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Don Orione, un Santo tra le macerie

di Sua Eccellenza Reverendissima

Monsignor Andrea Gemma*

CITTA’ DEL VATICANO – Ore 5,20 del 28 dicembre 1908: una scossa di terremoto – di poco più di 30 secondi, del 12° grado della scala Mercalli – ed un maremoto – che, ritirate le acque fino a 200 metri dal litorale, le rigetta in tre successive ondate che raggiungono i 10 metri di altezza – travolgono Messina e l’antistante costa calabra: 80.000 morti, il 91% degli edifici rasi al suolo, o resi instabili, e danni incalcolabili. Don Luigi Orione è fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza da sedici anni ed è sacerdote da tredici; dirige in Tortona il convitto “Paterno” che aveva sostituito il primo collegio intitolato a Santa Chiara. Vi sono raccolti centinaia di ragazzi che attendono agli studi. Quando lo raggiunge la terribile notizia della immane tragedia che ha sconvolto la città di Messina e anche la costa calabra, egli che ha già una casa della congregazione a Noto, pensa subito ai suoi figli. Senza alcun indugio e quasi d’impeto decide di recarsi sul luogo della sciagura, pensando, come avrebbe fatto ogni cristiano – oggi si chiamerebbero “volontari” – che avrebbe potuto recare sollievo agli afflitti superstiti. Pensando anche ai numerosissimi orfani, accetta immediatamente l’offerta fattagli dal vescovo di Cassano Jonio, in Calabria, di poter aprire colà un orfanotrofio. Dopo un fortunosissimo viaggio fatto di diverse soste e completato con vari mezzi di fortuna, nei primi giorni del maggio 1909 arriva sul luogo del disastro. Comincia così quell’epopea di carità che tutte le biografie di don Orione descrivono. Raccoglie e da’ sepoltura ai cadaveri, sistema in qualche modo i superstiti, fruga fra le rovine delle Chiese per recuperare le sacre specie dell’Eucarestia e risistemare la documentazione d’archivio, non curante di se stesso pensa solo agli altri. Molti lo ammirano, a cominciare dal Santo Padre Pio X, che gli fa pervenire il suo compiacimento, ma purtroppo non mancano i denigratori e i calunniatori. Ne diremo subito. Infatti non poteva non destare impressione questo giovane prete quasi onnipresente, che nulla chiedeva per sé ed era tutto proteso a far sentire la carità cristiana ad una popolazione stremata e sfiduciata. Mi permetto qui di accennare, a nostra erudizione, un particolare che, sia allora, subito dopo la tragedia, sia in seguito non si omise di rimarcare. Pochi giorni prima del Natale un fogliaccio locale satirico, massonico ed anticlericale, si era permesso di parodiare una preghiera a Gesù bambino, in cui si potevano leggere testualmente questi due versetti blasfemi: “… tu sei Dio e non sei ignoto, manda a tutti un terremoto…”. Purtroppo la bestemmia aveva avuto il suo macabro riscontro. Don Orione nei primi mesi successivi al sisma non ha tempo e modo di pensare ad una qualsiasi organizzazione. Le urgenze premono da tutte le parti. A mano a mano che i mesi passavano e si evidenziavano i vuoti spaventosi che la tragedia aveva lasciato, si moltiplicavano iniziative di ogni genere. La stessa casa reale istituì un comitato pro orfani intitolato alla regina Elena di Savoia. Di questo comitato, presieduto da Monsignor Giuseppe Cottafavi, don Orione fu designato vice presidente. Non è a dire quanto il Santo prete si desse da fare soprattutto perché gli orfani, i più colpiti dalla tragedia, potessero avere una rapida e conveniente sistemazione. Per questo egli fece servire, oltre all’istituto “San Luigi” di Noto e la nuova casa offertagli da Monsignor Lafontaine, tutte le case della congregazione, specialmente quelle già attive in Roma, come ad esempio quella alla Balduina a Monte Mario. Fu così che la fama dell’operosità dell’apostolo della carità e padre degli orfani giunse agli orecchi del Papa. Questi, accogliendo in udienza un gruppo di seminaristi messinesi che egli stesso aveva voluto raccogliere a Roma accompagnati da don Orione, che il Patriarca Sarto aveva conosciuto a Venezia, all’improvviso – era l’11 giugno 1909 -, indicando il prete tortonese, disse pubblicamente: “Ecco il vostro nuovo vicario generale”. (Possiamo accennare che nel 1904 Pio X aveva voluto i figli di don Orione a reggere la cappellania della Chiesa di Sant’Anna in Vaticano, oggi parrocchia, e nel 1908 li aveva voluti apostoli nel grande quartiere Appio, allora periferico, istituendovi la Parrocchia di “Ognissanti”). Alle proteste di don Orione che supplicava di liberarlo dall’incarico di cui diceva di non essere all’altezza, il Papa gli impose semplicemente – e sapeva di poterlo fare – di compiere un atto di obbedienza. Cominciava così quello che è stato definito “il calvario messinese di don Orione”. Oltre alle ignominiose calunnie, ci fu un attentato alla sua vita. Non vogliamo fermarci su questa pagina tenebrosa che a cento anni di distanza non fa che mettere in ulteriore immarcescibile evidenza la carità prodigiosa e disinteressata di quell’umile prete che non chiedeva null’altro che di poter servire i più piccoli, i più bisognosi. Tra gli estimatori di don Orione in quel frangente dolorosissimo ci fu colui che tutta Messina conosceva come “il Santo”, padre Annibale di Francia, canonizzato lo stesso giorno insieme a don Orione. Il Signore ricambiò, come sempre sa fare, l’eroismo di quei tre anni di martirio, regalando alla giovane congregazione alcuni degnissimi suoi figli che ora, a Messina e a Reggio Calabria, officiano due fiorentissime parrocchie, con annessi Istituti per giovani e ragazzi disadattati. Valeva la pena, a nostro modesto giudizio, ricordare al compiersi di questo centenario la grande figura di questo Santo che sulle macerie causate dalle forze avverse della natura e dalla malvagità di uomini incoscienti innalzò il vessillo della Croce e in nome della carità cristiana seminò a larghe mani la solidarietà come deve fare ogni cristiano che vince il male con il bene. 

 

*Vescovo di Santa Romana Chiesa