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Le farneticazioni di Mourinho e un interrogativo: ma il Campionato di calcio è ancora regolare?

di Luciano Moggi

Non sarà lo sfogo fuori regola di Mourinho a cambiare i fatti. E i fatti dicono che il rigore a favore dell’Inter contro la Roma nell’ultima di Campionato non c’era. E se anche Abete, che è un uomo prudente per natura, ha detto che un giudice di porta avrebbe potuto aiutare Rizzoli, lasciando chiaramente intendere che l’arbitro ha sbagliato, c’è da mettere il punto e non andare più avanti. Non è un caso che sulla regolarità del rigore siano rimasti solo Mourinho e Moratti, le parti strettamente interessate che hanno perso l’ occasione per un soprassalto di sincerità, e siccome parliamo dell’Inter anche di onestà, quella speciale categoria che a via Durini si sono affibbiati da soli, senza badare al fatto che il contenuto era vuoto e lo è tuttora. Cosa teme l’Inter? Che qualcuno di quei critici più sordi, che sordi volevano essere ad ogni costo, capisca finalmente che tutta l’impalcatura antiJuve e anti-sottoscritto del 2006 non reggeva su niente e che niente è cambiato? Di fronte al riprodursi di certe precise situazioni che stavolta lo avvantaggiano in maniera clamorosa Moratti dovrebbe avere il coraggio di ammettere di aver sbagliato tutto e di aver capito finalmente che la ruota gira, e adesso è lui ad usufruirne in pieno, che non c’era nessuna macchinazione e che resta lo scandalo di due scudetti vinti dalla Juve con pieno merito sul campo (ha ragione sacrosanta Buffon) e tuttavia scippati perché il sistema così aveva deciso. D’altra parte Moratti è l’uomo che non se l’è sentita neanche di bacchettare Balotelli per i suoi atteggiamenti censurabili limitandosi a dire “lui è fatto così”. Penso che in casa Inter molti dovrebbero darsi una regolata. Lo sfogo di Mourinho è inaccettabile nei termini usati, posso pensare che la lingua non gli sia del tutto familiare, ma non si può parlare di “prostituzione intellettuale” (proprio così) e di manipolazione dell’opinione pubblica sul caso del rigore e ciò di fronte ad immagini chiarissime che hanno dimostrato in tutte le riprese e in tutte le moviole, nessuna esclusa, l’inesistenza del fallo.   Lo “special one” ha indossato però a dovere i panni interisti e conseguenzialmente quelli anti-juventini. La sua filippica ha puntato sugli aiuti che la squadra bianconera avrebbe avuto quest’anno, qualcuno dei quali può anche esserci stato, ma non c’è raffronto con i favori interisti, e  qualcuno dovrebbe anche dire a Mourinho dei fatti dello scorso anno, gli aiutini e qualche aiutone che portarono il suo predecessore Mancini allo scudetto. Tanto più che sugli ultimi scudetti dell’Inter Mourinho in un altro sfogo davanti alla squadra disse chiaramente il suo parere, e se anche quelle parole furono smentite, esse sono rimaste vivissime nell’opinione pubblica. C’è poi il fatto curioso, inquadrabile nella serie dopo il danno la beffa, che  Spalletti è stato squalificato per qualche parola di troppo detta all’arbitro dopo l’assegnazione del rigore. Giusto che il tecnico paghi per la perdita dell’autocontrollo, ma chi lo ripaga per il danno subito in classifica e chi  per lo stesso motivo ripaga  la Roma? Se questi sono i risultati del lavoro di Collina resto della mia opinione. Niente è cambiato e al centro di tutto restano gli arbitri con i loro errori e le loro incapacità. Ma se qualcosa è cambiato, è cambiato in peggio perché, come rilevato da alcuni osservatori, negli anni passati gli errori di peso si avevano nelle partite di ruotine, quelle non fondamentali, oggi si hanno nella partite importanti e se succede così ne va della regolarità del campionato. Inter-Roma, infatti, non lascia solo polemiche, ma un’Inter che prende un punto a fatica, ma ne avrebbe potuto perdere tre. La Roma ne poteva avere tre e gliene resta uno, ma con i tre punti Spalletti avrebbe raggiunto la Fiorentina al quarto posto, e avrebbe fatto sentire il fiato al collo al Milan, nel frattempo caduto incredibilmente a Genova. Chissà se Galliani ha fatto  giungere un ringraziamento all’Inter (e all’arbitro) per il pericolo suppletivo passato. La situazione dei rossoneri è drammatica nel rischio concreto di una seconda mancata qualificazione in Champions. Non è solo un problema di Ancelotti, come Galliani lascia intendere (“resta solo se finiamo al terzo posto”). Un secondo consecutivo flop potrebbe scatenare una rivoluzione totale. L’ad del Milan ha molti meriti, è un plenipotenziario a tutti gli effetti e l’impegno si è fatto particolarmente gravoso, ma le operazioni di mercato non sono state sempre felici e l’ingaggio di Ronaldinho è stato sicuramente un errore. Non a caso, Ancelotti, dopo averci messo la testa trovando a fatica un posto per il brasiliano nella partita falsamente facile contro la Reggina (costata la perdita di due punti che potrebbero essere decisivi a fine campionato), non intende più rischiare in proprio. Parlando fuori dai denti al giornale francese “So Foot”, infatti, ha detto chiaramente che “il talento senza il lavoro non basta”. Dinho (e per lui Galliani) possono impacchettare e portare a casa.