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del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



E’ ora di dire basta

di Sua Eccellenza Reverendissima

Monsignor Andrea Gemma*

CITTA’ DEL VATICANO – Mentre il Papa dalla finestra del suo studio deplora coraggiosamente quanto avvenne nella sua patria esattamente settant’anni or sono, nella cosiddetta “notte dei cristalli”, e condanna decisamente ogni forma di antisemitismo, non si placano le puntuali e pervicaci prese di posizione da parte ebraica contro il predisposto iter di beatificazione di Pio XII. Del grande Eugenio Pacelli ricorre quest’anno il cinquantesimo della morte e si moltiplicano giustamente le manifestazioni in memoria di questo immortale Pontefice, come lo ha definito lo stesso Benedetto XVI durante un mirabile discorso rivolto ai partecipanti ad un Convegno promosso presso l’Università ‘Gregoriana’ per ricordare il Servo di Dio che guidò la Chiesa prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. In quel discorso, ampio e articolato, Benedetto XVI è ritornato ad esprimere con chiarezza il suo giudizio ampiamente positivo – e non poteva essere altrimenti – su quel Papa, osannato a suo tempo dagli stessi che oggi lo calunniano (la coerenza di questi tali non è davvero il loro forte…!). Ha fatto bene, perciò, il Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, a ripetere con decisione che la beatificazione di Pio XII è un fatto squisitamente ecclesiale, ossia interno alla Chiesa cattolica, e nessuno può essere autorizzato a mettervi il becco. Un bel “bravo!”, dunque, al Cardinale Bertone che, anche dalla posizione che occupa, esprime un parere autorevolissimo. È un convintissimo richiamo non solo ai calunniatori del “Pastor angelicus” ma pure, come qui sopra si è avuto modo di asserire, a quanti continuano a mantenere un ingiusto silenzio ed evitano di reagire, come un sol uomo, contro così palese e ingiusta ingerenza. Cosa che non tollererebbe nessuno nei confronti del suo vero padre. Noi, ripetiamo, non vogliamo essere per nessuna ragione tra costoro. E perciò leviamo ancora una volta la nostra decisa protesta contro chi corrompe la storia ed esprime, con una petulanza ed insistenza degne di miglior causa, il suo spregevole ed incauto giudizio su un Pontefice gloriosissimo. Noi che di questo siamo stati testimoni, non certo disinteressati, condividiamo toto corde l’acuta analisi fatta da Benedetto XVI nel menzionato discorso, da mettersi insieme a quello pronunciato nelle commemorazione del mezzo secolo dalla morte di Papa Pacelli. Cosa possono sapere di teologia cattolica, di ascetica cristiana, di ardore apostolico, questi critici esasperati, guidati non si sa da quale sentimento di antipatia viscerale …? Temiamo assai – diremo con franchezza – che la preoccupazione di costoro sia unicamente quella di tenere desta, mediante il gioco delle reazioni e delle esternazioni, l’attenzione del mondo sul proprio dramma, certamente uno dei più tragici nella complessa vicenda di un mondo segnato dalla violenza e dall’odio. Deprechiamo pure gli errori, cominciando dai nostri, ma, al loro contrario, non andiamo a cercare facili capri espiatori per coprire chissà quali intenzioni e per presentarci come esclusivi detentori della verità storica ed esporci quali epigoni di un vittimismo che ormai dovrebbe essere messo da parte e non più propagandato a senso unico. Noi stiamo con l’ultimo successore di Pietro come fummo allora con Pio XII e ne ammirammo la coerenza, la santità, l’impronta indelebilmente positiva lasciata nella Chiesa, nella sua dottrina e nel mondo intero, come testimoniarono a suo tempo – e noi non l’abbiamo dimenticato – rappresentanti onesti e generosi di quel popolo che oggi vorrebbe cancellarne, non si sa perché, le ammissioni coerenti dei suoi padri. Noi, quindi, stiamo con Benedetto XVI e diciamo: Sono ormai trascorsi cinquant’anni dalla morte di Pio XII, ma il suo poliedrico e fecondo magistero resta anche per i cristiani di oggi di un valore inestimabile. Certamente la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, è un organismo vivo e vitale, non arroccato immobilmente su ciò che era cinquant’anni fa. Ma lo sviluppo avviene nella coerenza. Per questo l’eredità del magistero di Pio XII è stata raccolta dal Concilio Vaticano II e riproposta alle generazioni cristiane successive. E’ noto che negli interventi orali e scritti presentati dai Padri del Concilio Vaticano II si riscontrano ben più di mille riferimenti al magistero di Pio XII. Non tutti i documenti del Concilio hanno un apparato di Note, ma in quei documenti che lo hanno, il nome di Pio XII ricorre oltre duecento volte. Ciò vuol dire che, fatta eccezione per la Sacra Scrittura, questo Papa è la fonte autorevole più frequentemente citata. Si sa inoltre che le note apposte a tali documenti non sono, in genere, semplici rimandi esplicativi, ma costituiscono spesso vere e proprie parti integranti dei testi conciliari; non forniscono solo giustificazioni a supporto di quanto affermato nel testo, ma ne offrono una chiave interpretativa. Possiamo dunque ben dire che, nella persona del Sommo Pontefice Pio XII, il Signore ha fatto alla sua Chiesa un eccezionale dono, per il quale noi tutti dobbiamo esserGli grati.

 

*Vescovo di Santa Romana Chiesa