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Messa in latino, esclusiva di “Petrus” - Monsignor Perl della Commissione 'Ecclesia Dei': “Troppi Vescovi e sacerdoti disubbidienti, al vaglio una nota chiarificatrice sul Motu Proprio del Papa”

 

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO - “E’ vero, stiamo redigendo un documento-istruzione sulla giusta interpretazione del Motu Proprio ‘Summorum Pontificum’ che ha liberalizzato la Messa secondo i libri liturgici di San Pio V cosi’ come modificati dal Beato Giovanni XXIII“. Lo afferma in un’intervista esclusiva a “Petrus” Monsignor Camille Perl, Segretario della Pontificia Commissione ‘Ecclesia Dei’, che aggiunge: “Pur non essendo una Congregazione, abbiamo ricevuto la facoltà di preparare questa nota per la definizione di alcuni aspetti del Motu Proprio papale quale, ad esempio, quello del gruppo stabile. Dovremo cioè chiarire per gruppo stabile cosa si intende, quante persone precisqamente dovranno chiedere al proprio parroco di celebrare con il rito pre-conciliare“.

Monsignor Perl, l’istruzione si deve alle varie contestazioni sollevate da vescovi e sacerdoti contrari alle nuove norme sull’accesso alla Messa con rito tridentino?

“La situazione è sotto gli occhi di tutti. Del resto, dopo il Motu Proprio del Papa era lecito aspettarsi reazioni contrastanti. Alcuni hanno manifestato entusiasmo, altri no. Eppure basterebbe considerare che il Motu Proprio non è caduto dal cielo, ma è il frutto di un lungo cammino”.

Allora perchè alcuni vescovi e molti sacerdoti non lo accettano?       

“Bisognerebbe chiederlo a loro. Personalmente, credo che il problema sia di ordine generale. Oggi, in tutti i campi della società, si è perso il senso dell’obbedienza e del rispetto dell’autorità. Come dire, in pochi sono davvero capaci di ubbidire“.

Eppure il rito tridentino di San Pio V, caratterizzato da bellezza liturgica e spiritualità, non è mai stato abolito dalla Chiesa…

“Assolutamente no, il Concilio Vaticano II non ha mai cancellato il messale anteriore. Ritengo che il Papa Benedetto XVI abbia fatto bene a liberalizzarlo, valorizzando così un patrimonio e un gioiello della Chiesa. Non voglio fare una comparazione tra la Messa di Papa Paolo VI e quella anteriore, non sarebbe giusto. Ma non è storicamente sensato voler cancellare il valore della tradizione”.

E intanto gli abusi liturgici, definiti “al limite del sopportabile” dallo stesso Benedetto XVI nel Motu Proprio “Summorum Pontificum”, sono sempre maggiori…

“Non me ne parli. E nessuno riesce ad eliminarli, proprio perchè, come le ho detto, non esiste il senso del rispetto dell’autorità. La liturgia non si può imporre, ma mi sembra  giusto affermare che dopo il Concilio Vaticano II, e con questo non voglio ovviamente emettere alcuna sentenza di condanna, la Messa alcune volte si è trasformata in qualcosa di emozionale, e così è stato messo da parte il suo reale valore di sacrificio e di dono. Si è pensato che il nuovo fosse migliore, che il nuovo sia sempre migliore. Succede così anche nella vita di tutti i giorni, le scarpe nuove vengono considerate meglio di quelle vecchie…”.

In ultimo, un chiarimento: i fedeli in comunione con il Papa e la Chiesa di Roma possono assistere a Messe della Fraternita’ di San Pio X o incombono nella scomunica?

“Non sono assolutamente scomunicati coloro i quali assistano ad una Messa della fraternità di San Pio X. La liturgia è valida, anche se loro sono considerati scismatici. Del resto, è valida per i cattolici anche la liturgia degli ortodossi“.

Nella foto, l'allora Cardinale Joseph Ratzinger mentre presiede una Santa Messa celebrata con il rito tridentino di San Pio V.