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Focus sul Campionato di Calcio – La Juve non può permettersi di perdere con l’Inter. Per il secondo posto e per l’onore
di Luciano Moggi
Non è la vigilia che i tifosi bianconeri avevano in mente. Juve-Inter doveva essere la madre di tutte le partite, e tutto è cambiato per colpa di un pareggio beffardo, una sconfitta bruciante e sei gol in due partite che sono veramente troppi. E come se non bastasse, adesso c’è anche un margine di rischio. Non si lotta più per lo scudetto (anche vincendo – ha ragione Ferrara – non cambia niente), ma si deve stare attenti al Milan, sornione, che medita il sorpasso. I rossoneri sono meglio sistemati. Affrontano in casa il Torino che, rapportato all’Inter, pur con tutta la considerazione che posso avere per l’orgoglio dei granata, è un avversario di ben più limitata caratura. Il divario di difficoltà è così tutto a carico dei bianconeri. E per dirla a cuori forti, autorizzando però tutti gli scongiuri, una nuova battuta d’arresto porrebbe la Juve in condizione di perdere il secondo posto. Come la squadra sia finita in questa situazione sembra irreale. A fine gennaio la Juve era a un passo dall’Inter abbastanza per sognare un clamoroso aggancio. Poi il distacco si è via via allargato, e la classifica è venuta fuori nella sua acre verità. Gli effetti sono dirompenti pure sotto l’aspetto ambientale. Ranieri è tornato sulla graticola, come terminale apparente di tutte le responsabilità (e non è giusto), ma nello stesso tempo i dubbi riproposti sulle operazioni del mercato passato hanno indirizzato molte critiche anche alla dirigenza. E’ un discorso che faccio con fatica, ma non posso prescindere dal segnalarlo in un quadro d’insieme della situazione in essere. Ho sentito parlare in tv di un management inadeguato e non all’altezza, sintomo di un progressivo scollamento di fiducia tra il club, i media e la tifoseria. Non la vedo così nera, ma è indubbio che sono stati commessi molti errori, qualcuno dei quali poteva essere evitato. Anche l’eccessivo ottimismo quando tutto filava con il vento in poppa è stato mal diffuso. Se fai capire alla gente che puoi lottare per tutti i traguardi e puoi anche vincerli, la delusione è grossa quando tutti capiscono che la dose di ottimismo era sovrabbondante. Un po’ di viaggio a vista non sarebbe stato male, e poi quel mettere l’allenatore a disagio organizzando incontri apparentemente a futura memoria, spendibili nel 2010 (ma nessuno vi ha creduto) non è stata la mossa migliore che si poteva fare. La marcia indietro che è stata innestata è un rimedio parziale, che attutisce di poco i danni fatti. Apparentemente ci ha guadagnato Ranieri con il suo posto consolidato “qualunque sia l’esito della stagione”. Una promessa impegnativa che tende a rispondere alla situazione del momento, ma chissà quanto veramente attendibile. Il quadro della situazione dice la Juve è a un bivio, può svoltare verso un’amara conclusione della stagione, ma può anche darvi tutta un’altra dimensione. Basterebbe la difesa del secondo posto, senza trascurare il cammino finale in Coppa Italia, dove in questo momento è in pericolo la semifinale, ma passando il turno le ambizioni si rilancerebbero con facilità. In verità, persino il terzo posto, con ammissione diretta alla Champions, non saprebbe assolutamente di una stagione da dimenticare. Ma al secondo posto il popolo juventino si è abituato, e perderlo sarebbe più che una delusione. Anche per questo la Juve non può sbagliare la sfida con l’Inter, ma qui naturalmente la spingono l’amore per la bandiera, la sua storia e il suo blasone, e la volontà di riscatto rispetto allo smacco dell’andata. In quella serata funesta, la Juve fu imbavagliata e malmenata dalla migliore Inter della stagione e dal miglior Mourinho dell’annata che non sbagliò una mossa e che diede, occorre dirlo, una lezione a Ranieri. Ogni partita fa storia a sé e dunque è tutt’altro che probabile che le stesse mosse riescano ad ottenere il medesimo risultato, anche perché all’Inter manca Maicon, che aprì a fette quella sera le maglie juventine. C’è però Stankovic, che fu un altro dei grimaldelli utilizzati con successo da Mourinho. Ma fu tutta l’impostazione che premiò allora i nerazzurri, che presero in mano le redini del gioco, e non lo dismisero più sino alla fine. Mi ci soffermo perché è quel modulo, se Mourinho lo riproporrà, che la Juve deve smantellare all’origine. Non conta che l’Inter dovrebbe sentirsi appagata e giocare eventualmente per due risultati. Il pareggio potrebbe starle bene. Io ho l’impressione che proprio perché potrà giocare in sourplesse, e cioè con sostanziale freddezza, l’Inter potrebbe essere ancora molto pericolosa. Conteranno gli stimoli, che la Juve avrà di più in abbondanza. E poi come sempre potrà dipendere da Ibrahimovic, dalla sua condizione, dalla sua voglia e da come si sentirà nello stadio dei suoi vecchi colori bianconeri. Non credo che Zlatan li abbia dimenticati, ma è vero che molta acqua è passata sotto i ponti. I tifosi juventini si augurano naturalmente che Ibra si trovi con le polveri bagnate. Ranieri ha meditato molto su quale schieramento mandare in campo e l’orientamento è quello di approntare una squadra che abbia un po’ di fantasia in meno ma molto vigore atletico in più e più aggressività. Ma il discorso della fisicità, che è uno dei fattori di forza dell’Inter, si scontra con l’assenza di Sissoko, infortunato, il più adatto alla bisogna, e quella di Camoranesi, squalificato al pari di Marchisio. Ranieri deve fare di necessità virtù e agire con quello che il gruppo gli riserva. I due centrali dovrebbero essere Tiago e Poulsen, per un’ennesima riprova che poche volte, occorre dirlo, è stata convincente. Il tocco di fantasia in meno dovrebbe riguardare Del Piero, che andrebbe in panchina per essere apparentemente pronto per la gara di Coppa Italia con la Lazio. In realtà il capitano pagherebbe la condizione non più brillante come fino a qualche tempo fa. Destino ingrato di chi più di ogni altro quest’anno ha contribuito a tenere la squadra in linea di competizione con l’Inter e che potrà sentirsi legittimamente defraudato dalla mancata partecipazione nella partita più sentita dal club e dalla tifoseria. Juve-Inter è il derby d’Italia, si può perdere una volta in una stagione, non di più.
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