazioni, i suoi progetti e i propri battiti. Ai piedi del Santissimo, questo sacerdote immergeva la sua anima nell’amore infinito del suo Signore, come la goccia si inabissa nell’oceano. Ai piedi del Tabernacolo egli deponeva sinceramente tutte le proprie miserie, implorando il suo perdono, come il pubblicano al tempio confessando: “O mio dolcissimo Signore e Maestro, in questa notte in cui rivelasti a Santa Maria Margherita tutti i tesori del Tuo amabilissimo Cuore, degnati di accogliere la mia umile e fervida preghiera, per riparare gli oltraggi commessi da me stesso dinanzi al Tuo Sacramento d’Amore! O Cuore Eucaristico del mio Gesù, come potrò sollevare gli occhi a Te, se Tu stesso non mi farai comprendere che mi hai non solo perdonato, ma che mi hai richiuso nel Tuo Cuore? O mio dolcissimo Signore e Maestro, Tu solo comprendi l’agonia dell’anima mia, che è stretta da una morsa di ferro rovente, che la brucia inesorabilmente e la consuma lentamente! O mio dolcissimo Signore e Maestro, questo ferro rovente che mi brucia e mi attanaglia in una morsa atroce, è il pensiero di averti offeso anche quando credevo di onorarti, e di trovare la tua bontà e la Tua misericordia! […]. O mio dolcissimo Maestro, non so esprimerti il mio strazio, se non rivolgendoti questa umile preghiera: O Signore buono, ricordati di me, anch’io per quanto indegno e peccatore sono una tua creatura, redenta dal tuo sangue preziosissimo, e anch’io ho diritto alla tua bontà e alla tua misericordia! O mio Gesù, anche se io avessi commesso un peccato nuovo, giammai commesso dall’uomo, da Adamo fino ad oggi, avrei sempre diritto alla tua bontà e alla tua misericordia”. Ai piedi del Tabernacolo confidava le sue più segrete e lancinanti sofferenze, legate alla difficile situazione che trovò a Casapesenna, ma anche ai dubbi che affioravano sulla sua missione, trovando unicamente in Gesù consolazione e forza: “L’anima mia, o dolcissimo Maestro, è nella più profonda amarezza. Il corpo mio è stanco e ammalato! Sono annoiato da questa vita zingaresca! È una vita disordinata! Senza casa, senza comodità, senza indipendenza e senza libertà! Per amor Tuo e per amore delle anime, mi sono ridotto a vivere come un profugo. Volevo essere missionario e in questo mi hai esaudito. O Buon Gesù, dammi forza di sopportare pazientemente tutti i disagi e le privazioni di questo sistema di vita, che mi sfibra e mi annoia”. Solo Gesù, comprendeva fino in fondo il dolore di questa creatura, tanto più sofferente, perché abbandonata a se stessa, e solo Lui gli poteva dare la forza per proseguire il cammino. Continua ancora nei suoi Colloqui Eucaristici del 1937: “E mi consola, o buon Maestro un solo pensiero: ci sei Tu che guardi e vedi ogni cosa! E guardi e vedi le mie miserie, guardi e vedi le mie buone intenzioni di amarti e di farti amare! O dolcissimo Maestro, sono qui dinanzi a Te unicamente attratto dall’amore e sorretto dall’amore! Sono moralmente e fisicamente ammalato! […] Ora, o dolcissimo Maestro, incomincio a comprendere che cosa voglia dire: incomprensione, derisione, contraddizione e preoccupazione. Ora incomincio a comprendere come tutte queste cose, sopportate soavemente per Tuo amore, fanno belle e sante le anime nostre. Ora comprendo che Don Bosco, fu veramente santo, avendo sopportato in silenzio una ingiusta persecuzione dei suoi confratelli! E questa è la più terribile e la più amara. O Signore, dammi la forza, la forza, la forza!”. Ai piedi del Tabernacolo egli chiedeva fiduciosamente la luce, la forza e le virtù necessarie per amare le anime: “Signore ti prego pertanto a volermi dare, verso tutte le anime affidate alla mia direzione: la dolcezza, la pazienza e la serenità, anche quando mi fanno intimamente soffrire; anche quando mi costano sangue, e soprattutto il sacrificio dell’onore e della reputazione; anche quando per salvare le loro anime mi espongo alla maldicenza e alla calunnia più nera”. Ai piedi del Tabernacolo, la sua anima innamorata di Gesù Eucaristia imparava notte dopo notte, a cercarlo, a conoscerlo, a gustarne la dolce e indispensabile compagnia, come annotava in questa pagina: “Domani, 11 giugno 1937, si compiono 10 anni dalla mia sacra ordinazione sacerdotale. Quante grazie! Quante fatiche! Quante responsabilità! Ho fatto tutto il bene che dovevo fare? Ho espletato tutti i miei doveri? Dopo 10 anni, o dolcissimo Maestro ho imparato a stare ogni notte alla Tua divina presenza; ho imparato a pensarti, a guardarti, a interrogarti? Ho imparato a bussare al Tuo cuore, a conoscere i Tuoi battiti, a distinguere la Tua voce?”. E ancora, unendo Gesù a Maria affermava: “Dopo 10 anni, [sic!] la devozione a Maria SS. Ausiliatrice. Quale sarà lo sviluppo di questa devozione così bella e così cara? La Madonna deve operare gli stessi prodigi che operava e opera a Valdocco. Dopo 10 anni, o Gesù dolcissimo, sono nate nel tuo cuore e dal tuo cuore alimentate e perfezionate, le Figlie di Don Bosco, ossia le Missionarie della Parrocchia! È questa una dolce realtà!”. Si potrebbe pensare a questo punto che questa cascata eucaristica di don Salvatore sull’Eucaristia, sia stata così infervorata solo negli anni iniziali della sua giovinezza e del suo apostolato? E che poi preso dalla stanchezza, della vita faticosa e dura, tutto sia andato man mano assottigliandosi? NO! L’amore verso l’Eucaristia, non è mai venuto meno, mai si è indebolito o incrinato, anzi è cresciuto col tempo tra tante avversità. Nell’occasione del suo venticinquesimo di ordinazione sacerdotale, don Salvatore rivolgendo un appello ai suoi fedeli di Casapesenna, al fine di sostenerlo anche economicamente nei suoi progetti parrocchiali e nell’Opera di carità, non dimenticava di elevare i loro animi con questi pensieri, manifestando candidamente e poeticamente la sua fede filiale a questo mistero: “Solo Gesù, ha registrato sul suo divino e infallibile Cuore, tutti i palpiti insonni di un cuore sacerdotale vegliante sul suo Cuore, nelle lunghe e gelide notti invernali, al chiarore di due candele accese per amore, e consumatesi per luce d’amore. Amare e visitare Gesù di notte è un Paradiso anticipato. Nel silenzio della notte fonda e tenebrosa, aprire la Custodia illuminata dalla calda luce di due candele e gridare a Gesù: «Maestro, dammi il tuo Amore» è la vita del Paradiso, che vive per amore in questa valle di lacrime e di sospiri, di pene, di sofferenze e di martiri. E Gesù, così ardentemente chiamato risponde sempre! La sua voce è chiara, è limpida, è squillante, è sonora, è come lo scroscio di un’acqua cristallina che, attraverso una roccia screpolata col ritmo cadenzato dì una mirabile melodia, si precipita in un vaso d’argento, e canta una canzone d’amore, accompagnata dal tintinnio di piccole campanelle d’oro, tintinnate da invisibili e beate schiere angeliche. È suggestione o realtà? È realtà! L’anima che parla a Gesù nell’Eucaristia, sa di parlare a Gesù vivente, a Gesù presente, a Gesù che sente. Gesù dall’Eucaristia guarda, vede e sente una sua creatura che lo invoca, e gli chiede il suo Amore, e perciò Gesù non può e non deve restare in silenzio. Gesù è Dio, e Dio parla alle sue creature! Gesù è fratello, e Gesù parla e risponde al suo fratello, che nel cuore della notte quando tutto è silenzio e tenebra, sente il bisogno di visitarlo e di interrogarlo. Gesù è amico, e Gesù conosce i doveri dell’amicizia, e sa rispondere alle prove di amore di un amico sincero e affettuoso. Gesù è prigioniero d’Amore, che soffre per la salvezza delle anime, e sa rispondere alle domande affannose di un povero sofferente d’amore”. Divenuto anche fondatore dell’Opera religiosa, don Salvatore trasmise ai suoi figli spirituali, tale amore verso il mistero eucaristico. Il giovane professore Maurizio Granara, originario della Sardegna e proveniente da Torino, diventato poi sacerdote dell’Opera e attuale parroco di Lago di Patria (NA), ricorda un episodio, che esalta non solo l’amore di don Salvatore verso Gesù Eucaristia, ma anche la delicatezza che aveva verso le persone: “Una sera, dimenticai di restituirgli la chiave della sua cameretta, dove mi aveva mandato a prendere certi documenti. Quella distrazione, fu per lui un’occasione per fermarsi in adorazione davanti al Tabernacolo tutta la notte. Non volle disturbare minimamente il mio sonno. Solo la mattina, alle ore 7.00 circa, mi chiese gentilmente la sua chiave. Niente lo turbava. Questa testimonianza valse per me, più che un lungo discorso”. Don Bruno Bellomo, originario di Roma e sacerdote dell’Opera, ha voluto focalizzare un altro aspetto della sua spiritualità eucaristica: “Al mattino ci si stringeva attorno all’altare per partecipare alla celebrazione eucaristica, che costituiva il momento culminante della preghiera e della offerta. La realtà sacramentale non annullava la persona, l’ambiente, la vita della comunità, ma si comprendeva nelle parole e nei gesti, come tutto veniva assunto e trasfigurato, come la luce del Tabor per gli Apostoli scelti da Gesù. La sofferenza, il bruciore vivo delle piaghe alle gambe, come le frequenti contrarietà, le preoccupazioni della parrocchia e dell’Opera, sembravano un motivo di gioiosa sofferenza, che esplodeva in offerta e scambio sacrificale. Al momento della elevazione del calice, appena consacrato si sentiva sommessamente, ma chiaramente scandire: «Sangue per sangue». L’Eucaristia fonte e apice della vita cristiana era anche la fonte dello spirito della comunità”. L’affermazione “Colui che ha compiuto tutto il Vangelo”, che si vede affissa sulla sua tomba, collocata alle spalle dell’altare maggiore, ai piedi del Tabernacolo nella chiesa parrocchiale di S. Croce di Casapesenna (CE), dove il suo popolo l’ha voluto tumulare per esaudire un suo esplicito desiderio: “Vorrei riposare per sempre ai piedi di Gesù Eucaristia”, non dovrebbe più apparirci strana ed esagerata. Don Salvatore ogni giorno unendosi a Gesù attraverso il sacrificio eucaristico, si è offerto al Padre, lasciandosi inchiodare sulla croce della sua vita e della sua missione, obbedendo così docilmente alla sua volontà divina. Ogni notte, dopo un’intensa giornata di lavoro, donata a servizio del suo popolo e dopo aver sfamato i suoi bambini, raccogliendo le ultime sue forze come Gesù, si ritirava tutto solo sul monte del suo altare per pregare in intimità con il suo Signore, il quale gli faceva sentire i battiti del suo amore costellati da scherzi eucaristici provenienti dal Tabernacolo, trascorrendo così autentiche ore di Paradiso.
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