di Sua Eccellenza Reverendissima
Monsignor Andrea Gemma*
CITTA’ DEL VATICANO – Strano questo mio sogno! Anziché dirigersi, come è di tutti i sogni, verso il futuro desiderato, è potentemente rivolto all’indietro… Sì, la Chiesa che io sogno, come è facile immaginare, mi proietta necessariamente sull’opera di Gesù, che di questa Chiesa è il fondatore. È necessario dunque riferirsi con amore a quel Vangelo che è senz’altro la carta di fondazione di questa Chiesa, la quale, invece, lungo i secoli sembra essersi troppo allontanata dalla sua scaturigine. Gesù ha fondato la sua comunità per tappe. Vediamole rapidamente in sequenza:
– Il pilastro fondante, “la pietra scartata dai costruttori e divenuta testata d’angolo” (cf. Mt 21,42) è Gesù, senza di lui non si può parlare di comunità-Chiesa. L’inizio è da lui, dalla sua persona, dalla quale “usciva una forza cha sanava tutti” (cf. Lc 6,19); dalla sua parola che, pronunziata con autorità, attirava le folle, le rendeva dimentiche persino dei bisogni fondamentali, dai “segni” che questa parola accompagnavano e confermavano. Da qui scaturisce ciò che tutti i credenti sanno: Gesù si identifica con la sua comunità.
– Attorno a Gesù, come accennato, si stringono le folle, specialmente quelle dei più umili fra il popolo, che non si stancavano di ascoltarlo, di osannarlo, di chiedere da lui guarigione e salvezza. Di queste folle, Gesù ha compassione (cf Mc 8,2). A queste folle, Gesù proclama: il “Regno di Dio” si è fatto vicino, presente, appunto, con la sua persona (cf Mc 1,15), e confermava l’affermazione con i miracoli di ogni genere, con il risanamento dei malati, con l’espulsione degli spiriti maligni.
– Tra queste folle, Gesù, in luoghi e momenti diversi, scelse con personale chiamata “i Dodici”, ossia gli Apostoli, quali suoi stretti collaboratori, quali privilegiati testimoni, quali depositari delle profondità dell’annunzio evangelico, quali continuatori della sua opera: Gesù “Ne scelse Dodici – che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni” (Mc 3,14).
– A capo di questi Dodici, Gesù colloca Simone, cui dà il nome di “roccia”, promettendogli un primato nella sua comunità: “E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra, sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,18-19). Questo primato sarà conferito a Pietro, prima della passione, con le altre parole di Gesù: “Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32); e dopo la risurrezione con queste altre parole: “Pasci i miei agnelli… Pasci le mie pecore” (Gv 22,15-19).
– Con l’istituzione dell’Eucaristia nell’ultima cena, Gesù anticipa sacramentalmente il suo sacrificio pasquale, fonte e culmine di quella salvezza che nella Chiesa ci è offerta e dota la sua comunità del sacrificio sostitutivo di tutti i sacrifici antichi ed assicura la sua reale presenza in mezzo al suo popolo. (Il Cardinale Joseph Ratzinger, futuro Benedetto XVI, a proposito di questo momento della fondazione della Chiesa, parla di ecclesiologia eucaristica…).
– La morte e risurrezione di Gesù è la nascita definitiva della Chiesa e l’inizio della sua crescita. “L’inizio e la crescita della Chiesa sono simboleggiati dal sangue e dall’acqua che uscirono dal costato aperto di Gesù crocifisso” (CCC 766), allusione chiara al battesimo che introduce nella Chiesa e all’Eucaristia che ne è il nutrimento. Possiamo aggiungere che, secondo l’evangelista Giovanni ed il suo misterioso linguaggio – “…Chinato il capo, consegnò lo spirito” (Gv 19, 30) – abbiamo, secondo molti commentatori, una prima effusione di Spirito Santo, preludio di quella che sarebbe avvenuta nella Pentecoste.
– Dopo la risurrezione e prima dell’ascensione, Gesù affida il grande incarico agli Apostoli: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv 20,21); “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che io vi comando. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19-20); e ancora: “Chi ascolta voi, ascolta me, chi disprezza voi, disprezza me” (Lc 10,16). C’è qui chiaramente evidenziata la costituzione essenziale della Chiesa, la sua necessità ed unicità, la sua indefettibilità, la sua universalità e cattolicità. È evidenziata pure la continuità del ministero apostolico, mediante la legittima successione, ed il primato indiscutibile della Parola, che tutti gli uomini son destinati a ricevere e alla quale debbono obbedire per ottenere la salvezza.
– L’assicurazione di Gesù – “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” -rimarca la presenza viva di lui nella sua Chiesa e la sua identificazione con essa.
– Il tocco definitivo in questa mirabile costruzione si ha nel giorno della Pentecoste, quando viene effuso con abbondanza lo Spirito che riunisce tutti i popoli, parla quindi tutte le lingue ed è il contrario dell’antica Babele. Questo Spirito, che del Corpo mistico di Cristo è l’anima, sarà sempre nei discepoli di Gesù, con loro e presso di loro (cf Gv 14,17); sarà parimenti l’operatore mirabile di quella indefettibile vitalità ricca di opere grandiose e immortali che hanno segnato i venti secoli del cristianesimo.
Come è bella questa meravigliosa, completa costruzione che ha sfidato i secoli e contro la quale nulla potranno le potenze infernali. Come non esprimere tutta la gioia di appartenerne e ringraziarne il divino Autore con l’umile richiesta di ottenerci la perseverante fedeltà a questa immeritata appartenenza?
*Vescovo di Santa Romana Chiesa