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Focus sul Campionato di Calcio – Arriva la Roma, e la Juve deve insistere: rallentare potrebbe far male

di Luciano Moggi

Ranieri si è fatto prudente, ma è solo un gioco di parole. La nottata non è passata, dice, e tutt’al più siamo solo alle due o tre del mattino. Non è però così e chi ha visto il sorriso largo del tecnico nel proporsi alle tv gliel’ha letto in faccia. E’ soddisfatto, Ranieri: si è tolto subito un sassolino dalla scarpa su Tiago (l’avete visto?), anche se, recuperando gli altri infortunati, dubito che lo rimandi subito in campo. Nella Juve adesso spira tutta un’altra aria, anche nella dirigenza che ha dovuto superare  le forche caudine dell’assemblea, dove azionisti cosiddetti minori, ma molto attenti, grintosi e documentati, gliene hanno dette di tutti i colori. Apprezzabile il gesto di chi, in cambio di un applauso a Bettega, ha rinunciato al suo intervento. Gente innamorata della Juve che vinceva, senza passare nottate e senza nient’altro che la dovesse favorire. Solo chiacchiere da bar. Come s’era messa male la situazione per la Juve lo si può capire dal peso della seconda vittoria consecutiva. Era a sette punti dalla testa, ne ha guadagnati due  ed è a cinque punti dalla coppia, in questo momento, capolista. Siamo ancora lontani, dunque, e questo, se fosse necessario, significa che contro la Roma bisogna assolutamente vincere. Un intoppo, anche a metà, vale a dire un pari, renderebbe più faticosa la risalita. Fino a tre anni fa questa sfida poteva valere lo scudetto e adesso fa quasi malinconia, quantomeno sul versante della Roma, una squadra in difficoltà più della Juve. Tra l’altro, è ancora fresca la reazione dura di Rosella Sensi, di solito assai misurata, contro i macroscopici errori arbitrali. Niente di nuovo sotto il sole, ma non mi dispiace che il problema venga posto anche da chi magari fino all’altro ieri non voleva vederlo. C’è sempre il proprio “particulare” che orienta le opinioni. Preziosi esce imbattuto e a petto pieno da San Siro e trova che ora c’è più serenità, nonostante la mancata espulsione di Maicon e l’aver dovuto giocare in 10 per l’espulsione di Juric. Non era di questo parere in tempi recenti e immagino che non lo sarà al prossimo abbaglio che gli arbitri prenderanno ai danni del suo Genoa: l’aspettiamo! E’ inutile che Gussoni dica parole di miele nei confronti di Rosella Sensi, difendendo subito dopo la propria consorteria e sostenendo che ha lavorato tanto per dare una direzione diversa al mondo arbitrale. Se tanto mi dà tanto, se lo scenario è quello di domenica scorsa e di mercoledì sera, c’è poco da stare allegri. Gli errori ci sono sempre stati e sempre ci saranno, e chi li ha voluti leggere in maniera diversa se ne dovrebbe vergognare o dovrebbe ammettere di essersi sbagliato. Magari si potrebbe chiedere a Moratti un suo pensiero aggiornato sulla “grazia” concessa all’Inter da Rosetti, che ha negato alla Fiorentina un rigore netto che avrebbe potuto comportare anche l’espulsione di un nerazzurro. Della nuova giornata nera degli arbitri si è avvantaggiato anche il Milan, che ha “ottenuto”(?) un rigore (decisivo) contro il Siena (arbitro Celi, un recidivo), ma i rossoneri sono sempre molto distaccati dall’Inter in fatto di favoritismi. Tutto questo per inquadrare la situazione e suggerire alla dirigenza della Juve di tenere aperti gli occhi. Saluto intanto il ritorno al gol di Nedved e la ricomparsa importante in campo di Camoranesi, uno di quei giocatori che si fa sentire sempre quando c’è e, ancor di più, quando non c’è. Nella campagna diretta contro Ranieri, per ottenerne l’esonero o le dimissioni, non è stata mai soppesata a sufficienza la lunga catena di infortuni. Chi avviò quella campagna, nel suo pieno diritto (questo è ovvio), dice adesso che le critiche sono utili. Talvolta, in verità, possono provocare anche sfracelli.  L’importante è che la Juve si sia rimessa in pista, anche se non potrà arrivare a quei traguardi troppo frettolosamente auspicati da Cobolli Gigli e Blanc, salvo poi i distinguo vari prima dell’uno e poi dell’altro. Attenzione al cesello di Coboldi: “Io l’ho detto ma non significa che dovessimo vincerli” (cioè lo scudetto e la Champions). Gesù, fate luce. Comunque dò atto al presidente bianconero di non aver attenuato i miei meriti operativi sul mercato “in fatto di acquisti e di scelta dei giovani” e della dichiarazione riguardo il mio ricorso accolto per la questione delle schede telefoniche. Bontà sua, Coboldi Gigli ha detto che la legge è giusta e non c’era ragione di altre sanzioni non essendo io tesserato.  La Roma, e torno al tema, è quasi in ginocchio, ma non avendo giocato arriva alla partita più fresca e riposata. In più ha uomini che possono sempre far male, a cominciare da Totti, De Rossi e Pizarro. Se a ciò aggiungiamo che a Bologna per la Juve non ci sono state tutte luci, che l’avversario era penultimo in classifica, che la difesa si è fatta trovare impreparata sul gol di Di Vaio e che tutta la squadra ha cominciato a dare segni di troppo tremore man mano che ci si avvicinava la fine, tutto questo significa che la Juve deve stare allerta. Ranieri conta di recuperare Grygera, Salihamidzic, Le Grottaglie e naturalmente Del Piero. Insomma, si annuncia un’altra Juve, per una sfida che non varrà quello che valeva, ma conta molto per entrambe.