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Ebrei, musulmani, cristiani: la religione dei profeti e quella di Cristo
di Sergio Rolando
CITTA’ DEL VATICANO – Quanto cercherò di esporre qui di seguito non è un vero e proprio approfondimento, nè vuole avere alcuna pretesa di argomentazione teologica, per la quale peraltro non avrei alcuna disposizione e tantomeno dimestichezza. Ciò che scrivo è soltanto una modestissima personale considerazione su una connotazione peculiare che distingue nettamente la religione cristiana rispetto a quella ebraica ed anche a quella islamica, che pure affondano radici comuni nel credo monoteistico. Com’è noto, ebrei, musulmani e cristiani concordano sull’esistenza di un Unico Dio creatore, Entità suprema. E innanzi a questo Dio Onnipotente, si prostrano in adorazione, cercando di conoscerlo attraverso la rivelazione dei profeti, ai quali demandano in qualche modo lo svelarsi della Parola di Dio, della Sua Volontà. Sperando di non essere frainteso, mi piace dare a questa fase l’immagine di un albero dal cui tronco si dipartono dei rami: quei rami sono, appunto, le fasi storiche dei profeti, da un lato quelli biblici, dall’altro Maometto, ovviamente precisando al riguardo che questa mia costruzione è solo estremamente esemplificativa e schematica non potendo un cristiano collocare nello stesso ambito i profeti biblici e Maometto. Di proposito ho parlato di fase storica: quella in cui l’umanità si giova della rivelazione di questi profeti, una sorta di antenne cui è demandata la ricezione di una qualche immagine di Dio e della sua volontà. Fino a questo punto, può ravvisarsi quindi un qualche comune denominatore in quest’impostazione che vede da una parte Dio e dall’altra degli uomini straordinari ai quali viene riconosciuto il dono della profezia. Uomini “straordinari”, ma pur sempre soltanto uomini e, come tali, soggetti all’inderogabile legge divina di cui restano, comunque, solo latori. Ora, questo è l’aspetto su cui voglio soffermarmi. A tale fase e a tale impostazione concettuale si fermano le altre due religioni monoteiste: gli ebrei sono fermi ai profeti biblici, e i musulmani al corano di Maometto. I cristiani, invece, vanno ben oltre. Per essi, con l’avvento di Cristo, arriva il grande balzo in avanti, il superamento definitivo di una fase che vede un Dio alquanto distante dall’umanità e rivelato ad essa solo attraverso grandi profeti. I cristiani, grazie al loro credo, possono, in un certo qual modo, progredire rispetto alla fase dei profeti e godere, quindi, della vicinanza di un Dio incarnato che si rivela per mezzo del proprio Figlio, umano e divino, e in quanto divino, non più soltanto latore della legge come un profeta ma Autore della legge stessa e anche Innovatore. Lasciando per un istante l’ambito fideistico che mi supporta e mi conforta, provo ad osservare in termini freddamente intellettuali questa “costruzione religiosa”. Infatti, anche intellettualmente parlando, il credo cristiano è quanto di più avanzato si possa concepire; un conto è pensare a doti profetiche di alcuni uomini che aiutino a comprendere Dio, a percepirne l’essenza e la volontà; un conto è conoscere un Dio fatto uomo, un Dio che ha parlato e parla agli uomini nella maniera più diretta, incarnandosi, e non come in passato, nella fase dei profeti. Le parole di Cristo riferite nei Vangeli non provengono da cieli squarciati o da roveti ardenti, non giungono da pergamene o da tavole di pietra, ma direttamente dalla voce dell’Uomo-Dio, peraltro perfettamente ed inequivocabilmente calato nel contesto umano. A qualunque agnostico o freddo intellettuale non può sfuggire l’arditezza e la valenza di questa costruzione, il contenuto rivoluzionario e immensamente innovativo della religione cristiana, l’unica e sola capace di costruire con Cristo e in Cristo un ponte diretto che raccordi l’uomo a Dio. Il Dio del cristiano, così, non è più soltanto un Dio portato agli uomini mediante il “relata refero” dei profeti, ma un Dio che si mostra senza intermediari, nella maniera più diretta, nella Persona di Cristo. A questo punto, usando un po’ disinvoltamente una terminologia di grande attualità, oserei dire che solo qualora si sia disposti ad accettare la religione di Cristo, si può godere davvero dell’unica visione religiosa “ad alta definizione”, in quanto in Gesù vero Uomo e vero Dio, nonchè nelle Sue parole, il cristiano sa bene di vedere e trovare direttamente Dio.
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