di Sua Eccellenza Reverendissima
Monsignor Andrea Gemma*
CITTA’ DEL VATICANO – Sono da poco rientrato dall’ennesimo pellegrinaggio, compiuto con una simpatica schiera di amici, presso la Città di Maria. Ho ivi partecipato, con comprensibile gioia, alla solennissima conclusione del Giubileo per il 150° anniversario delle apparizioni della Vergine Immacolata alla piccola Bernadette. Non negherò di aver assaporato le forti emozioni che, specialmente dinanzi a quella grotta benedetta, Maria riserva ai suoi devoti. Debbo tuttavia affermare, con il più alto rammarico, che la Lourdes che io avevo imparato a conoscere e ad amare negli annuali ritorni colà in pellegrinaggio, stavolta mi è sembrata definitivamente scomparsa. E’ stata un’amarissima constatazione, che non ho omesso di partecipare ai più vicini, come faccio adesso qui con sincero desiderio di implorare che le ombre che hanno oscurato la gioia del mio incontro con Maria possano miracolosamente scomparire e restituire al mondo quella Lourdes che i veri devoti della Madonna avevano imparato a conoscere e a ricercare. E’ scomparso quel silenzio adorante, insistentemente richiesto appena varcato il sacro recinto. Ho trovato invece il cicaleccio insistente e fastidioso delle comuni piazze del mondo. Persino quell’area fino a poco tempo fa rigorosamente preservata e riservata alla contemplazione e alla preghiera, sotto lo sguardo benedicente di Maria, ha perso la sua mirabile connotazione di tempio a cielo aperto ed è diventata la solita agorà di scambi umani spesso banali ed inutili, sempre disturbatori per chi vorrebbe attingere le autentiche fonti della preghiera. E’ scomparso l’ordine rigoroso che quei solerti volontari, contraddistinti dalla curiosa cintola a tracolla, mantenevano ad ogni costo, spesso con fare burbero ma inflessibilmente decisi a far rispettare ambiti e collocazione, mentre avevano in mano quasi sempre, sgranandola, la corona del Rosario. E’ scomparsa la preoccupazione che, oltre alle solennissime celebrazioni liturgiche, la cappella delle confessioni fosse continuamente dotata in ogni sua postazione di ministri sacri disponibili e pronti ad esercitare quel sacro ministero che il sottoscritto, in questa occasione, è stato costretto ad esercitare per strada, guadagnandosi il titolo di “confessore ambulante”. Mi si dirà – come è avvenuto – che è grande gioia partecipare ad una solenne concelebrazione, specialmente se festiva e straordinaria, ma mentre qualche presbitero in meno nulla toglie alla celebrazione Eucaristica, l’assenza fortemente lamentata di coloro che sono insostituibili nel ministero della riconciliazione è comunque riprovevole. Chi presiede ai Santuari deve sapere che questa preoccupazione sta al primo posto, dato che proprio Lourdes, come del resto ogni altro Santuario, è luogo di forte richiamo a conversione e a penitenza. Come tutti sanno, i miracoli più strepitosi avvenuti nella Città di Maria sono quelli che hanno avuto luogo nel segreto del confessionale. Chi scrive lo sa per esperienza pluriennale. Che altro avrebbe voluto significare Maria facendo sgorgare la mirabile sorgente che da 150 anni disseta i corpi e le anime, se non la necessità di ritornare nuovi alla fede e alla grazia? Forse l’occasione giubilare ha moltiplicato le presenze in quel luogo; ciò è certamente positivo, ma se si dovesse dire che in pari tempo è scomparso il fervore della preghiera, il desiderio di silenzio e di meditazione, si ammetterebbe una sonora sconfitta. Altro si potrebbe dire su cosa, a mio parere, ha segnato un evidente scadimento della mirabile armonia presente nel luogo scelto dalla Vergine per la sua manifestazione, quali la minore accuratezza del canto, la preparazione, un po’ farraginosa, delle celebrazioni liturgiche, la confusione che regna sovrana nelle sacrestie, dove ci si prepara all’Eucarestia e dove il raccoglimento dovrebbe avere la meglio sul vicendevole scambio di chiacchiere inutili. Un’altra impressione penosa non si può non cogliere dalla moltiplicazione, un po’ barocca, di cartelli, di manifesti, di aggeggi vari, di costruzioni aggiunte, oltre che di voluminose casse per sollecitare offerte e altro ancora. Oh, la soave impressione di quella estensione amplissima e spoglia che faceva desiderare l’accesso a quella grotta dove ci si incontrava con il sorriso di Maria e lo spirito di Bernadette! Restituiteci, per favore, la Lourdes autentica, non quella che purtroppo il turismo facilitato, la cosiddetta mobilità sociale, vorrebbe rendere non più differente dai luoghi che la chiassosa nostra civiltà popola di superficialità, di inutili banalità, di labili incontri, di convenevoli tutt’altro che necessari ad un clima di preghiera e di raccoglimento. Sì, restituiteci la Lourdes autentica, magari la stessa del giorno in cui Bernadette Soubirous, andata a raccogliere rami secchi, si imbattè nella “Signora” che le disse, quale sua carta di presentazione: “Non ti farò felice in questo mondo…”. Può darsi che proprio per deprecare questa lenta ma inesorabile trasformazione subita da quel luogo remoto e solitario, Bernadette non volle più ritornare a Lourdes (hanno fatto bene per questo, adempiendo ad una di lei profezia, a non trasportarvi da Nevers quell’esile corpo tanto mirabilmente conservato). La piccola veggente rimproverò aspramente – non si dimentichi – chi già lei viva faceva circolare intorno alla grotta sue immagini, sue lettere e i primi insignificanti oggetti religiosi; i quali ultimi oggi rappresentano una indecorosa ostensione che occupa ogni strada, ogni vicolo, la stessa dimora della veggente e che non può che malamente impressionare chi sa bene in che cosa consista la vera devozione. Il lettore si sarà accorto: ho riversato qui una piccola parte dello sconcerto provato dinanzi a quella apparentemente inarrestabile degenerazione di quel luogo di preghiera e di devozione che Maria aveva regalato ai suoi figli, diventato una paccottiglia che ti viene incontro attraente e distraente ed è il contrario di quanto l’Immacolata Concezione ha chiesto e che dovrebbe costituire il nucleo essenziale ed esclusivo del suo vero messaggio.
*Vescovo di Santa Romana Chiesa