del Professor Gian Luigi Gigli*
Eluana ora è morta, ma nessuno ha spiegato come un decreto di Corte d’Appello che autorizzava la sola sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione a mezzo sondino naso-gastrico, abbia potuto essere stravolto fino a venire interpretato come un’autorizzazione a portare a morte la giovane donna, né come un decreto di volontaria giurisdizione abbia potuto essere presentato scorrettamente come “una sentenza passata in giudicato” perfino dal dottor Deidda, Procuratore Generale di Trieste fino a qualche giorno fa, quando con puntualità svizzera (o asburgica?) ha traslocato a Firenze con lo stesso incarico. Nessuno ha chiarito come sia possibile che una persona accolta dalla sanità regionale per un “piano di assistenza individuale” (approvato dall’Azienda sanitaria in data 3 febbraio), e non per l’applicazione del protocollo di disidratazione, sia potuta morire il giorno 9 per un disegno predeterminato, la cui contraddizione con quanto autorizzato e con la stessa convenzione operante tra Azienda sanitaria e Casa di riposo ‘La Quiete’ era stata contestata dall’Azienda sanitaria ancora in data 6 febbraio. Nessuno ha risposto al quesito se esistano precedenti da parte di istituzioni sanitarie pubbliche nell’affidamento di pazienti “per cure” ad associazioni costituite con scritture private. Nonostante le ripetute richieste, resta un mistero la natura giuridica della struttura allestita con scrittura privata dal dottor De Monte all’interno della ‘Quiete’. Se, infatti, essa operava nell’àmbito delle autorizzazioni date alla ‘Quiete’, non si comprende come abbia potuto evadere l’atto di indirizzo del ministro Sacconi. Se invece De Monte aveva realizzato un’unità di degenza affittando spazi presso ’La Quiete’, non si comprende come abbia potuto continuare a operare abusivamente, in assenza delle necessarie autorizzazioni sanitarie, senza le quali un medico non può attivare un’unità di degenza nemmeno in casa propria, non prevedendosi al riguardo patenti di extraterritorialità nemmeno per le menti eccelse della sanità friulana. Infine, nessuno ha chiarito come, dove e quando il nefasto protocollo di De Monte sia stato depositato e perché esso non sia passato alla valutazione del Comitato etico territorialmente competente. A cose fatte, per non essere noi e non l’avvocato Campeis a perdere ogni fiducia nello Stato di Diritto, siamo costretti a chiedere che in altra sede e da autorità sovraordinate venga raccolto il contenuto degli esposti presentati dal Coordinamento friulano ‘Per Eluana e per tutti noi’. Solo con gli “aiuti” descritti dal legale è stato possibile superare tutti gli ostacoli legali che impedivano la morte.
*Docente di Neurofisiologia alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Udine e Presidente della ‘Federazione Mondiale delle Associazioni dei Medici Cattolici’