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Dov’è, o morte, la tua vittoria?

di Sua Eccellenza Reverendissima

Monsignor Andrea Gemma*

CITTA’ DEL VATICANO – Ma come !? Non avevano programmato, per benino, la morte di Eluana Englaro, a suon di sentenze di tribunali, di richiami solenni alla Costituzione, di antichi ricordi circa la volontà della sventurata, certificata da puntuale documentazione? Non si era preparato con minuziosa precisione un… “protocollo” (si chiama così?) per dare avvio alla macabra operazione che comportava – questo è ciò che si è detto – la sospensione della nutrizione e dell’idratazione, in questo caso forzate, della paziente? E allora perché il pianto di vari coccodrilli all’improvviso decesso della donna? Ma non era ciò che avevano deciso ostinatamente costoro? E come definire, allora, le espressioni di apparente dolore di fronte alla notizia pubblicamente espresse proprio da coloro che avevano decretato la “dolce morte” della donna? Forse, nel loro grigio subconscio, avevano ipotizzato una minore fretta nell’epilogo previsto e concretamente voluto… Sembra, come dire?, che la morte abbia preso in contropiede quelli stessi che l’avevano invocata e minuziosamente preparata, presentandosi imprevista e smentendo le loro minuziose e rassicuranti previsioni. Una sola parola sensata abbiamo udito nel bailamme di questi giorni convulsi: quella che asseriva essere il silenzio il miglior commento all’accadimento… Ma silenzio non c’è stato e tante, troppe parole non hanno fatto altro che rendere più confusa e caotica la situazione, più incomprensibili prese di posizione ed intenti. A noi è parso che questa vicenda, i cui echi non si spegneranno troppo presto, abbia segnato una generale sconfitta. E’ come se, dopo un’aspra battaglia, il suolo dove essa s’è svolta, apparisse disseminato di cadaveri. Sì, questa battaglia condotta senza esclusione di colpi, ha avuto per risultato evidente la sconfitta di tutti i contendenti. La prima di questi sconfitti  – la nostra fede lo grida trionfalmente – è proprio la morte, quella che si è voluto tanto accuratamente ottenere per Eluana. Questa morte, imposta e preparata, che ha preceduto l’esito programmato, si è trasformata in un tripudio di vita. Eluana ora è nella vita, indistruttibilmente. E proprio la rumorosa messa in scena prevista dagli uomini ha affrettato l’ora di questo trionfo della vita vera. E quella umiliazione a cui disumanamente era stato sottoposto quel povero corpo malato e debilitato si è trasformata, con una imprevista rapidità, in quella glorificazione che la nostra fede assicura, presto o tardi, a quanti nel dolore, accettato ed offerto, nell’assimilazione alla morte del Crocifisso, sono per divino contrappasso destinati alla gloria imperitura. La morte, dunque, questa morte palesemente sconfitta è stata gioiosa anticipazione di vita: “Dov’è, o morte, la tua vittoria?” (1 Cor 15,55). Certo, tutto ciò è avvenuto nonostante la macabra, peccaminosa, decisione degli uomini – ecco la grande sconfitta! -, ma proprio qui, è certo, possiamo confermarci nella opinione che Dio, il Dio della vita, sa trarre il massimo bene anche dal male e dalla cattiva volontà di quanti consapevolmente o inconsapevolmente lo producono… Si rifletta: questo inno di vittoria che la fede a noi consente è assolutamente precluso a coloro che “l’anima col corpo morta fanno”, a quanti si sono costretti a misurare della vita soltanto la dimensione orizzontale e terrestre. Che cosa celebrano costoro? Certamente non ci risponderanno mai. Ma noi lo sappiamo: celebrano un cadavere, una materia che fra poco compirà l’opera sua distruttiva che nemmeno la lunga irreversibile malattia aveva fatto. Costoro, come destino finale di se stessi e degli altri, non possono che prevedere lo sfacelo del sepolcro, dato che hanno precluso a se stessi la “grande speranza”, quella che permette invece a noi la gioia di sapere e “vedere” lo spirito di Eluana nella gloria dei Santi. E’ lei, dunque, la vincitrice vera, l’unica in questa tristissima vicenda. Intorno a lei c’è un mucchio di cadaveri, uno stuolo di sconfitti. E’ stato sconfitto “l’umano antiveder bugiardo”, con i suoi falsi dogmi, con le insopportabili sue conseguenze. Sconfitta è stata la scienza superba, non quella che è apparsa incapace di restituire l’efficienza ad un corpo straziato, ma quella che aveva emesso negli ultimi giorni una colluvie di affermazioni, spesso corrette da un momento all’altro, e che aveva previsto dettagliato il programma dell’opera di morte decretato… per Legge. E’ stata sconfitta quell’arte medica, non quella che non ha potuto dare sollievo efficace nei lunghi diciassette anni ad una vita sofferente, ma quella che aveva previsto ed attuato, contro un preciso giuramento deontologico, il totale e definitivo disfacimento di una vita già così miseramente debilitata. Sconfitto è stato il comune, quasi universale sentimento che nell’ultime ore ha avuto, anche da parte del fastigio del potere, un tardivo sussulto di reazione alla sentenza di morte. Sconfitto è stato pure l’impianto ideologico che ha presieduto all’operazione e si preparava a celebrarne l’esito, che è stato misteriosamente ed imprevedibilmente anticipato, quasi che la morte volesse sottrarsi alla sua celebrazione, come in uno sceneggiato interrotto al suo primo atto. Sconfitto solennemente tutto il clamore che la vicenda ha suscitato con l’ausilio impietoso dei media, piombati come avvoltoi non solo sul corpo dolente della paziente ma anche sul dolore angosciato dei suoi cari. Sconfitta potrebbe apparire, inoltre, la preghiera incessante con cui i veri amici di Eluana hanno implorato da Dio, per lei, in ogni parte d’Italia, preservazione e salvezza. Ma la sua salvezza, certamente, anche se attraverso una morte indebitamente decisa, è avvenuta e ce lo dice la fede. Ce lo dice la speranza. Ce lo dice l’amore che abbiamo portato a questa sorella e a tutti coloro che come lei sono nella morsa del dolore. Ce lo dice il corpo martoriato del Crocifisso a cui guardiamo, oggi più che mai, con incrollabile fiducia. Da quella morte, e da tutte quelle che maggiormente al Crocifisso si accomunano, è venuta la salvezza per tutti. Basterà attenderla e desiderarla con l’accettazione della sofferenza. Sì, “dov’è, o morte, la tua vittoria?”. Eluana, nostra amata sorella, arrivederci in Paradiso!

 

*Vescovo di Santa Romana Chiesa