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Io, Testimone di Santità

Pubblichiamo di seguito l’omelia integrale pronunciata dal Cardinale Juliàn Herranz Casado durante la Santa Messa in onore di ‘Santa Maria della Speranza’ al termine della quale è stato insignito dalla nostra Associazione del Premio Internazionale ‘Testimoni di Santità’ per l’esemplare e fedele servizio ecclesiale svolto accanto a San Josemarìa Escrivà e al Servo di Dio Giovanni Paolo II. La cerimonia si è tenuta a Battipaglia, alla presenza di circa 10.000 fedeli, Domenica 5 Luglio 2009.

 

di Sua Eminenza Reverendissima

il Signor Cardinale

Juliàn Herranz Casado

Venerati sacerdoti, illustrissime Autorità, carissimi fratelli e sorelle!

E’ con vivissima gioia che mi ritrovo con voi per celebrare la festa di Santa Maria della Speranza, Patrona di Battipaglia, che è così amata e venerata da numerosissimi fedeli della città e di tutte le regioni circostanti. Sono particolarmente felice perché la mia presenza qui coincide con una speciale ricorrenza: si compiono infatti i centocinquant’anni della nascita del Santuario, che ospita questa sacra effige giunta qui quasi duecento anni or sono. La Provvidenza ha voluto che il conferimento del Premio “Testimone di santità”, che si svolgerà al termine della Santa Messa, avvenisse quest’anno in tale felice circostanza; perciò sono grato al caro padre Ezio Miceli, Rettore del Santuario, al Dottor  Gianluca Barile, Fondatore e Presidente dell’Associazione Cattolica Internazionale “Tu es Petrus”, nonché a tutte le Autorità civili che hanno reso possibile lo svolgimento di questa festa con grande solennità. La statua della Madonna della Speranza, venerata in questo Santuario affidato da circa un secolo alla cura dei venerati Padri Stimmatini, sostiene con la sua mano destra un’ancora che ha la parte superiore a forma di Croce. Questa raffigurazione è un invito a riporre tutta la nostra fiducia in Cristo, in mezzo a qualunque tempesta: Gesù non ci abbandona in nessun frangente della nostra vita e ci guida verso il porto sicuro che è la nostra salvezza eterna. Ma l’ancora sorretta dalla Madonna è anche il segno che Maria intercede sempre per noi e ci ottiene da Suo Figlio tutte le grazie necessarie per non smarrirci e per non cadere mai nella tristezza o nella mancanza di speranza, nella disperazione. La Santissima Vergine, che ci  mostra l’ancora e regge col suo braccio sinistro Gesù Bambino, ci indica che cosa dobbiamo fare sempre per non infrangerci contro gli scogli degli inevitabili ostacoli in cui ci imbattiamo nella nostra esistenza e per non restare arenati nelle secche che sono le apparenti scorciatoie di chi vorrebbe allontanarci da Cristo e dalla nostra fede cristiana. E quello che la Madonna ci indica è proprio questo: andare da Gesù. Lo abbiamo appena ascoltato nel Vangelo. Maria si accorge che nella festa di nozze a Cana era finito il vino e che gli sposi novelli si sarebbero trovati in difficoltà; senza vino, il clima festivo sarebbe diventato un clima di disagio. Pertanto, Maria interviene ancor prima che qualcuno si rivolga a Lei; va subito da Suo Figlio ad esporre la necessità e poi invita i servi a mettersi agli ordini di Gesù: “Fate quello che vi dirà”. E Gesù, con la collaborazione dei servi, compie il miracolo di trasformare l’acqua delle sei grosse giare di pietra in vino. L’insegnamento che lo Spirito Santo vuole trasmetterci tramite questo episodio evangelico è evidente: la Madonna ci esorta ad andare da Cristo e a mettere in pratica ciò che Lui ci chiede. E che cosa ci chiede Cristo? Cari fratelli e sorelle, Gesù ha detto di Sé: “Io sono la via, la verità e la vita” . Ciò significa che per seguire Cristo dobbiamo conoscere la verità e vivere secondo la verità; solo se conosciamo la verità e ispiriamo la nostra vita alla verità saremo veramente liberi. E mi riferisco in particolare alla verità sulla dignità del cristiano e sul suo destino eterno.  In effetti, come si può essere liberi se si vive della menzogna, se ci facciamo ingannare dai falsi modelli che così spesso vengono proposti dai mezzi di comunicazione sociale? Se non seguo la strada giusta, precipiterò in un burrone; se non mi oriento consapevolmente verso ciò che è davvero importante nella mia vita, divento una marionetta nelle mani degli altri. Pensateci: anche chi si droga si illude di essere libero, ma si sta invece incamminando verso una terribile schiavitù che finisce per distruggerlo. Il Servo di Dio Giovanni Paolo II, al cui servizio ho avuto la fortuna di lavorare per 27 anni e che per me è già Santo (infatti lo chiamo e lo venero come tale sin dalla sua dipartita), ha ricordato instancabilmente il legame inscindibile che c’è tra la libertà e la verità, e lo ha proclamato senza paura dinanzi ai regimi dittatoriali, dinanzi all’oppressione dell’ideologia comunista, dinanzi agli inganni della società capitalista e consumistica, tutta incentrata sulla ricerca del benessere materiale. Già nella sua prima enciclica, la ‘Redemptor hominis’ del 1979, Giovanni Paolo II scrisse: “Troppo spesso si confonde la libertà con l’istinto dell’interesse individuale o collettivo o, ancora, con l’istinto di lotta e di dominio, qualunque siano i colori ideologici con cui essi sono dipinti”. E’ molto bello vedere come anche il Santo Padre Benedetto XVI stia insistendo, tra l’altro, su questo stesso argomento, spiegando in molte occasioni quali sono le tendenze della cultura contemporanea che offuscano la verità e pretendono di privarci della libertà. Pochi giorni fa, a conclusione dell’Anno Paolino, il Papa ha messo in risalto una caratteristica della nostra società che è conseguenza dell’allontanamento di molti dal patrimonio di verità contenuto nella fede cattolica. Lo spiegava con queste parole: “L’uomo interiore deve rafforzarsi – è un imperativo molto appropriato per il nostro tempo in cui gli uomini così spesso restano interiormente vuoti e pertanto devono aggrapparsi a promesse e narcotici, che poi hanno come conseguenza un’ulteriore crescita del senso di vuoto nel loro intimo. Il vuoto interiore – la debolezza dell’uomo interiore – è uno dei grandi problemi del nostro tempo”. Fratelli carissimi, rivolgiamoci alla Madre della Speranza e chiediamoLe di non farci sperimentare mai questo vuoto interiore, che si verifica quando si perde di vista la verità della nostra fede; chiediamoLe di non inseguire le false promesse e i narcotici, di chi imposta la propria vita esclusivamente sulla ricerca del piacere sensibile, del successo, dell’arricchimento, del potere umano: tutto ciò è un narcotico, nel senso che ci addormenta l’anima e indebolisce la nostra capacità di comprendere la verità, e alla fine svuota sempre più la nostra interiorità. Non è forse vero che in tanta gente, accanto a noi, vediamo i segni di questo vuoto interiore? Lasciate che vi faccia una confidenza. Ringrazio continuamente il Signore per avermi concesso la grazia inestimabile di aver vissuto per più di vent’anni accanto a San Josemaría Escrivá, il fondatore dell’Opus Dei. Ho imparato dalla sua predicazione e dal suo esempio che ogni cristiano, consapevole di essere figlio di Dio, dev’essere testimone coerente nell’ambiente in cui si trova: in famiglia, sul lavoro, a scuola, tra gli amici e i conoscenti. San Josemaría contagiava attorno a sé la gioia della sua vita di innamorato; proprio così: di innamorato di Cristo. Ci invitava a non essere timorosi, ad essere consapevoli che dalla fedeltà alla nostra vocazione cristiana, specie nella vita delle nostre famiglie e nell’ambiente di lavoro, dipende il bene di tutta la società. In una delle sue opere leggiamo: “Se noi cristiani vivessimo davvero secondo la nostra fede, si verificherebbe la più grande rivoluzione di tutti i tempi… L’efficacia della corredenzione dipende anche da ciascuno di noi! Méditalo”. La Madre della Speranza interceda perché ognuno di noi qui presenti avverta la benedetta responsabilità di non arrestare questa rivoluzione di Cristo che trasforma i cuori. Dobbiamo vivere da cristiani maturi, come ha ricordato Benedetto XVI nel concludere l’Anno dedicato a San Paolo, lo scorso 28 giugno. In quella occasione il Papa ha rammentato alcune caratteristiche della maturità cristiana e ha spiegato: “Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo. La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa si oppone ai venti della moda” . Dobbiamo essere veramente cristiani adulti, che hanno assimilato in profondità i contenuti della propria fede, che sanno proclamare e difendere senza paura le verità che ispirano la propria vita, che non si vergognano di manifestare la coerenza tra la fede e l’esistenza di ogni giorno: ad esempio, nell’andare a Messa tutte le domeniche e le feste di precetto, nel vivere i tempi di vacanza e di divertimento con sobrietà, nell’educare cristianamente i figli, nel lavorare con onestà e con serietà, nel dedicare ogni giorno un po’ di tempo alla preghiera. La tradizione della Chiesa applica alla Madonna le parole del libro del Siracide che abbiamo ascoltato nella prima lettura: “Io sono la madre del bell’amore e del timore, della conoscenza e della santa speranza”. Non posso non ricordare con commozione quanto a San Josemaría piacesse invocare così la Madonna: Mater Pulchrae Dilectionis, Madre del Bell’Amore! Commissionò ad uno scultore romano una statua della Madonna con questo titolo, a grandezza naturale, e ogni volta che le passava accanto, si fermava a baciarla e ad invocare l’intercessione della Madonna perché tutti i cristiani comprendessero il valore della virtù della santa purezza – una virtù di cui oggi si parla poco – e la vivessero. San Josemaría soleva ripetere che “la castità non è un peso molesto e umiliante. E’ un’affermazione lieta: l’amore, il dominio, la vittoria su di sé non vengono dalla carne, né dall’istinto; procedono dalla volontà, soprattutto se è unita alla Volontà del Signore. Per essere casti – e non semplicemente continenti od onesti -, dobbiamo sottomettere le passioni alla ragione, per un motivo elevato, per un impulso dell’Amore”. Affido, pertanto, quest’ultima intenzione alla Madre della Speranza: che i cristiani, a cominciare da noi qui presenti, non si lascino ingannare da coloro che banalizzano l’amore e lo riducono al semplice sesso, alla ricerca di un piacere sensuale e passeggero. L’amore umano è qualcosa di molto più nobile e bello, perché coinvolge il corpo e lo spirito, i gesti e i sentimenti, l’intelligenza e la volontà; non possiamo permettere che gli esseri umani siano ridotti a degli animali, preda dei loro istinti: la persona umana, invece, può orientare e dominare, con la libertà e con la grazia di Dio, i propri impulsi. Solo se si impara a vivere il Bell’Amore, l’amore puro, sarà possibile vivere bene il fidanzamento e condurre fedelmente la vita matrimoniale; solo se si impara a vivere il Bell’Amore, ognuno potrà chiedere con generosità al Signore: Fammi conoscere la mia vocazione! Mostrami che cosa vuoi da me! E il Signore, che vuole la nostra felicità, gli farà vedere qual è la sua strada verso la santità: quella del matrimonio, quella del sacerdozio, quella della donazione celibataria nella vita consacrata o nella vita secolare in mezzo al mondo. E proprio grazie al Bell’Amore che ha gettato radici nel proprio cuore, ognuno potrà rispondere con generosità di sì alla propria chiamata. Maria, Madre della Speranza! Ti affidiamo la persona e le intenzioni del Santo Padre Benedetto XVI e in particolare i frutti dell’Anno Sacerdotale da lui inaugurato il 19 giugno. Ti affidiamo noi stessi e le nostre famiglie: fa’ che ognuno di noi viva con maturità la propria fede e che la testimoni con coraggio nel proprio ambiente; fa’ che noi tutti assaporiamo la bellezza del Bell’Amore e che sappiamo aiutare gli altri a scoprirne tutto il fascino. Così sia.