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Libertà violata
di Mauro Bontempi
CITTA’ DEL VATICANO – Condotta al patibolo durante il Terrore giacobino, Jeanne Roland de la Platierè pare abbia esclamato “O Libertà, quanti delitti si commettono in tuo nome!”. Un delitto è, secondo l’etimologia latina, una fallimento. È il fallimento di una concezione perversa della libertà. È un vulnus della libertà. Non si tratta solo di reati alla persona, ma di ogni violazione o riduzione della sua sfera di diritti di uomo prima ancora che di cittadino. In tale contesto, la fede del credente deve esigere una sorta di “super-protezione” in forza della sua essenza, che tocca e coinvolge le profondità dell’animo umano. Proclamata nelle carte fondamentali, essa è di fatto continuamente offesa e oggetto di diuturni atti di scherno e derisione. Durante il volo verso il Camerun, Benedetto XVI si è espresso sull’inefficacia di una politica sanitaria contro fondata sulla distribuzione e l’educazione all’uso dei preservativi. Un tema sul quale le posizioni della Chiesa sono chiare sin dalle prime indicazioni espresse nel magistero di Pio XII a partire dal cosiddetto “principio della totalità” (“la parte esiste per il tutto, e di conseguenza il bene della parte resta subordinato al bene del tutto; il tutto è determinante per la parte e può disporne nel suo interesse, il principio procede dall’essenza delle nozioni e delle cose e deve quindi avere valore assoluto”), principio fondamentale dalla quale scaturisce buona parte del pensiero sociale della Chiesa sul piano dei rapporti tra il singolo e la Comunità, ma anche su un versante meno immediato: quello medico. “Se l’individuo ha un certo potere sulle membra del proprio corpo, l’autorità pubblica non ha nessun potere sull’essere fisico dei cittadini”. D’altro canto “l’uomo è l’usufruttuario, non il possessore indipendente e il proprietario del suo corpo, della sua vita e di tutto ciò che il Creatore gli ha dato perché ne faccia uso, e questo in conformità ai fini della natura. Il principio fondamentale: «Solo colui che ha il diritto di disposizione è abilitato a farne uso e, anzi, unicamente nei imiti che gli sono stati fissati» è una delle ultime e più universali norme d’azione, alle quali il giudizio spontaneo e sano si attiene fermamente e senza le quali l’ordine giuridico e quello della vita comune degli uomini nell’ambito della società è impossibile”. Dal 1952, tempo in cui Pio XII con indubbio acume e lungimiranza svolgeva il suo ragionamento, il salto rapido giunge al 1965 alla Gaudium et Spes e poi alla Humanae Vitae (1968): mentre nel testo post conciliare, rifacendosi al magistero di Pacelli, si parla di “ordinata e onesta procreazione”, nella Humanae Vitae Paolo VI affronta nella sua integralità la questione, toccando, finanche, il tema dei metodi contraccettivi pur sempre all’interno del contesto di riferimento che rimane la famiglia. È inammissibile l’esistenza di rapporti sessuali ante-matrimoniali o extra-matrimoniali visto che è solo all’interno della sfera coniugale che “la Chiesa insegna essere lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere minimamente i principi morali” (HV, 16). La posizione della Chiesa è chiaramente espressa in questa posizione. Giovanni Paolo II nella Evangelium Vitae e Benedetto XVI nella Deus Caritas Est hanno arricchito la riflessione sulla base della specifica sensibilità della propria spiritualità e del proprio pensiero, aggiornando, all’occorrenza, la riflessione sul tema in risposta al clima sociale e alle nuove “derive” sessuali. “Contraccezione, sterilizzazione e aborto vanno certamente annoverati tra le cause che contribuiscono a determinare le situazioni di forte denatalità. Può essere facile la tentazione di ricorrere agli stessi metodi e attentati contro la vita anche nelle situazioni di «esplosione demografica»” (EV, 16). Così Giovanni Paolo II nella Evangelium Vitae (1993). Molti e vibranti furono gli appelli, inscritti spesso nella memoria collettiva, contro l’uso dei contraccettivi sia nei rapporti pre-matrimoniali sia come strategia d’urto contro la diffusione dell’AIDS proprio nella sua “amata” Africa. “Al di là delle intenzioni, che possono essere varie e magari assumere forme suadenti persino in nome della solidarietà, – si legge ancora nella Evaneglium Vitae – siamo in realtà di fronte a una oggettiva «congiura contro la vita» che vede implicate anche Istituzioni internazionali, impegnate a incoraggiare e programmare vere e proprie campagne per diffondere la contraccezione, la sterilizzazione e l’aborto. Non si può, infine, negare – “stoccata” finale – che i mass media sono spesso complici di questa congiura, accreditando nell’opinione pubblica quella cultura che presenta il ricorso alla contraccezione, alla sterilizzazione, all’aborto e alla stessa eutanasia come segno di progresso e conquista di libertà, mentre dipinge come nemiche della libertà e del progresso le posizioni incondizionatamente a favore della vita” (EV, 17). Triste conferma delle parole di Woytjla si è avuta proprio in occasione delle dichiarazioni di Benedetto XVI che tanto clamore hanno suscitato nella “Vecchia Europa”. In particolare Parigi ha espresso “fortissima preoccupazione davanti alle conseguenze di queste frasi (che mettono) in pericolo le politiche di sanità pubblica e gli imperativi di protezione della vita umana”. Posizioni, queste, assai discutibili sul piano della forma e del contenuto. Così come il Pontefice ha diritto ad esprimere le sue posizioni, anche i governi sono legittimati a criticare il Papa e a seguire una politica autonoma. Siamo nella naturale dialettica di diritto di espressione. A ben guardare, sul piano dei principi, è degradante trattare le posizioni della Chiesa come “opinioni personali”. Ma, ammettiamo pure, per amor di pace, la “fisiologia” della posizione francese. La blasfemia è però “dietro l’angolo”: la vignetta di Plantu su Le Monde del 17 marzo. Nostro Signore raffigurata in piedi su un barcone che getta profilattici ad un mare di mani tese. Dietro Cristo, il Papa, malamente raffigurato, che commenta: “buffonate”. Esiste termine diverso da questo: “blasfemo” cioè “parlare offensivo” verso tutto ciò che è sacro e inviolabile per i Cristiani. Incomprensibile la risposta di alcuni esponenti politici italiani di entrambi gli schieramenti che hanno difeso il cosiddetto “diritto di satira” verso “un uomo come noi”. I commenti sono superflui…. Il governo italiano, con una formula alquanto anodina, si è distinto per la difesa del Pontefice nell’esercizio del suo diritto di espressione senza entrare nel merito delle dichiarazioni stesse. Ma da Parigi le buone notizie non sono finite con Plantu. Dinnanzi alla cattedrale di Notre Dame, domenica 22.00, una banda di incivili (non c’è altra definizione per simili raggruppamenti), esponendo manifesti del Pontefice con l’iscrizione “assassino”, hanno attaccato verbalmente il Pontefice e distribuito profilattici. Qualcosa si sta muovendo, se, in risposta a quest’atto vile e offensivo, alcuni giovani parrocchiani hanno esposto poster del tipo “non toccate il mio Papa”. A suon di uova marce e qualche “guareschiana” manomissione hanno bloccato la manifestazione. La risposta violenta non è assolutamente auspicabile o condivisibile ma è smaccata la campagna mediatica contro la figura stessa del Pontefice il cui messaggio, sempre chiaro e inappuntabile sul piano dottrinale, è continuamente stravolto allo scopo di sostenere l’accusa rivoltagli dai detrattori meno offensivi, di “anti-modernismo”. “L’uomo diventa veramente se stesso, quando corpo e anima si ritrovano in intima unità; la sfida dell’eros può dirsi veramente superata, quando questa unificazione è riuscita. Se l’uomo ambisce di essere solamente spirito e vuol rifiutare la carne come una eredità soltanto animalesca, allora spirito e corpo perdono la loro dignità. E se, d’altra parte, egli rinnega lo spirito e quindi considera la materia, il corpo, come realtà esclusiva, perde ugualmente la sua grandezza” (Deus Caritas Est, 5). Dove si anniderebbe il germe dell’oscurantismo in queste posizioni? Dove ravvisare pericolosi attacchi all’uomo “d’oggi”? “L’eros degradato a puro « sesso » diventa merce, una semplice « cosa » che si può comprare e vendere, anzi, l’uomo stesso diventa merce. In realtà, questo non è proprio il grande sì dell’uomo al suo corpo. Al contrario, egli ora considera il corpo e la sessualità come la parte soltanto materiale di sé da adoperare e sfruttare con calcolo. Una parte, peraltro, che egli non vede come un ambito della sua libertà, bensì come un qualcosa che, a modo suo, tenta di rendere insieme piacevole ed innocuo. In realtà, ci troviamo di fronte ad una degradazione del corpo umano, che non è più integrato nel tutto della libertà della nostra esistenza, non è più espressione viva della totalità del nostro essere, ma viene come respinto nel campo puramente biologico”(Ibidem). Non è questa la sensazione di tanti uomini e donne che, giunti alla “sazietà sessuale”, scoprono di aver disperso il proprio essere nella freddezza del gesto sensuale, svuotando e depauperando i propri sentimenti sull’altare del piacere fine a se stesso. il rifiuto del profilattico non trova la sua giustificazione nell’oggetto in sé, ma nel principio che è al di sopra dello strumento. Giustificarlo per i malati di AIDS porterebbe automaticamente alla sua legittimazione come prassi per ogni rapporto sessuale e quindi alla surrettizia introduzione della pratica in ogni unione. Eloquenti le parole di Paolo VI nella Humanae Vitae che mantengono ad oggi la stessa immutata verità: “Gli uomini retti potranno ancora meglio convincersi della fondatezza della dottrina della chiesa in questo campo, se vorranno riflettere alle conseguenze dei metodi di regolazione artificiale delle nascite. Considerino, prima di tutto, quale via larga e facile aprirebbero così alla infedeltà coniugale ed all’abbassamento generale della moralità. Non ci vuole molta esperienza per conoscere la debolezza umana e per comprendere che gli uomini – i giovani specialmente, così vulnerabili su questo punto – hanno bisogno d’incoraggiamento a essere fedeli alla legge morale e non si deve loro offrire qualche facile mezzo per eluderne l’osservanza. Si può anche temere che l’uomo, abituandosi all’uso delle pratiche anticoncezionali, finisca per perdere il rispetto della donna e, senza più curarsi del suo equilibrio fisico e psicologico, arrivi a considerarla come semplice strumento di godimento egoistico e non più come la sua compagna, rispettata e amata. Si rifletta anche all’arma pericolosa che si verrebbe a mettere così tra le mani di autorità pubbliche, incuranti delle esigenze morali. Chi potrà rimproverare a un governo di applicare alla soluzione dei problemi della collettività ciò che fosse riconosciuto lecito ai coniugi per la soluzione di un problema familiare? Chi impedirà ai governanti di favorire e persino di imporre ai loro popoli, ogni qualvolta lo ritenessero necessario, il metodo di contraccezione da essi giudicato più efficace? In tal modo gli uomini, volendo evitare le difficoltà individuali, familiari o sociali che s’incontrano nell’osservanza della legge divina, arriverebbero a lasciare in balia dell’intervento delle autorità pubbliche il settore più personale e più riservato della intimità coniugale. Pertanto, se non si vuole esporre all’arbitrio degli uomini la missione di generare la vita, si devono necessariamente riconoscere limiti invalicabili alla possibilità di dominio dell’uomo sul proprio corpo e sulle sue funzioni; limiti che a nessun uomo, sia privato, sia rivestito di autorità, è lecito infrangere. E tali limiti non possono essere determinati che dal rispetto dovuto all’integrità del corpo umano e delle sue funzioni naturali secondo i principi sopra ricordati e secondo la retta intelligenza del principio di totalità, illustrato dal nostro Predecessore Pio XII” (HV, 17). L’ampia citazione sta anche ad indicare la continuità e solidità dottrinaria dei Pontefici sulla sessualità e su quanto ostica sia la battaglia in difesa della vita e della dignità dell’uomo contro l’arrogante ignoranza di un libertinismo camuffato sotto i panni della difesa di una deviata libertà d’espressione.
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