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Il martirio di Benedetto XVI tra l’indifferenza degli ebrei e delle altre confessioni cristiane
di Stefano Cropanese
CITTA’ DEL VATICANO – In questo ultimo periodo, particolarmente, l’opinione pubblica è stata costretta a subire uno spettacolo di chiara disonestà, tanto indecente quanto indecoroso, perpetrato ai danni del beatissimo Papa Benedetto XVI. Ben sappiamo quanto siano efferati i crimini dei quali si sono macchiati alcuni sacerdoti, in varie parti del mondo, nei riguardi di esseri umani innocenti e indifesi come i bambini, specialmente quelli di sesso maschile, e questo non è un fatto indifferente. Proprio verso tali crimini, il Pontefice si è dimostrato, in più occasioni, inflessibile e integerrimo, al servizio completo della verità e traboccante di carità verso le vittime. L’onestà con la quale il Santo Padre ha affrontato tale delicata questione è unica nella storia. Egli, infatti, ha preferito agire senza mezze misure, sempre nel rispetto estremo della dignità umana. Allora, se il Papa è stato ed è dalla parte delle persone lese, donde nasce questa tempesta, tutta concentrata contro la sua diretta persona? Nel febbraio dello scorso anno, proprio su “Petrus”, veniva pubblicato un mio scritto circa le gravi offese verso Benedetto XVI sul sito di condivisione video ‘YouTube’. In quello scritto, citando un passaggio di Marcello Pera, si affermava che “Benedetto XVI è il Papa della speranza cristiana a cui si rivolgono milioni di persone di tutto il mondo e che la storia grava di enormi responsabilità. E’ la figura che più scuote le nostre coscienze e sollecita la nostra attenzione”. E’ inutile negare che Benedetto XVI sia un Papa che, in un certo senso, dà fastidio, specie ad una società perversa e degenera quale quella in cui viviamo. Il suo sforzo di portare l’umanità alla piena libertà, derivata dalla verità che è Cristo, è certamente in controtendenza con il desiderio dell’uomo d’oggi, tutto proteso all’opulenza, alla comodità, alla soddisfazione dei propri piaceri carnali e non solo, alla mancanza di vera carità: un piaga che induce anche a far pensare che sia un diritto, soprattutto da parte della donna, quello della possibilità di poter sopprimere una vita già iniziata, mediante l’aborto, una vera e propria strage di innocenti legalizzata dai Parlamenti. Nella sua prima Enciclica, “Deus Caritas est”, Benedetto XVI ha voluto ricordare all’umanità che Dio è Amore. Ma alla società, impregnata di cristianofobia, tutto ciò non interessa. Così come non interessa tutelare la dignità della vita, attraverso il rispetto dell’ordine stabilito da Dio e non dagli uomini, in particolar modo per ciò che concerne l’istituzione della famiglia tra l’uomo e la donna. A questa società fa comodo che si possa vivere nella confusione babilonica perché, in essa, ognuno è libero di poter vivere, fino in fondo e senza limiti, i propri desideri più oscuri, come se l’uomo fosse stato creato per la carne, per una realtà soggetta alla morte e al mutamento. Oggi, una coppia di fidanzati che coerentemente non convive e pratica la castità prematrimoniale, è apertamente considerata fuori moda e bigotta. Questa non è fantasia: sono umiliazioni e discriminazioni che molti cattolici sono costretti a sopportare. Una ragazza che, rimanendo incinta, non ricorre all’aborto, è considerata una persona banale perché, secondo i criteri dominanti, ha rovinato e compromesso il suo futuro, la sua comodità. Una persona che ritiene che l’atto carnale-omosessuale sia una cosa riprovevole, un atto contro Dio, così come il matrimonio, anche solo civile, tra omosessuali, è marchiato come un essere folle. A me, francamente, sembra che quelli che più di ogni altro subiscano gravi discriminazioni, siano proprio i cristiani. A questo punto, una riflessione è davvero obbligatoria per ciò che concerne l’impegno da parte delle diverse confessioni religiose in termini di verità. In questo periodo, anche in ambienti cristiani, qualcuno si è lasciato facilmente trasportare dall’ondata di menzogne contro il Papa e, approfittando della confusione, ha tirato qualche “colpo basso” alla Chiesa Cattolica, all’interno della quale, certamente, c’è un bisogno urgente di atti concreti, volti alla vera purificazione, senza ambiguità e senza paura. Benedetto XVI si sta dimostrando come “il Papa del coraggio”, proprio perché, con l’onestà che lo contraddistingue, non esita a “scoperchiare pentole”, nelle quali bolle di tutto e di più, come nel caso della pedofilia; ciò, ovviamente, per il bene della stessa Chiesa e per la glorificazione di Gesù Cristo. In merito alla questione “Papa-pedofilia”, quali voci, nell’ambito delle altre fedi religiose, si sono levate contro le calunnie? E’ concepibile, ad esempio, che gli ebrei vogliano “pontificare” su scelte interne alla Chiesa, come la beatificazione di Pio XII, e non esprimano alcun gesto di solidarietà a favore di un Papa martirizzato dalla menzogna? I nostri “fratelli maggiori” dovrebbero evitare di pensare che gli attacchi ingiusti siano solo quelli innescati contro di loro. Una cosa gravissima, quale l’antisemitismo, dovrebbe indurre tutti, a cominciare dagli ebrei, ad ostacolare qualsiasi forma di contrasto basato sull’odio e sulla demonizzazione dell’altro, come in questo caso, nei confronti del Papa. E’ possibile che, pubblicamente e in modo inequivocabile, nessuno nell’ambito della famiglia cristiana – dagli ortodossi ai protestanti – sia sceso in campo per difendere la figura di un uomo che, al mondo intero, annuncia la buona notizia del loro “stesso” Messia? Sarebbe onesto, allora, se tutti i rappresentanti spirituali si esprimessero a favore della verità e della pace, in questo preciso momento storico. Sarebbero quasi inutili i tentativi di promuovere la pace e la concordia fra le diverse religioni se, proprio adesso, non si concretizzasse un atto sincero e solenne di solidarietà umana e spirituale verso il Papa. Se da questa vicenda che, come già scritto, poco ha a che fare con la pedofilia, il cattolicesimo dovesse uscire meno forte di prima, anche le altre confessioni religiose rimarrebbero fortemente penalizzate, comprese quelle non cristiane. Attaccare ingiustamente il Papa, per i crimini commessi da alcuni ministri della Chiesa, e tacere davanti alla crociata anticattolica, significa che, in futuro, chi volesse attentare agli equilibri interni ad una religione potrà tranquillamente farlo, mediante l’uso smodato del giornalismo eticamente scorretto. Senza solidarietà verso il Papa, a favore della verità, anche il dialogo interreligioso potrebbe rischiare di subire una brusca frenata. Sarà molto difficile aspirare e lavorare per il conseguimento della pace tra le diverse religioni se oggi, le stesse, non prendono una forte iniziativa comune in difesa della verità. In tutta questa storia, è stata macchinosamente mescolata la piaga della pedofilia, da combattere soprattutto con la giustizia ordinaria, con le intenzioni di far traballare, anzi possibilmente fare affondare, la nave di Pietro. Gli attacchi verso Benedetto XVI non hanno precedenti, almeno in tempi moderni e, senza retorica, si può tranquillamente affermare che tali calunnie siano ancora più gravi di quelle perpetrate ai danni di qualunque altro rappresentante politico-religioso. La pedofilia, è chiaro e guai se così non fosse, va combattuta senza alcuna esitazione, così come ha fatto e sta facendo il Papa del coraggio, il Papa della verità, Benedetto XVI. Chi incorre in tali crimini è giusto che paghi e venga perseguito severamente, poiché la pedofilia è l’atto più grave che l’essere umano possa compiere. Sarà bene che la Chiesa, placata questa tempesta, promuova un radicale cambiamento circa la formazione di coloro i quali scelgono la via del sacerdozio ministeriale. C’è davvero bisogno che nei seminari si intervenga con maggiore coraggio e coerenza, soprattutto in merito alla necessità della povertà. Questo “tumore”, di cui la Chiesa soffre, va curato a partire dalla povertà, e bisogna che i seminaristi vengano educati ad una vita estremamente povera, priva di qualsiasi comodità e di piaceri mondani. Così facendo, si promuoverebbe davvero un distacco radicale dal mondo e dalle famiglie d’origine, garantendo un’adesione totale a Cristo e al Vangelo. La povertà assicura la castità; l’aspirazione alla purezza angelica, assicura la santità, cioè un’adesione coerente a Cristo e alla Chiesa. C’è bisogno, dunque, di un urgente cambiamento nei seminari. I pedofili, o aspiranti tali, i ladri e i mascalzoni resisterebbero difficilmente ad una prospettiva di vita basata sulla povertà evangelica, priva di onori, di ricchezze, di titoli che alimentano la presunzione dell’onnipotenza e la superbia, scoglio davanti al quale caddero tante anime cristalline e arma prediletta del demonio. Così, probabilmente, avremmo meno sacerdoti ma, certamente, sacerdoti più Santi, a sostegno dei tanti sacerdoti, veri eroi della fede cristiana, che già operano nel mondo, pure per la salvezza di milioni di bambini. Benedetto XVI, il Papa del coraggio e della verità, sarà ricordato come colui il quale, in una fase delicatissima come quella attuale, ha avuto costanza e perseveranza nel mostrare al mondo e alla storia il volto di Cristo, insanguinato ma radioso. Gesù, avversato dal potere e dalla menzogna, è morto dietro la calunnia dell’impostore e del bestemmiatore, attraverso il supplizio della Croce, in mezzo a due ladroni. Anche Benedetto XVI, scelto da Cristo come Pastore e guida della Santa Madre Chiesa, sta subendo questa ingiusta “crocifissione mediatica”, messo in mezzo ai malfattori, come i preti pedofili. Considerazione finale, con il suo martirio, il Pontefice si è realmente uniformato al Cristo di cui è dolce Vicario in Terra.
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