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‘Avevo fame, avevo sete…’
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO – La conclusione dell’anno liturgico ci ha proposto la festa di Gesù Cristo Re dell’Universo. Questa festa è, tradizionalmente, l’espressione della fede della Chiesa nel trionfo finale di Gesù e la felicità eterna del suo Regno. E per aiutarci nella meditazione, la liturgia della Parola ci offre il Vangelo del Giudizio finale, la splendida parabola di Mt 25,31-46. In questa parabola, l’apparato glorioso del giudizio divino, che ricorda Zc 14,5 e il raduno di tutte le genti davanti a Cristo, ci presenta un avvenimento importante: ogni uomo si trova alla presenza del Re, che dà il possesso dell’eredità del Regno ai benedetti del Padre Suo. Il giudizio pronunciato su ciascuno sarà per tutti motivo di stupore: nessuno aveva coscienza di aver accolto o rifiutato il Signore stesso nei ‘fratelli più piccoli’, cioè nei discepoli di Gesù, nei cristiani. Nelle opere di misericordia e nella sollecitudine portata ai discepoli sofferenti, infatti, si raggiunge Gesù stesso che si è fatto ‘piccolo’, che è venuto per servire e per dare la vita in riscatto per tutti. Ma la parabola va certamente oltre. L’espressione ‘questi miei fratelli più piccoli’ designa tutti i bisognosi di amore. Bisogna, dunque, amare Dio in ogni fratello. La misericordia è il criterio del giudizio. I ‘benedetti’ ricevono il regno perché hanno praticato la misericordia. Le opere di misericordia sono la porta che introduce nell’eternità, visto che la misericordia è sempre praticata nei confronti di Cristo. Per i cristiani, la misericordia praticata o rifiutata è la prova certa della loro fede. Solo chi comprende le esigenze del prossimo comprende le esigenze di Gesù. E’ nella vita presente che decidiamo per Cristo o contro Cristo. E questa scelta si manifesta nell’amore operoso per il prossimo o nel rifiuto della nostra misericordia verso i miseri”. Il Magistero della Chiesa ci ricorda che al termine della nostra vita personale ci sarà un giusto giudizio e a ognuno verrà dato secondo le sue opere. La vita è un’occasione unica, che si vive una sola volta, durante la quale decidiamo del nostro destino eterno. Alla fine del mondo, ancora, il Risorto verrà con grande potenza e gloria sulle nubi del cielo a giudicare la terra. E il Re di misericordia giudicherà l’umanità intera secondo giustizia. Parteciperanno alla vita eterna nel Regno dei Cieli, dunque, tutti coloro che in questo mondo hanno organizzato la propria vita sulla Signoria di Cristo, vale a dire coloro riconoscono Gesù in questo mondo e cercano di mettere in pratica i suoi insegnamenti, i comandamenti di Dio. Parteciperanno coloro che hanno fatto della loro vita un vessillo di amore per Cristo, che sono stati generosi nel perdono, disponibili al servizio di tutti, coloro che hanno trovato forza nella preghiera, che non si sono sottratti alla solidarietà. Per coloro, invece, che rimangono chiusi nel loro egoismo, che sono fuggiti di fronte ai bisognosi, che sono stati evasivi quando avrebbero potuto agire in altro modo, Gesù non avrà altra alternativa che confermarli nel loro egoismo, lasciandoli fuori dal suo Regno. Ogni uomo, credente in Cristo o no, davanti a coloro che provano dolore, non riesce a restare indifferente. Perché è molto difficile rimanere indifferenti quando una persona piange di fronte a noi, o geme, o è ferita o muore di fame. A tutti gli uomini si presentano due alternative in queste situazioni: essere di aiuto, solidali, cercare di far qualcosa per alleviare la sofferenza; oppure lavarsene le mani, cioè sfuggire, distrarsi, inventare giustificazioni pur di non aiutare gli altri. Per i cristiani, quelli che sono di Gesù, non ci dovrebbe essere alternativa: dobbiamo solo dimostrare la nostra solidarietà. Sappiamo, infatti, che Cristo si identifica con il sofferente; sappiamo che tutto ciò che facciamo ai bisognosi lo facciamo a Gesù, nostro Re. Dobbiamo quindi cominciare a vivere già in questo mondo il Regno di Cristo, dobbiamo impegnarci a vivere non solo la carità verso i bisognosi ma tutta la proposta cristiana in quest’ottica. Se Gesù è Re dell’Universo intero, il punto critico, la zona in cui il suo regno è a rischio, è il nostro cuore, perché lì Dio si incontra con la nostra libertà. Noi, e solo noi, possiamo impedirgli di regnare su noi stessi, e possiamo porre ostacolo alla sua regalità sul mondo: sulla famiglia, sulla società, sulla storia. Noi uomini e donne abbiamo la facoltà di scegliere con chi vogliamo allearci: se con Cristo e con i suoi angeli buoni oppure con Satana e i suoi angeli decaduti. Ma la scelta non è indifferente. Sappiamo, infatti, che l’Agnello immolato detiene ogni potere in Cielo e in terra, mentre quella di Satana e degli uomini che lo servono è solo una falsa forza. E’ l’uomo che decide liberamente per la vita eterna o per il fuoco eterno. Questa decisione non è fatta a parole, ma con le opere di misericordia verso Cristo. Approfittiamo, dunque, del tempo della grazia e della misericordia che ancora abbiamo, prima della seconda venuta di Gesù Cristo, per fare il bene. Impostiamo la vita come cammino verso l’eternità – eternità nella quale già viviamo – ricordandoci che: “Quando vedi il tuo fratello, vedi il tuo Dio” (San Clemente d’Alessandria).
Dal Vangelo secondo Matteo 25,31-46
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
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