home chi siamo archivio news scriveteci
L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



La Chiesa negli Atti degli Apostoli

di Sua Eccellenza Reverendissima

Monsignor Andrea Gemma*

CITTA’ DEL VATICANO – Tornando al mio sogno, se volgo lo sguardo a quella meravigliosa comunità-Chiesa che emerge dal libro degli Atti degli Apostoli, sono costretto a dire: eccolo qui realizzato come meglio non si potrebbe immaginare. E allora, ancora una volta sono costretto ad affermare: per ritrovare la freschezza, la vivacità, la fecondità della vera Chiesa di Gesù, bisogna volgersi indietro, bisogna coraggiosamente rimuovere le incrostazioni inutili, le sovrapposizioni ridondanti, la moltiplicazione delle strutture – il che significa nel linguaggio corrente moltiplicazione della burocrazia -, bisogna cioè rifarsi a quella comunità nata e mostrata il giorno stesso della Pentecoste. Per questo è necessario rifarsi allo stupendo libro di San Luca, per rilevare i tratti salienti che caratterizzano la comunità dei discepoli di Gesù. La prima cosa che balza agli occhi è la comunione fraterna che rendeva i discepoli di Gesù “un cuor solo e un’anima sola”: “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune” (At 4,32). A questa comunione si riferisce anche l’altro sommario dello stesso libro degli Atti: “Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli” (At 2, 42-43). Garanti della comunione sono indiscutibilmente gli Apostoli, con alla testa Pietro, al quale tutti continuamente fanno riferimento. È lui infatti che, spalancatosi il cenacolo, prende la parola e tiene la prima fondamentale catechesi che riunisce in quel primo giorno nella Chiesa ben tremila persone (cf At 2,41). Agli Apostoli, per loro stessa decisione, vengono associati i primi sette diaconi: “Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. (…) Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola”. (At 6,2-4). Come si fa a non sottolineare più volte quest’ultima icastica professione degli Apostoli? Essi qualificano così, per allora e per sempre, la vera identità del ministero apostolico e dei loro più stretti collaboratori, quando questo ministero si confonde con un impegno terrestre, sociale, politico, perde la sua connotazione primigenia. Di qui il primato della Parola che emerge, si può dire, in ogni pagina del libro degli Atti, fino a rendere questa Parola quasi un organismo vivente che si sviluppa (cf At 6,7) e ancora: “La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione” (At 13,52). La preghiera degli Apostoli, esposti alla prigionia e alla fustigazione, questa è: “Ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di proclamare con tutta franchezza la tua parola” (At 4,29). Questa “franchezza” – in greco parrhesìa – è la qualifica che più spesso accompagna la predicazione, la quale, forte della verità di Dio, non può temere alcuna costrizione e deve essere proclamata ad ogni costo, anche a rischio della vita. Dice San Paolo, già incatenato per il Vangelo: “… La parola di Dio non è incatenata” (2Tm 2,9). Infine dal libro degli Atti degli Apostoli emerge inequivocabilmente l’azione dello Spirito Santo. A noi è sempre piaciuto indicare questo libro della santa Scrittura, come il Vangelo dello Spirito Santo. Esso è il documento primo della presenza viva e operante dello Spirito nella Chiesa di Gesù. Di quel libro e della vicenda che in maniera avvincente in esso si narra, lo Spirito Santo è il vero protagonista: parla, agisce, ammonisce, ordina come una persona viva e presente, una persona con cui si deve assolutamente fare i conti.  Vediamone i tratti salienti.

– Subito ci si offre dinanzi la Pentecoste (At 2,1-21): la grande epifania dello Spirito, il battesimo della Chiesa di Gesù e la sua solenne ostensione al mondo.

– Si pensi a quello che erano gli Apostoli prima di quel momento – paurosi, silenziosi, inerti – e quello che immediatamente diventano.

– Leggiamo quest’altra significativa affermazione: “Quando ebbero pregato, si scosse il luogo dove erano radunati e furono tutti pieni di Spirito Santo, sicché annunziavano con franchezza la parola di Dio” (At 4, 31), questa è un’effusione che si traduce subito in testimonianza. Gli Apostoli affermano che la loro è la testimonianza stessa dello Spirito, che agisce attraverso coloro su cui è stato effuso.

– Degli Apostoli è detto: “Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo” (At 8,15-17). Il ministero degli Apostoli, attraverso i segni esteriori, conferisce a chi è ben disposto dalla fede, il dono dello Spirito Santo che trasforma ed abilita. E quanto avviene ancor oggi nel conferimento dei sacramenti.

– Leggiamo: “Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti e accostati a quel carro (dell’etiope)» (…) Lo Spirito del Signore rapì Filippo” (At 8,29-39). Stupenda questa vicenda di contatto apostolico, di evangelizzazione e di conversione, coronata dal battesimo: ne è artefice primo ed imperioso lo Spirito Santo, al quale il diacono Filippo non può che prestarsi docile strumento, è lo Spirito che spinge all’azione apostolica. Egli è l’anima della missione.

– La vicenda dell’incontro di Pietro con il centurione Cornelio (cf At 10,19 ss) segnò un momento di straordinaria e fondamentale importanza nella Chiesa di Gesù: l’ingresso in essa dei primi pagani. Pietro stesso ne è stupito. Ma deve riconoscere che allo Spirito non si può resistere (cf At 10,19.44).

– Leggiamo: “Uno di loro, di nome Agabo, si alzò in piedi e annunciò, per impulso dello Spirito, che sarebbe scoppiata una grande carestia” (At 11,29). Ammiriamo qui il carisma della profezia che lo Spirito dona, anche a chi non è Apostolo, per il bene di tutti.

– Nella vicenda di Paolo, a cui è dedicata la seconda parte del libro degli Atti, lo Spirito Santo è costantemente e attivamente presente. Leggiamo: “Mentre attendevano al servizio del Signore e digiunavano, disse loro lo Spirito Santo: Mettetemi da parte Barnaba e Saulo…” (At 13,2). Lo Spirito Santo chiama all’apostolato. Lo Spirito Santo guida i messaggeri del Vangelo (cf At 13,4). Uno dei doni dello Spirito Santo, tra i più necessari per la nostra vita, è la gioia (cf At 13,52). Lo Spirito è la guida sicura per il cammino dei missionari (cf At 16,7). Lo Spirito Santo è la forza nella sofferenza e nella persecuzione ed è sicura tutela (cf At 20,22-23). Lo Spirito Santo suggerisce il confronto fraterno (cf At 21,4).

– Il capitolo quindicesimo degli Atti riferisce sul cosiddetto «concilio di Gerusalemme». Sorge una controversia nella Chiesa. Gli Apostoli si riuniscono (At 15,6). Parla prima Pietro e poi Barnaba. La formula che li accompagna e sigilla la loro comunicazione a tutti i fratelli è questa: “Infatti, è apparso bene allo Spirito Santo e a noi…” (At 15,28). Gli Apostoli sono convinti che, esercitando la loro missione di maestri, danno voce allo Spirito Santo stesso. È lui che avvalora il loro insegnamento.

Ci fermiamo qui, anche se molto ci sarebbe da aggiungere. Come sarebbe bella una Chiesa come questa!

 

*Vescovo di Santa Romana Chiesa