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del Cardinale Angelo Comastri

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Nè Barabba nè Satana ma un innocente incoraggiato dalla ‘Spe Salvi’ di Benedetto XVI

di Luciano Moggi

Hanno detto e scritto che ero un boss, il capo di una Cupola, il Totò Riina del calcio italiano, un uomo meschino e senza scrupoli che pur di arricchire la società del figlio, in concorso con lui e con altre stimabilissime persone, avrebbe costretto decine di giocatori a concedere le proprie procure milionarie con metodi estorsivi e mafiosi. Hanno detto e scritto che ero l’eminenza grigia e l’anima nera del gioco più bello del mondo, un uomo senza Dio pronto a passare sul cadavere della madre pur di chiudere un affare, uno che si è arricchito mettendo su un sistema criminale, il cosiddetto ‘Sistema Moggi’. Hanno detto e scritto di tutto e di più, su di me e su mio figlio Alessandro, violando la nostra privacy e la nostra dignità di uomini. E come se questo non bastasse, sono certo, senza voler essere blasfemo, che se avessero potuto ritoccare i Vangeli, a Barabba avrebbero dato il mio nome. Tutti concentrati a vendere più copie di giornali, a sbattere il mostro in prima pagina, ad aumentare gli ascolti in televisione. E tanti, non tantissimi, grazie a Dio, che hanno voltato le spalle a me e alla mia famiglia, senza riconoscenza e senza pudore. Nessuno, però, che si sia mai preoccupato di andare oltre l’antipatia personale e un castello accusatorio che a qualsiasi osservatore imparziale, anche se a digiugno in materia di Giurisprudenza, sarebbe parso debole come un gigante con le gambe d’argilla. Nessuno che abbia avuto non dico misericordia, perché ho sempre legittimamente preferito fare più invidia che pietà, ma rispetto per l’uomo, il marito, il padre, il nonno Luciano Moggi. Anzi, per colpire me, non hanno esitato a colpire mio figlio Alessandro, compromettendone l’attività professionale e la tranquillità familiare. E pensare che nell’immaginario di molti, sarei io l’uomo meschino per antonomasia. Di più: sarei Satana, il capo dei demoni, il principe della menzogna, un maledetto corruttore. Chi mi conosce bene, sa che non è così. Ma pur di distruggermi, di annientarmi, di farmi fuori, di indurmi addirittura alla depressione o, peggio, al suicidio, hanno ironizzato anche sulla mia Fede, sulla mia devozione per Padre Pio, sui miei pellegrinaggi a Lourdes, sulla mia infinita ammirazione per il Papa Benedetto XVI, che ringrazio per il suo esemplare Magistero. Tentativo fallito, perché oltre all’assoluta certezza della mia innocenza, mi ha sempre sostenuto, insieme al calore della famiglia e all’affetto degli amici veri e di tantissimi tifosi della Juventus e delle altre squadre di calcio in cui ho operato negli anni, la Fede in Dio. Dirò di più: c’è stato uno scritto del Pontefice, l’Enciclica ‘Spe Salvi’ (‘Nella speranza siamo stati salvati’), che ha contribuito in maniera determinante a darmi coraggio, a farmi affrontare i problemi giudiziari con la consapevolezza che nulla è perso se ci si pone nelle mani del Signore, che la fiducia non deve venire mai meno perché Cristo è sempre pronto a soccorrerci, in particolare quando siamo oppressi e perseguitati. Come si sarà notato, non sono sceso nei dettagli della sentenza che mi ha visto assolto per l’accusa più grave, quella di associazione per delinquere, e mi ha condannato per il reato di violenza; reato che non ho mai commesso e perciò, sono certo, in Appello i giudici mi assolveranno pure da questa accusa infamanti e priva di fondamento. Resta il dato di fatto che il castello accusatorio è caduto al suolo, sbriciolato sotto i colpi della verità: io, così come mio figlio e i suoi ex collaboratori, non ho mai guidato un’organizzazione affaristica tesa a ‘terrorizzare’ i calciatori per cedere le loro procure alla Gea. Conosco il mondo del calcio come le mie tasche e so bene che tutti i miei nemici, tutti quelli che mi odiano perché ho sempre vinto importando in Italia e nelle mie squadre i calciatori migliori in Europa nei loro ruoli senza fare (al contrario di altri, leggasi l’Inter, ad esempio) spese folli, si appiglieranno ora alla condanna per violenza e minacce ai danni di quattro giocatori contro cui né io nè Alessandro abbiamo mai fatto nulla di male; lo ripeto, in Appello ci sarà data ragione, considerato che purtroppo in Assise i giudici non se la sono sentita, forse per il timore di essere attaccati ferocemente dall’opinione pubblica, di mandare assolti completamente anche noi. So bene che il cammino è lungo e che sulla mia strada ci sono altri problemi, altri Tribunali, altre udienze, altre sentenze… Ma l’assoluzione dall’accusa di associazione a delinquere è un passo determinante verso quella verità – la mia innocenza – che professerò in ogni sede per dimostrare non solo ai miei denigratori che si sbagliano, ma anche ai miei familiari e agli amici che hanno fatto bene a credere in me e a non abbandonarmi. E in ogni sede, sempre, proclamerò che non sono un demonio o un posseduto dal demone del successo e del potere a tutti i costi e che, quindi, non ho bisogno di un esorcista: solo Dio sa cosa c’è nel mio cuore. E allora, almeno in questo caso, lasciate che sia lui a giudicare se è vero o no che la mia speranza è la Fede, la mia luce sono Gesù e Maria, la mia guida è il Papa. Immagino che in molti resteranno sbaloriditi davanti a queste righe, abituati come sono al Moggi che si occupa solo ed esclusivamente di calcio e, da qualche anno a questa parte, suo malgrado, di inchieste. Tuttavia, in nome di quel Cristo che non è venuto per giudicare il mondo ma per salvarlo, chiedo rispetto per la mia religiosità, quanto di più intimo e caro abbia insieme ai miei cari. Sono innocente, e questa assoluta certezza, questo incontrastabile dato di fatto, mi farebbe stare tranquillo anche se fossi ateo. Ma il fatto che ‘Spe Salvi’, beh, quello mi consola e mi dà ancora più energia per affrontare gli ostacoli presenti e futuri. I miei nipoti hanno un nonno e un padre di cui non devono vergognarsi: il tempo, galantuomo, lo dimostrerà senza ombre e dubbi. Nel frattempo, però, chi ha calunniato abbia almeno la decenza di pentirsi: la calunnia è un venticello, offende Dio e la propria coscienza.