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Focus sul Campiopnato – Grazie alla Juve se il derby di Milano potrà dire ancora qualcosa
di Luciano Moggi
Dobbiamo dire grazie alla Juventus se il derby di San Siro potrà dire ancora qualcosa sul campionato, ma non possiamo comunque aspettarci troppo dalla stracittadina di Milano. Il distacco tra nerazzurri e bioanconeri è abbastanza marcato per sperare che la situazione cambi in misura considerevole, e poi dubito che l’Inter offra il fianco a qualche eccessiva debolezza. Passato il momento della paura (il 24 gennaio la Juve aveva raggiunto i nerazzurri, sia pure con una partita d’anticipo), Mourinho ha ripreso il suo tocco di sfrontatezza e furbizia. Professandosi ingenuo e fingendo di interrogarsi sulle ‘cose strane’ (parole sue) del campionato, l’ha buttata giù pesante sui torti che si sarebbero accumulati sull’Inter. In suo aiuto è subito accorso Moratti, che ci ha messo il resto lamentandosi delle Tv per i cattivi giudizi espressioni contro la sua squadra. Non sono d’accordo e convengo invece con Ranieri quando esorta tutti a fare un passo indietro ma fa anche capire a chiare lettere che parla chi proprio non dovrebbe parlare. Tutto questo agitarsi da parte interista, di per sé assai poco veritiero (Mourinho non ha visto che c’era un’espulsione di un suo giocatore che non è stata data?), dimostra la volontà ferma di non trascurare nessun particolare per arrivare al titolo quasi in souplesse. Secondo i più, ed io fra questi, lo scudetto è già molto vicino all’Inter, ma lo ‘special one’ Mourinho vuole un distacco più ampio che gli permetta di concentrarsi tutto sulla Champions, che poi non dimentichiamolo è la missione primaria affidatagli da Moratti. In questo, il Milan gli ha dato una grande mano facendo il mezzo harakiri contro la Reggina, e non penso che Ancelotti rifarebbe le stesse mosse, rivelatesi naufraganti. La chance di riserva data a Ronaldinho per fargli ritrovare posto in squadra si è tradotta in un danno grave per il Milan, mentre il “salvataggio” del campionato ad opera della Juve non poteva che essere parziale. Milan in sostanza quasi autolesionistico (tra l’altro, in quel centrocampo a tre, Beckham ha reso assai di meno) e la conseguenza è che i rossoneri arrivano al derby in condizioni agonistiche e di spirito precarie. Con in più la situazione Kakà, che però io sospetto possa essere recuperato (dopo la gara Italia-Brasile…). Vogliamo credere al vecchio detto che il derby lo vince chi vi arriva peggio, o che l’Inter li soffre di più? Se può valere a dare un po’ più di gusto e di paprika ad un campionato che sulla sua sommità sembra già deciso, molti confidano in una vittoria rossonera. Il problema vero, però, è che non c’è in questo momento una grande antagonista per l’Inter. L’unica che potrebbe recitare questo ruolo è la Roma, che però è attardata da un distacco incolmabile di tredici punti. E’ un peccato che i giallorossi abbiano avuto un lungo terribile periodo di appannamento, anzi, di oscuramento. La squadra è risorta, ed appare tornata ai livelli di un anno fa, quando duellò con l’Inter in un testa a testa finito come tutti ricordano (e più di tutti lo ricorda la famiglia Sensi), ma l’occasione non è più quella. Mettiamola allora così: la Roma potrà togliersi lo sfizio di piazzare i bastoni tra le ruote all’Inter quando l’affronterà a San Siro fra tre giornate. Lo stato di grazia dei giallorossi, intanto, deve preoccupare Juve e Milan, che finora hanno ritenuto di potersi dividere a turno il secondo e il terzo posto, in mancanza delle occasioni utili per arrivare fino in cima. Sul piano teorico, lo stesso ragionamento della Roma potrebbe farlo la Fiorentina, ma sebbene la squadra di Prandelli abbia recuperato un uomo importante come Mutu, accanto a un Gilardino sempre temibile, e pur avendo anche un punto in più della Roma, credo che l’assalto alle posizioni di rincalzo al vertice, lo possano condurre con più convinzione e voglia di stupire i giallorossi. In tema capitolino, stento a credere alle difficoltà crescenti che ha Delio Rossi nel tenere la barra a dritta. L’undicesimo posto non è all’altezza delle ambizioni della squadra e dell’organico della Lazio, molto forte soprattutto in attacco. Forse ha ragione Lotito quando sentenzia che la buona sorte non aiuta i biancocelesti, ma tanti errori non tutti casuali avranno pure una spiegazione.
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