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‘Adesso capisco’
di Sua Eccellenza Reverendissima
Monsignor Andrea Gemma*
CITTA’ DEL VATICANO – “Adesso capisco come qualcuno possa diventare eretico” (ossia possa abbandonare la Chiesa Cattolica sbattendole in faccia la porta). Queste parole ebbe a pronunciare, davanti ad alcuni testimoni, uno dei quali lo ha riferito al sottoscritto, San Luigi Orione. Certamente egli era venuto a conoscenza di una di quelle vicende, purtroppo non infrequenti, che hanno avuto per protagonisti dei fedeli a cui è stata fatta sentire la mano pesante di una gerarchia la quale non sempre rispetta certe regole di carità e di convenienza semplicemente umana. Voglio essere ben compreso. Riferirò quindi la vicenda a tutti ben nota che toccò, in maniera così segnatamente ingiusta, la Santa persona di Padre Pio da Pietrelcina. Tutti sappiamo che intorno al frate stigmatizzato, colmo di carismi straordinari che non ho bisogno di enumerare, si moltiplicarono le voci, le supposizioni, i pettegolezzi, le malevolenze, le calunnie e quant’altro di simile natura. Ci fu chi raccolse tutto questo pattume, vi aggiunse di suo l’intenzione di sacrileghe investigazioni, al cui pensiero non riusciamo ancor oggi a non sentire brividi di orrore… Ci fu – dicevo – chi raccolse tutta questa materia graveolente e ne fece bagaglio di ingiuste accuse che rimise alla Sede Apostolica. Il tutto, naturalmente, dietro le spalle del Santo frate ignaro ed innocente. Ne venne, come sappiamo, una immediata grave sanzione, con la quale fu tolta la possibilità a Padre Pio di esercitare in pubblico il suo ministero sacerdotale, con tanto disagio dei buoni e di chi aveva sperimentato l’efficacia di quel ministero e con tantissimo satanico piacere di chi aveva messo in atto l’intera macchinazione. Forse non tutti sanno che il mio Santo fondatore (Don Orione, appunto), naturalmente convintissimo dell’innocenza di Padre Pio, grazie alla sua entratura negli ambienti vaticani e presso lo stesso Sommo Pontefice, di cui godeva altissima stima, riuscì ad abbreviare il tempo di quella ingiusta sanzione. Si deve sapere ancora che anche contro lo stesso Don Orione ci furono diversi tentativi (oscuri alcuni, palesi altri), ma, grazie a Dio, egli ebbe la possibilità di difendersi, personalmente e direttamente, faccia a faccia dinnanzi al Papa, allora San Pio X, da cui era ben conosciuto e stimato. Fu così che gli furono risparmiate umiliazioni, le quali, invece, non furono impedite nei confronti di altri Santi uomini. Basterà pensare ad un Antonio Rosmini condannato dall’allora Santo Uffizio ed oggi, grazie a Dio, onorato del titolo di Beato. Anche di fronte a questa vicenda, Don Orione divenne profeta e assicurò ai suoi figli: “Voi vedrete Rosmini Beato”. Tornando alla frase con cui abbiamo aperto questa nota, si deve immaginare che Don Orione, in un impeto di quella sua sincerità, a tutti nota, l’abbia pronunziata avendo avuto notizia di qualche altra disavventura di quelle che abbiamo qui sopra elencato. Noi diciamo, nella scia di colui che ci è padre, che tutta questa roba, questa somma di piccole o grandi ingiustizie, questo cumulo di indebite e proditorie investigazioni, soprattutto se messe in atto da chi avrebbe cento motivi di “togliere la trave dai suoi occhi “, non ha nulla a che fare con la Chiesa di Gesù, con quella carità longamine che “tutto copre “ e non ha l’occhio malevolo e il cuore colmo di gelosia, invidia, falso zelo, miserabile ipocrisia. Tutte cose che si trasformano spesso, ahimè, in vergognose delazioni. Tutto questo premesso, ci si permetta di venire a noi stessi, per deplorare quanto abbiamo dovuto sopportare da parte di chi non avrebbe dovuto violare le più elementari norme di evangelica carità e, semmai, di quella “correzione fraterna” che ha le sue regole inderogabili (cf Mt 18,15 ss). Avevo offerto la mia disinteressata collaborazione e compartecipazione ad un gruppo di simpaticissimi amici – ne ho tanti in tutto il mondo! – ai quali avevo assicurato una specie di spirituale patrocinio ed una convinta benedizione per una bella opera che, con intento eminentemente spirituale e caritativo, avevano iniziato e tuttora continuano in una bella località di una grande (per territorio ed abitanti) Diocesi del nord Italia. L’opera, evidentemente benedetta da Dio, aveva preso i suoi magnifici inizi e la gioia dei miei amici era al colmo. Quanto a me, ero pronto a dare la mia collaborazione spirituale di persona, una volta sgravato dal peso del governo della mia Chiesa locale, senza dire che, ovviamente, avevo in ogni modo incoraggiato e caldeggiato l’iniziativa. Un bel giorno, nel bel mezzo di queste speranze e di queste premesse, mi vedo arrivare un autorevole documento dall’autorità centrale di quella Diocesi, una specie di diffida anticipata, emessa – così mi si diceva – dietro il solito esposto del solito “porta pacchetti”. Si può capire la mia sorpresa, dato che non avevo avuto il piacere di essere minimamente contattato, anche solo per telefono. Mi sono venute in mente le parole della Santa Scrittura: “I Romani non usano consegnare una persona prima che l’accusato sia messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall’accusa” ( At 26, 16 ). Toh! – mi son detto immediatamente -, la sapienza della Roma pagana dà dei punti alla Roma cristiana… Non proseguo nella disamina di questa singolare vicenda, la quale, com’è naturale, ha lasciato stupefatti ed amareggiati quei cari amici che tutt’ora ne soffrono. Quanto al sottoscritto – stiano sicuri i tonacati miei illustri censori -, non abbandonerò la Chiesa, la amerò anzi di più tenendo anche presenti le mirabili riflessioni che il nostro Santo Padre Benedetto XVI ha espresso e sono state raccolte nel preziosissimo libro dal titolo significativo “Perché siamo ancora nella Chiesa”. E’ tuttavia certo che una Chiesa in cui continuano a succedere di siffatte miserevoli incongruenze, non è quella voluta dal suo Divino fondatore, Gesù Cristo. Sì, anch’io adesso capisco.
*Vescovo di Santa Romana Chiesa
N. B. Il dipinto riprodotto a corredo di questo articolo è ‘La calunnia’ del Botticelli (1994-95). Sul trono siede il re Mida con le orecchie d’asino, mentre l’Ignoranza e il Sospetto gli sussurrano parole si seduzione. La figura incappucciata dell’Invidia conduce verso di lui la Calunnia, alla quale l’Insidia e la Frode intrecciano le chiome. La Calunnia tiene in mano una torcia accesa e trascina la sua vittima per i capelli. A sinistra, la figura nuda della Verità punta un dito verso l’alto, ricnosciuta soltanto dal Rimorso.
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