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Lo ‘Shemà’ dei cristiani

di Sua Eccellenza Reverendissima

Monsignor Andrea Gemma*

CITTA’ DEL VATICANO – Propongo  me e a chi mi legge una importante riflessione. Prendo a guida una pagina degli Atti degli Apostoli (cf At 4,3-34). Leggendo le parole degli Apostoli ripenso al celebre testo ”Shemà Israel” (Cf Deut 6,4), carissimo al popolo ebraico, i cui componenti lo recitavano quotidianamente… Mi domando innanzitutto: qual è lo ”shemà” di noi cristiani cattolici? Ce lo insegnano gli Apostoli. Eccolo: ”In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati”. Mi augurerei che d’ora in poi il nostro” shemà” sia questo passo della Scrittura. Era la professione di fede in Gesù Cristo di quei meravigliosi apostoli che lo avevano visto risorto ed è la nostra professione di fede in Cristo: “In nessun altro, all’infuori di Gesù Cristo, c’è salvezza!”. Noi abbiamo la gioia, la fierezza, la pretesa di ripetere a tutti, vicini e lontani, con infinito rispetto, con infinita umiltà, perché la nostra è una responsabilità, non un privilegio: ”Pietra angolare è Cristo, in nessun altro c’è salvezza, altro nome non c’è dato a tutti sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”. Io mi auguro che qualche bravo musico metta delle note a questa espressione e questo diventi lo “shemà” dei discepoli di Gesù, in privato ed in pubblico. Come sarebbe bello cominciare e concludere le nostre assemblee con questo gioioso e solenne atto di fede! Chi ci raduna quando conveniamo insieme? Che cosa ci distingue da tutti gli altri uomini, da tutte le altre fedi? Che cosa proclameremo con fierezza al mondo se non Gesù Cristo? In nome di chi siamo stati salvati? Vorrei insistere su questa corda, mi fermo, fermo la piena del mio cuore. Chi sono i discepoli di Gesù? Chi siamo noi radunati dalla sua voce? Colmi del suo spirito, diciamo con coloro che attraverso i secoli della storia portano avanti la pretesa di Gesù e la confermano con la loro testimonianza e la loro coerenza di vita: Lui solo è la salvezza. Secondo pensiero: gli apostoli quando pronunciavano la loro professione di fede in Gesù sapevano di finire sotto le ire dei persecutori di turno. Questa persecuzione non è mai cessata. La Chiesa di Gesù è Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana, perseguitata. La pagina degli Atti questo ci ha detto, questo ci ripete; noi forse lo abbiamo dimenticato… Una Chiesa applaudita non è la Chiesa di Gesù. Una Chiesa potenza tra le altre potenze non è la Chiesa di Gesù. Una Chiesa ripiegata su se stessa per vantare le proprie benemerenze storiche non è la Chiesa di Gesù. La Chiesa di Gesù è perseguitata perché è scomoda, perchè dice la verità e la verità sempre “odium parit”. Se dobbiamo soffrire qualche cosa, se il Signore ci fa dono della sofferenza, ecco, la Parola ci ha confermati, dunque siamo la Chiesa di Gesù. Non andiamo cercando l’applauso, non andiamo cercando privilegi, non andiamo cercando di sedere ai tavoli che contano: noi siamo i seguaci di Gesù crocifisso, noi siamo i seguaci di quegli apostoli che furono imprigionati e fustigati per il nome di Gesù… Noi eleviamo sui popoli, come diceva il mio fondatore don Orione, la croce di Gesù, ne facciamo la nostra bandiera: ecco il nostro stemma, ecco la nostra gloria. Terzo pensiero: questa Chiesa che proclama Gesù, questa Chiesa che si sente perseguitata e gode di sentire nella propria carne la persecuzione, ossia la stessa passione di Gesù, che cosa fa? Prega… Leggiamo ancora: ”Levarono tutti insieme la loro voce a Dio…” (At 12 ss). Che cosa fanno nelle loro assemblee i cristiani? Levano la loro voce a Dio, ossia pregano.  E’ ora di ritornare alla preghiera: ditelo a tutti; che se non si torna alla preghiera le cose andranno sempre peggiorando… Meno parole agli uomini e tra gli uomini e più parole a Dio, nel suo Spirito, nei meriti del sangue di Cristo. Io vi invito, fratelli miei cari, alla preghiera, perché ho un’esperienza meravigliosa e stupenda che pochissimi conoscono e condividono con me: due ore settimanali di intensa preghiera serale con alla testa il Vescovo, con l’ascolto della Parola… Ne traiamo immensa consolazione. La preghiera è veramente tutto. In un momento come questo, quando vengono ad pedes episcopi e mi domandano: Che dobbiamo fare?, io rispondo sempre: Preghiamo! E’ l’ora della “grande preghiera”, alla quale ci invitò il Papa Giovanni Paolo II. Siano dunque benedette quelle associazioni, quei movimenti che fanno della preghiera il motivo quasi esclusivo del loro convenire insieme. Quarto pensiero: c’è una parola che negli Atti degli Apostoli è spesso ripetuta, ed è la parola “franchezza”, in greco “parresia”… La Chiesa è perseguitata, nel suo capo, nei suoi pastori e nei suoi fedeli, perché la Chiesa sta con Cristo e quindi sta con la verità e sempre la verità, come abbiamo detto, è scomoda ma, come hanno asserito gli Apostoli davanti al tribunale: “Noi non possiamo tacere…” ( At 4, 20 ); è quello che dice il Papa, è quello che ripetono con lui i Vescovi: ”Noi non possiamo tacere!”. La verità non si può tacere; è finito il tempo – seppur qualche volta lo è stato – dei compromessi, degli accomodamenti, dei sottintesi, dei falsi irenismi, del dialogo fine a se stesso. Noi dobbiamo dire la verità, noi dobbiamo ripetere la verità, il nostro Papa Benedetto XVI ce ne dà continuo esempio e io condivido l’espressione di chi ha detto: “Sembra che nel mondo non c’è rimasta che la Sua voce a dire la verità, a dire certe verità…!”. Un altro motivo di orgoglio per essere noi appartenenti a questa Chiesa. Notate, su certe questioni cruciali, è inutile qui menzionarle, c’è rimasta solo la voce della Chiesa Cattolica, insisto, solo la voce della Chiesa Cattolica per ripetere la verità tutta intera, quella verità a cui, secondo la Parola di Gesù, lo Spirito ci avrebbe condotti lungo i secoli (cf Gv 16,13). La Chiesa è per la verità, la Chiesa è dalla verità, la Chiesa dice la verità con franchezza, rimettendoci la testa, rimettendoci la vita. Benissimo! Dietro al suo fondatore, dietro alle miriadi di martiri, la Chiesa di ieri, di oggi e di domani sarà sempre pronta a sottoporre il collo alla mannaia per aver detto e ripetuto insistentemente la verità. Questa franchezza esigetela, esigetela miei cari fratelli laici, dai vostri pastori, esigetela dai vostri presbiteri, esigetela dai vostri Vescovi: “Dovete dirci la verità, anche se è cruda, anche se dà fastidio, dovete dirci la verità, anche se ci emarginerà, anche se ci lascerà soli”. Saremo sempre in compagnia di Cristo e del suo Spirito. Quinto pensiero: i prodigi… Ci riferiamo ancora al racconto degli Atti. I nostri fratelli della prima comunità cristiana pregavano: ”Volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare con tutta franchezza la tua parola, stendi la mano perché si compiano guarigioni, miracoli e prodigi” (At 4, 29). Guarigioni, miracoli, prodigi sono comuni nella Chiesa di Gesù, da quella prima comunità cristiana ad oggi. Chi di noi non ha visto qualcuno di questi prodigi? Chi di noi che ha ascoltato i fratelli nel colloquio sacrosanto della confessione, non ha assistito a questi prodigi? Chi di noi non ha visto sconfitto platealmente il male e colui che ne è causa nel mondo? I prodigi ci sono, ma i prodigi, i prodigi veri, sono innanzitutto il nostro stare insieme: questo è il primo prodigio. Noi stiamo assistendo ad un prodigio. Che cosa ci tiene insieme se non la stessa volontà, se non lo stesso Spirito, se non la stessa direzione verso colui che ci ha conquistati? I prodigi a cui dobbiamo aspirare – ce lo ha detto in una pagina famosa San Paolo (cf 1Cor 13) – sono i prodigi che io chiamo di tutti i giorni, il nostro amore indomito, il nostro amore che perdona, il nostro servizio vicendevole, la nostra obbedienza alla Chiesa. Se ci saranno questi prodigi, non mancheranno quelli strepitosi, non mancheranno quelli a cui tanto va dietro, mi pare di poter dire, la mentalità moderna. Una delle enormi stranezze del momento che viviamo è questa: avendo estromesso l’amore a Dio, l’amore a Cristo, l’amore al suo Spirito, queste povere folle che non sono abbeverate di verità, si recano con ansia ed insistenza anche laddove c’è un lontanissimo sentore di prodigio, di mistero. Ma il prodigio vero è la nostra vita cristiana; il prodigio è quello che noi siamo e noi saremo; il prodigio è la gioia che i cristiani portano in famiglia, nella comunità parrocchiale, nella comunità religiosa, nella diocesi; questi sono i prodigi che convertirono la prima comunità pagana, che di fronte al miracolo dell’amore fraterno dei seguaci di Gesù, rimase sbalordita: ”Ecco come si amano!”. E’ questo il prodigio da richiedere al Signore, soprattutto in questo momento storico in cui trionfano la violenza, la guerra e il sangue. In un mondo violento che sparge il sangue degli innocenti, noi con Gesù e come Gesù siamo chiamati a dare il sangue per i nostri fratelli, a cominciare dai più vicini, col nostro amore, con la nostra servizievole premura, con l’impegno serio di formare quella unità per la quale Gesù ha pregato. (cf Gv 17,10). Sesto pensiero: lo Spirito… Qual’è la fonte dei prodigi che noi chiediamo al Signore? E’ lui, è lo Spirito, quello Spirito di cui Gesù ha parlato a Nicodemo (cf Gv 3 5), quello Spirito che tutti abbiamo ricevuto nel santo Battesimo, nella santa Cresima, noi ordinati nella santa Ordinazione e che continuamente aleggia su questo mondo, come all’inizio del mondo aleggiava sulle acque limacciose del caos. Lo Spirito è la nostra ricchezza, lo Spirito è amore, fuoco e luce che ci ricolma; lo Spirito è l’autore di ciò che possiamo e di ciò che abbiamo; lo Spirito è l’autore della nostra rinascita, una rinascita che deve essere quotidiana, attraverso la preghiera, il pentimento dei peccati, la frequenza ai Sacramenti, la preghiera incessante: “Vieni Spirito Santo!”. Lo diciamo oggi. Lo diremo sempre. Un ultimo pensiero: la gioia. Dove c’è Gesù; dove c’è il suo Spirito; dove c’è quella nostra dolcissima sorella che si chiama Maria, colma di Spirito Santo, Madre della luce, della vita; dove c’è la fedeltà alla Chiesa, al Papa e ai Vescovi; dove c’è l’amore fraterno, che altro ci potrebbe essere, anche se insieme alla sofferenza fisica o morale, se non la gioia più piena, quella che sentiamo dentro il cuore, quella che illumina i nostri volti, quella che non ci faremo rapire da nessun pessimismo, da nessuna avversità, da nessuna persecuzione, da nessuna tribolazione? E sia l’ultima parola quella del Papa che continua a ripetere: “Non abbiate paura!”. Persecuzioni, odio, emarginazione, esclusione dai ranghi…; tutto ciò non importa: non abbiate paura. Don Orione aggiungerebbe: “L’ultimo a vincere sarà Cristo, e Cristo ha sempre vinto in una infinita misericordia”.

 

*Vescovo di Santa Romana Chiesa