|
|
|

|
|
Il bivio
di Sergio Rolando
CITTA’ DEL VATICANO – L’osservazione della società che ci circonda, ormai globalizzata quanto a diffusione di notizie, mi muove ad alcune considerazioni sul tema che vi sottopongo. Sempre più spesso, soprattutto nel nostro occidente laico, libero e permissivo, più che di fede si parla di “scelta religiosa”. Aumentano i matrimoni tra appartenenti a fedi diverse e sono molti i cristiani, e tra questi anche i cattolici, che, già talvolta molto tiepidi e spesso disorientati nelle loro convinzioni religiose, restano ostaggio di una sorta di “complesso” che imperversa come un’epidemia; definirei questo “complesso”, la paura di passare per integralisti e persone di non larghe vedute. C’è spesso, da parte dei cristiani, timidezza e ritrosia a mostrarsi convinti di ciò in cui si crede, si relega l’esperienza religiosa alla sfera intima, si applica così una sorta di censura su un argomento di vitale importanza, talvolta perfino nei confronti dei congiunti e delle persone più vicine, si evita nei discorsi ogni forma di testimonianza cristiana, quasi ci si sentisse in imbarazzo o si temesse di essere indiscreti ed invadenti. In alcuni casi, poi, addirittura si assiste, tra noi cristiani, ad una sorta di “conversione al rovescio”, cioè di traslazione dal credo di origine ad altre esperienze religiose. Il fenomeno trova un certo spazio soprattutto tra i giovani, che magari vivono la cosa come una specie di esperienza stimolante, di trasgressione libertaria ed emozionante rispetto al mondo della tradizione cristiana, erroneamente o piuttosto incoscientemente, percepito da loro come ristretto e magari stantio o addirittura costrittivo. Apro su quest’aspetto una parentesi per evidenziare invece in termini positivi i grandi sforzi fatti dalla Chiesa di oggi per combattere e cancellare questa visione distorta, dovuta anche ai tanti denigratori di turno; si pensi piuttosto alla modernità di Giovanni Paolo II, letteralmente ed eroicamente immolato ai media pur di rendere testimonianza cristiana, ed al nostro Benedetto XVI, che ha deciso di avvalersi della Rete di Internet per farsi con ogni mezzo “Pescatore di uomini”. Tornando all’argomento “conversioni al rovescio”, indubbia è l’influenza su questo fenomeno esercitata da un certo fascino mediatico che in termini equivoci esalta talune concezioni religiose che, pertanto, vengono erroneamente percepite, a seconda dei casi, come estremamente rigorose e coerenti (penso all’Islam) o come emblema di saggezza, pacatezza e tolleranza (penso al buddismo), per non parlare di vere e proprie derive nefaste come quelle di varie sette o di una sorta di generico, vago ed indeterminato credo “new age”, molto di moda, sponsorizzato anche da famosi personaggi dello spettacolo. E’, quest’ultimo, un credo opportunistico in un Dio cucito su misura, sulle personali esigenze di comodo; un credo assolutorio, soporifero, mellifuo ed edulcorato, scaturito da un individualismo esasperato, sterile ed egocentrico. Anche se fuori dell’ambito religioso, a mio modesto avviso non andrebbero tralasciati altri fenomeni attuali, apparentemente molto marginali ma che comunque hanno esercitato un certa influenza, una qualche interferenza sulla formazione delle coscienze, particolarmente di quelle dei più giovani: si pensi a tanta oggettistica che sotto l’influsso della cosidetta “moda etnica” ha introdotto nelle case e nei negozi di quello che una volta era il centro della cristianità, statue di Budda, amuleti di varia provenienza esotica, immagini di divinità indù, tibetane ecc., oggetti d’implicazione esoterica, tutte cose che secondo certe tendenze rappresentano lo chic, l’intellettuale, l’apertura al mondo, la globalizzazione. Ecco, pertanto, a causa delle nuove generazioni e di coloro sempre preoccupati di essere a tutti i costi “giovani”, moderni, al passo con i tempi, cadere tristemente in disuso negli ambienti domestici e di lavoro i crocefissi e tutta la gamma della tradizionale simbologia cristiana. Perfino in campo artistico, il seme fecondo del cristianesimo, che per secoli ha generato capolavori d’indiscutibile valenza universale, appare oggi quasi sterile rispetto al passato e quando, ad esempio, penso ad un Cristo come quello dipinto da Salvador Dalì, artista che certamente non profumava di ceri e sacrestie, non mi riferisco ad un passato remoto, ma ad un passato a noi relativamente vicino. Nell’attualità, invece, purtroppo, non mancano crocifissi blasfemi ed altre immondezze dissacranti esibite a vario titolo o addirittura come “espressione artistica” di personaggi che sono solo dei vigliacchi che si guarderebbero bene dall’insultare quelle religioni che demandano alle minacce di morte la propria difesa. Nè deve sfuggire, per quanto riguarda le festività più importanti di tradizione cristiana, lo svilimento e la contaminazione delle stesse per fini commerciali ed economici posta in atto ormai sistematicamente da decenni, o la sostituzione di ritualità fondate su concetti cristiani con altre di provenienza pagana e celtica (Halloween). Per non arrivare a fenomeni estremi quali quelli di aggregazioni micidiali che dietro il pretesto di certe esibizioni musicali che bestemmiano la musica (ritmi di tecno, acid ecc.) servono in realtà a dare sfogo a devastanti pulsioni mortifere esplicitate anche in un “look” dalle tinte fosche con esasperate algide e masochistiche perforazioni metalliche che torturano ed offendono il corpo (piercing) e tetri richiami nell’abbigliamento a teschi e varie simbologie di morte. Qualcuno potrebbe dire: “Tutte cose esteriori, di poco conto!”. Oppure: “E’ il progresso, l’evoluzione, la modernità!”. Forse è vero, ma è anche vero che tante gocce messe assieme fanno traboccare il vaso. Penserete che con questa digressione sono uscito fuori tema, sono uscito, insomma, fuori dal seminato, ma quel campo che noi chiamiamo religione cristiana va, appunto, seminato con cura, con un seme di qualità, mentre troppo spesso, a tutti i livelli, anche coloro che si dicono cristiani hanno permesso che questo campo fosse contaminato da ogni miscuglio di sementi e addirittura da erbacce. Ho piena consapevolezza di essere considerato da alcuni anacronistico a causa di quanto ho espresso; mi si dirà che il mondo va avanti, che non si può sfuggire al confronto con altre realtà e proprio per questo a costoro rispondo che più pressanti sono gli assalti, più solida, anche in termini concettuali, dev’essere la costruzione di una scelta di vita e quindi anche di una scelta religiosa. Torno ora ad un altro aspetto che vede anch’esso implicazioni in merito alla scelta religiosa, quello dei matrimoni tra persone di religione diversa, ed osservo che si assiste talora a veri e propri inquietanti aspetti coercitivi e ricattatori sia in relazione al matrimonio stesso sia per quanto concerne l’educazione della prole. Ci sono casi in cui questa scelta non è del tutto libera ma subisce interferenze di ordine pratico o è condizionata dallo stesso rapporto amoroso o peggio risulta brutalmente imposta e quindi di fatto non è più una scelta. A questo punto devo inoltre dire che ho volutamente usato quest’espressione di moda, “scelta religiosa”, anche per fare riferimento al modo talvolta alquanto disinvolto e discutibile di interpretarla. Desidero riportare, con l’occasione, un episodio vissuto personalmente qualche tempo fa. Durante una Messa domenicale, mi capitò, infatti, di ascoltare un’omelia nella quale il celebrante (un francescano attempato quanto basta per poter essere prudente) disse che avrebbe voluto sempre per tutti i figli di cattolici un battesimo solo in età adulta. Perplesso, per non dire scioccato, con la faccia tosta che mi contraddistingue, dopo la Messa, mi recai in sacrestia contestandogli energicamente quest’affermazione che, a mio avviso, in ogni caso non andava esplicitata con tanta leggerezza, meno che mai in veste di celebrante. Ricordo che con fermezza gli dissi: “Da modesto laico le dico che lei potrà fare un’affermazione del genere solo dopo che un Papa abbia modificato la prassi attuale, il che è alquanto improbabile!”. Il fatto è che in quel momento pensai a quanto inopportuna fosse stata l’affermazione di quel sacerdote in un contesto di genitori, magari sedicenti cristiani, che esitano talvolta a far battezzare i figli in ossequio ad una malintesa libertà di scelta dimostrando, peraltro, completa ignoranza sulla valenza di quel Sacramento o, peggio, addirittura negano loro il battesimo da piccoli, disattendendo l’impegno assunto in sede di matrimonio religioso circa l’educazione e la formazione cristiana della prole. Molte, quindi, sono le insidie che si nascondono dietro la “scelta religiosa” per un certo mondo cristiano di oggi appartenente ad una società democratica, libera e, per così dire, evoluta; quella società, insomma, che per sua natura consente di scegliere. Alcuni cristiani, tra questi anche i Cattolici, giunti al bivio insidioso di questa scelta, rischiano, conseguentemente, di perdere la via maestra a causa di tanti fattori. Ci può essere, magari, una visione offuscata dalla nebbia di certe suggestioni mediatiche di moda, si può essere vulnerabili a causa di una formazione molto superficiale ed approssimativa, o si può restare condizionati dall’impulso provocato da scandali ed errori della Chiesa temporale e storica che nulla hanno a che fare con le certezze recitate nel nostro Credo e con l’Istituzione voluta da Cristo. Talvolta, si resta tristemente fuorviati anche perchè da troppo tempo separati, sia concettualmente che nella pratica di vita, da quel Cristo ormai relegato tra gli sbiaditi ricordi dell’infanzia e dei suoi miti, quasi si trattasse di una favola per bambini. Perciò, nel nostro peregrinare, proprio quando ci troviano avvolti nella nebbia di quel bivio, prima di avventurarci per una strada senza sbocchi e che sa di trappola, dovremmo fermarci a riflettere sulla sicurezza di quella via maestra che rischiamo di lasciare e perdere; una via che invece è sempre aperta, una via che si percorre senza pedaggio, una via che può essere percorsa comunque, anche a ritroso, la via di una libertà autentica. Esplicito al riguardo vuole essere il mio particolare riferimento all’Islam, che non perdona chi lo abbandona, e anche alla durezza della rigida, disumana e crudele costruzione della religione indù che sancisce nei paria e nelle caste l’assurda disparità tra gli uomini. I nostri fratelli dubbiosi, quei cristiani sempre pronti ad abdicare al credo d’appartenenza, sempre votati ad un cristianesimo più incline all’autolesionismo che all’equilibrata autocritica, sempre disponibili a staccarsi dalle proprie radici, dovrebbero, considerare attentamente la triste esperienza di quelli che vivono sulla loro pelle le conseguenze di religioni che racchiudono nel loro dna il gene del fondamentalismo e della disparità o che, sotto mentite spoglie, s’imparentano col nichilismo o si perdono nel nulla del relativismo. Costoro abbiano, almeno da “infedeli”, la consapevolezza che comunque ai cristiani è consentito di essere tali senza rischiare la vita. Personalmente, pur non trascurando le ragioni del cuore, sono restio ad abbandonare un approccio di profilo intellettuale nei confronti di ogni realtà, sono indagatore per natura, credo di non essere carente quanto a spirito critico e proprio per questo, pure in ambito religioso, non posso fare a meno di sottolineare che il cristianesimo, e particolarmente quello che viviamo oggi, si distingue per essere la religione che accoglie chi la sceglie, ma soprattutto che non si vendica con chi la abbandona, bastando a questi il peso di un errore immenso e le conseguenze di non aver capito ciò che ha perso. Sull’istanza dell’interrogarsi, quindi, che ci si affacci pure sul panorama delle “scelte religiose” anche come scelte personali di vita, ma che non si perda la lucidità di una visione lungimirante ed obiettiva; si rischierebbe altrimenti di non vedere che c’è una religione che, pur se posta alle nostre radici, si è poi fermata alla concezione escusiva ed elitaria di un “popolo eletto”, ma ostinatamente non s’interroga su quel: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me ma piangete su voi stesse e sui vostri figli…”. C’è un’altra religione in nome della quale tuttora si minaccia o si dispensa morte, e un’altra, invece, che parla di “intoccabili” e “paria”, un’altra ancora che propone come medicina e rimedio alla “disgrazia di esistere”, cioè ad un’esistenza cui deve negarsi ogni passione e sentimento, l’aspirazione al “non essere”, quale ultimo traguardo. Potrei continuare a lungo, ma mi fermo. Qualcuno potrebbe pensare che manco di rispetto verso il credo altrui, che sono un provocatore; assolutamente no! Mi sono soltanto “perso” per qualche istante pensando a quelli che ancora non hanno trovato la strada giusta e ai tanti cui viene addirittura impedito di trovarla, malgrado siano trascorsi oltre duemila anni da quando Cristo ha detto: “Io sono la Via…”; ma, grazie a Dio, è proprio perdendomi in questo pensiero che evito di perdermi, almeno in termini concettuali, pur con tutte le mie incoerenze. Si dice che le vie del Signore sono infinite; anche la ragione può essere una di queste. Per quanto mi riguarda, ho potuto, quindi, cancellare il punto interrogativo del dubbio e dell’incertezza sostituendolo col punto esclamativo sulle meraviglie del cristianesimo. La mia scelta l’ho fatta, la strada l’ho trovata! Mi piacerebbe, perciò, poterla indicare a qualcun’altro in cammino come me nel percorso della vita, facendo di lui un compagno di viaggio sulla via maestra. Per quel che sono, forse voglio troppo, ma non si sa mai, e poi, forse… ‘Qualcuno’ mi aiuterà anche in questo.
|
|
|