.bmp) Benedetto XVI torna a mettere in guardia l’umanità: “L’inferno esiste davvero, il Paradiso non è automatico”. E per la Quaresima invita al digiuno dai media, mentre auspica raduni giovanili più sobri
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO - E' durato un'ora e quaranta minuti l'incontro del Papa con il clero di Roma e l'attenzione e' stata focalizzata in buona parte sull’esistenza reale dell’inferno. Lo riferisce la sala stampa vaticana, specificando che i parroci della Capitale hanno formulato dieci domande a Benedetto XVI. Il primo tema ad essere toccato è stato, comunque, quello dei giovani, affrontato a partire dalla lettera alla Diocesi in cui il Pontefice denunciava l’emergenza educativa; si e' parlato poi di ''temi di natura pastorale'', di Quaresima e digiuno e ''dell'annuncio di Cristo nel contesto multiculturale e multireligioso di Roma''. Alcuni partecipanti all'incontro hanno riferito che nel parlare del dialogo interreligioso, il Papa ha citato l'esperienza di Gandhi, che ''non e' diventato cristiano ma viveva secondo le beatitudini''. Stando a quanto riferito da alcuni partecipanti, non sono stati affrontati temi di politica italiana, ne' di bioetica, ne' si e' accennato ai problemi sorti con il mondo ebraico dopo la modifica della preghiera del Venerdi' Santo nel Missale romanun. L'attenzione si e’ pure concentrata sulla Famiglia, soprattutto sul suo aspetto di agenzia educativa. Di dialogo interreligioso si e' parlato a proposito dell'esperienza di alcuni parroci di Trastevere e Tor Bella Monaca, alle prese con cittadini di diverse etnie e religioni, e il Papa ha ricordato la recente nota della Congregazione per la Dottrina della Fede per ribadire che missione e dialogo non sono in contrapposizione. Benedetto XVI si e' quindi soffermato anche sui ''novissimi'', cioe' le ''questioni ultime'', ''riconoscendo - secondo quanto riferisce la Radio vaticana - che forse oggi nella Chiesa si parla troppo poco del peccato, come anche del Paradiso e dell'inferno''; ''per questo - ha detto il Papa - ho voluto parlare del Giudizio universale nella Enciclica Spe salvi''. Per Benedetto XVI l'inferno esiste e non e' vuoto. Lo ha spiegato lui stesso con parole molto chiare. La salvezza, ha ricordato il Papa, non e' automatica e non arrivera' per tutti e l'inferno e' una possibilita' reale. Era stato il teologo svizzero Urs Von Balthasar, grande amico oltre che collega di Joseph Ratzinger, a ipotizzare che l'inferno fosse vuoto. Ma Benedetto XVI e', dunque, convinto del contrario. ''Chi non conosce il giudizio ultimo - ha avvertito infatti il Santo Padre - non conosce la possibilita' del fallimento e la necessita' della redenzione, chi non lavora per il Paradiso non lavora neanche per il bene degli uomini sulla terra: nazismo e comunismo - ha affermato - che volevano cambiare solo il mondo, lo hanno distrutto''. Il Papa ha poi proposto per questa Quaresima una forma di ''digiuno dalle immagini e dalle troppe parole, anche dei media''. Lo hanno riferito ai giornalisti, al termine dell'incontro, alcuni partecipanti. Secondo la ricostruzione dei parroci presenti, al Papa e' stato chiesto come comportarsi di fronte al ''laicismo dilagante'' e come ''parlare di valori evangelici ai giovani''. Benedetto XVI ha risposto esprimendo il concetto che prima che parlare di valori c'e' la necessita' di essere credibili e visibili nella testimonianza. A questo punto, il Papa ha citato l'''inquinamento e sovraccarico di parole'' al quale tutti siamo sottoposti, anche a causa dei media, e ha suggerito il digiuno da immagini e parole per questa Quaresima. Benedetto XVI ha quindi rivelato che ''si sta interrogando da tempo, addirittura dagli anni Sessanta'', sul senso e lo stile delle ''concelebrazioni''. E, diventato Papa, a partire anche da esperienze come le ''grandi adunate'' di giovani (come le Gmg), ''sta cercando un modo per dare profonda valenza spirituale a questi incontri giovanili, che comunque devono venire incontro alle esigenze dei ragazzi e avere uno stile a loro comprensibile''. Il Pontefice ha affrontato quest’altro tema a partire da una domanda sull’Agorà di Loreto del settembre scorso e da una su come fare ''liturgie rispettose della tradizione ma anche capaci di venire incontro al linguaggio dei giovani''. Benedetto XVI, per quanto riguarda l’Agorà, ha accennato a problemi ''organizzativi'' e di struttura del palco per spiegare la lontananza fisica percepita tra il celebrante e i fedeli presenti. A un parroco che, sempre a proposito di Loreto, lamentava la permanenza sotto il sole per un tempo molto lungo, il Papa ha ricordato che in quella occasione i canti erano affidati ai disabili, e che se loro avevano sopportato la situazione, ''tanto piu''' potevano farlo i parroci. |