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Focus sul Campionato di Calcio – Arbitri, errare è umano ma perseverare è diabolico: tutta colpa della sudditanza psicologica verso le ‘grandi’

di Luciano Moggi

Il problema arbitrale è tornato prepotentemente alla ribalta per gli errori gravissimi (valutazione della Can) di due assistenti nelle gare Milan-Napoli (rigore inesistente dato ai rossoneri, assistente Calcagno, arbitro Rocchi) e Sampdoria-Torino (gol regolare annullato ad Amoruso, assistente Chiocchi, arbitro Ayroldi). I due guardalinee pagheranno con una lunga sospensione, ma quegli errori sono solo la punta dell’iceberg di una stagione che, contrariamente a quanto dice Collina, è infarcita dagli errori di sempre (è proprio vero: errare è umano, ma perseverare è diabolico). Provo a ripetere per l’ennesima volta che gli errori ci sono sempre stati e ciò che è cambiato è solo l’interpretazione e chi di quella chiave di lettura vuole essere il pilota. Adesso fa comodo dire che prima c’erano condizionamenti e persino complotti; una volta c’era invece la sudditanza e noto, senza dispiacere, che c’è stato chi ha avuto il coraggio di rimetterla in pista. Se varrà a sgombrare il campo da un altro concetto abusato, che è quello della serenità con cui sarebbero accolte adesso le decisioni degli arbitri, sarà un contributo al ristabilimento della verità. Dunque, insisto sull’unico ragionamento che deve essere seguito: gli errori ci sono sempre stati e sempre ci saranno e un metodo di lettura può sicuramente essere la “soggezione” involontaria e anche non richiesta nei confronti del potente. Nessuno lo ammetterà mai, ma è un canone sicuro per capire come va il calcio, per il semplice motivo che quel canone sovraintende a molti altri aspetti della vita e delle professioni. Provate ad andare a togliere dalla mente dei tifosi del Napoli l’idea che a San Siro qualcuno si sia fatto condizionare, ribadisco involontariamente, dal pubblico, dalla storia del club, da quello che volete. Non riuscirete a togliere questo tarlo, e meno male per il Milan che il rigore non è stato decisivo. E’ comunque il fatto del giorno, e Mourinho ha provato a dare una stilettata ai rossoneri: “I rigori debbono essere dati anche contro le grandi, così come vengono concessi a favore”, dimenticando che di questo metro di giudizio ne ha usufruito e beneficiato anche l’Inter di quest’anno (per non parlare della razzia fatta dai nerazzurri lo scorso Campionato). C’è molta elettricità tra i due colossi milanesi. Il primo posto raggiunto da Galliani è stato mal digerito da Moratti, che ha scoperto il brivido da comando che, dopo più di quattro anni, potrebbe dare qualche mal di testa, a suo giudizio naturalmente, ai rossoneri. Galliani ha risposto per le rime, e questo è solo l’anticipato scenario del duello che si accingono a riproporre le due facce del calcio milanese. I lettori possono immaginare cosa accadrà quando verrà l’ora del derby, se la situazione resterà più o meno questa. Molta acqua sotto i ponti dovrà passare, ma continuo a pensare che lo Scudetto sarà una questione aperta solo per Milan e Inter. Non me ne vorranno Udinese e Napoli se penso che per loro il campionato darà soddisfazioni più limitate, ma se proprio debbo pensare ad un terzo incomodo posso metterci la Juve, che dopo la ritrovata pace all’interno e il richiamo alle responsabilità di alcune cariche, ha energie e risorse sufficienti per farci un pensiero. Un pensiero e niente più, anche perché non c’è una notizia buona per Del Piero, visto che Lippi ha fatto capire chiaramente che tenterà altre strade per la Nazionale e questo tipo di percorso chiude le porte al capitano bianconero. E’ evidente che il Ct ha voluto parlar chiaro, e bene ha fatto, ma questo scenario non può fare la felicità di Del Piero e potrebbe avere conseguenze sul morale del giocatore. Spero che non sia così, che Del Piero trovi nuovi stimoli, fossero anche quelli di dimostrare che l’età per lui non conta (ma verosimilmente conta in proiezione Sud Africa), ma questo fatto non aiuta certo la Juve. Tra le pretendenti al titolo vedo male la Fiorentina, che non  riesce a reggere il peso dei due fronti, e mancherà di sicuro all’appello la Roma, troppo in ritardo, irretita in una crisi paurosa, ingigantita dalla condizione precaria di Totti e dalle turbolenze dell’ambiente romano. Quando le cose vanno male, il clima intorno a Trigoria e all’Olimpico diventa una polveriera. E siccome non è facile non restarne condizionati, do’ atto a Spalletti di una ammirevole resistenza. Meglio sarebbe se da parte soprattutto della tifoseria ci si rendesse conto della necessità di remare tutti assieme per superare acque che così infide non si vedevano dagli anni Cinquanta. Mi auguro che un comportamento più responsabile sia tenuto anche per un doveroso rispetto alla persona di Rosella Sensi, che non merita di trovare difficoltà aggiunte ad un percorso già di per sé estremamente accidentato. In quanto al timore di incartarsi al punto di rischiare di retrocedere, mi sembra un’ipotesi che coglie solo la sensazione di sbando del momento, ma, stiano tranquilli tutti, la Roma saprà rimettersi in piedi, non riuscirà a recuperare tutte le posizioni perdute, ma un campionato dignitoso riuscirà comunque a consurlo in porto. E la partita con il Chelsea dimostrerà quanto sto dicendo: non può una squadra di campioni diventare improvvisamnente squadra di brocchi. Cambio della guardia, intanto, in materia di squadre rivelazioni della stagione. Dopo due sconfitte, il Catania di Zenga cede il posto al Genoa di Gasperini, mentre resiste il Napoli, nonostante la sconfitta a San Siro. Contraddittoria e senza precedenti la reazione della dirigenza partenopea. De Laurentiis ha parlato apertamente di “scippo”, Marino si è spinto invece a giudicare netto il rigore fischiato contro il Napoli e sebbene si sia un po’ corretto, la stranezza rimane e molti tifosi, infatti, non l’hanno presa bene. Con la Sampdoria, che si è rialzata in classifica a spese del Torino, ha spiccato un salto olimpionico il Cagliari di Allegri. Cellino si frega le mani pensando di aver messo tutti in riga, e in verità non era facile resistere alle pressioni di chi voleva cambiare l’allenatore. Allo stesso tipo di pressioni alla fine non ce l’ha fatta ad opporsi la presidente del Bologna, per cui sulla panchina felsinea arriva il pretenzioso Mihailovic, che ha fatto scuola al fianco di Mancini. Foti non si è mosso davanti alla nuova sconfitta della Reggina ma sarebbe stato ingiusto giubilare Orlandi all’indomani di un risultato molto più fortunato che meritato per l’Inter. Le grandi malate restano la Roma e il Torino, con i granata in ritardo di tre punti e, quel che è peggio, con quattro posizioni in discesa rispetto all’anno scorso (12.mo all’epoca, 16.mo oggi). I torti arbitrali per il gol regolare annullato al Toro hanno per il momento salvato la panchina di De Biasi. Ma sabato contro il Palermo non ci saranno diverse opzioni, oltre la vittoria.