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La vera ‘famiglia cristiana’
di Sergio Rolando
CITTA’ DEL VATICANO – Trovo che oggi sia particolarmente interessante, per coloro che si dicono appartenenti alla comunità dei cristiani e particolarmente dei cattolici, chiedersi cosa debba intendersi per famiglia cristiana, per definirne in termini inequivocabili i requisiti e per attribuire alla stessa dei precisi connotati, identificandola con precisione come tale sia nei termini della sua storia e tradizione sia nei rapporti con l’attualità. Il tema è nel contempo complesso e paradossalmente semplice. Vengo prima agli aspetti, per così dire, complicati, cioè quelli più correlati alla realtà contemporanea. Mi riferisco agli stimoli, alle difficoltà e direi anche agli assalti ed alle provocazioni di ogni tipo. Ebbene, certamente la famiglia dei nostri tempi non naviga in acque tranquille: problemi economici, morali, pratici, talvolta un vero e proprio schiacciamento dovuto alle esigenze dell’infanzia e della senilità, dell’handicap o dell’infermità, fronteggiate arrancando solo nell’ambito strettamente familiare con scarso supporto nell’area sociale e pubblica. Difficile, poi, per la famiglia cristiana, tenere la barra del timone dritta tra i marosi dei media spesso tutt’altro che collaborativi in tal senso, visti i tanti modelli spacciati per famiglia, contraddistinti da precarietà e forme di aggregazione quantomeno molto discutibili. Nello stesso istante, non possono negarsi ad una famiglia che si dica cristiana, ma anche moderna ed inserita nel contesto attuale, forme di apertura e disponibilità al confronto con istanze tipiche della nostra società globalizzata, molto diversa da quella dei nostri nonni. Però di tutto questo già si dibatte ampiamente ed autorevolmente e temo per questo che le mie parole potrebbero giungere superflue e pleonastiche. Ciò che invece intendo rimarcare è il connotato essenziale della “famiglia cristiana”, quello che mi verrebbe da dire è fuori dal tempo e dal contingente, quello che non subisce le alternanze di mode e tendenze e qui, se me lo permettete, pur se a qualcuno non piace ammetterlo, il tema da complicato si fa estremamente semplice: quel connotato essenziale, quel valore fondante, non può essere altro che l’amore. Un amore che somiglia molto a quella carità di cui parla San Paolo nelle lettera ai Corinzi, un amore generoso nel comprendere e perdonare un amore incompatibile con atteggiamenti di rigida chiusura ed arcigna e farisaica condanna, un amore prudente, molto teso a conformarsi all’esempio di quella Maria “Virgo Prudentissima” che “conservava nel Suo cuore e meditava tutte queste cose”. Una famiglia cristiana autentica non può che essere operatrice di pace, una famiglia cristiana non si rivolge mai con termini astiosi ed imperativi verso altre realtà. Una famiglia veramente “cristiana” si avvale soprattutto dell’esempio per indirizzare altri sulla stessa strada, ma non si arrocca in atteggiamenti censori, sempre memore di quel “chi è senza peccato, scagli per primo la pietra”. Sento, pertanto, dall’intimo, un pressante impulso: quello di concludere affermando che quella che non si conforma a questi valori non è “famiglia cristiana”, anche se saccentemente asserisce di esserlo!
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