.BMP) Dialogo con gli ebrei - Il Papa condanna la Shoah e ogni forma di negazionismo e antisemitismo, annuncia il viaggio in Terra Santa e ripete la richiesta di perdono di Giovanni Paolo II
CITTA’ DEL VATICANO - "Un crimine contro Dio e contro l'umanità". Così Benedetto XVI ha definito la Shoah, sottolinenando che "questo dovrebbe essere chiaro a tutti, specialmente a coloro che si riconoscono nella tradizione delle Sacre Scritture e che condividono che ogni essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio". E' stato questo il passaggio centrale del discorso tenuto dal successore di Pietro davanti ai membri della delegazione della "Conference of presidents of major american Jewish organizations", ricevuti in udienza presso il Palazzo Apostolico. "Ogni negazione o minimizzazione di questo terribile crimine - ha detto il Papa con un chiaro riferimento alle polemiche scoppiate nelle ultime settimane dopo le deliranti dichiarazioni del lefebvriano Monsignor Richard Williamson - è intollerabile e inccettabile". Insieme alla condanna del negazionismo, Benedetto XVI ha anche ammonito che "questo terribile capitolo della storia non deve mai essere scordato" ed ha espresso una "fervente preghiera" che "la memoria di questo terribile crimine rafforzi la nostra determinazione a sanare ferite che troppo a lungo hanno sporcato le relazioni tra cristiani ed ebrei". "La Chiesa - ha inoltre sottolineato il Pontefice - è profondamente e irrevocabilmente impegnata a rifiutare ogni antisemitismo e a continuare a costruire relazioni buone e durature tra le nostre due comunità". In proposito, il Santo Padre ha evidenziato che "i due millenni di storia della relazione tra ebraismo e Chiesa sono passati tra molte fasi diverse, alcune delle quali dolorose, da ricordare. Ora che siamo in grado di incontrarci in uno spirito di riconciliazione, non dobbiamo permettere che le difficoltà passate ci impediscano di stringerci la mano dell'amicizia". Per il Papa, la dichiarazione del Concilio Vaticano II 'Nostra aetate' sul confronto tra cattolici ed ebrei e le altre religioni, rappresenta la "pietra miliare" nel dialogo che da allora procede. "E' mio sentito desiderio che la nostra attuale amicizia - ha assicurato - cresca anche più forte, così che l'irrevocabile impegno alle relazioni rispettose e armoniose con il popolo dell'Alleanza darà frutti in abbondanza". Nel suo intervento, Benedetto XVI ha naturalmente rievocato la vista da lui compiuta ad Auschwitz il 28 maggio 2006. "Nel momento in cui ho attraversato l'ingresso di quel luogo di orrore - ha confidato -, ho meditato sul numero infinito di prigionieri che hanno mosso i loro passi lì e negli altri campi di sterminio. I figli di Abramo, 'affranti e degradati', avevano ben poco sostegno al di là della loro fede nel Dio dei loro padri, una fede che noi Cristiani condividiamo con voi, nostri fratelli e sorelle". "Mi sto preparando a una visita in Israele, una Terra Santa per i cristiani cosi' come per gli ebrei, poichè le radici della nostra fede vanno trovate lì", è stato poi l’annuncio dato dal Pontefice durante l’incontro con gli ebrei americani. La visita dovrebbe tenersi dall'8 al 13 maggio, con tappe in Giordania, a Gerusalemme, Betlemme e Nazareth. Ma la data non è stata ancora fissata in modo definitivo ed è considerato possibile un rinvio, concordato bilateralmente, a dopo l'estate. Tornando all'udienza, il Papa ha significativamente citato le parole della richiesta di perdono scritta e lasciata da Giovanni Paolo II il 26 marzo del 2000 in una fessura del Muro del Pianto. "Dio Padre - era scritto sulla pergamena firmata semplicemente Joannes Paulus -, tu hai scelto Abramo e i suoi discendenti per portare il tuo nome alle Nazioni. Noi siamo profondamente rattristati per il comportamento di coloro che nel corso dei secoli hanno causato sofferenze ai tuoi figli e, mentre chiediamo perdono, vogliamo impegnarci a vivere in autentica fraternità con il popolo dell'Alleanza". Va ricordato che queste stesse parole furono pronunciate per la prima volta nel corso della celebrazione dell'11 marzo del 2000, ricordata per i "mea culpa" che Papa Wojtyla fece pronunciare ai Cardinali della Curia Romana. ''Grazie per aver compreso il nostro dolore e la nostra angoscia e per la sua ferma dichiarazione di ‘indiscussa solidarietà' al popolo ebreo e per la condanna contro ogni negazione dell'Olocausto'', ha affermato, dal canto suo, il rabbino Arthur Schneier rivolgendo un indirizzo di saluto a Benedetto XVI, il cui impegno, come quello di Giovanni Paolo II, incoraggia a ''rafforzare ancora di più i legami tra cattolici ed ebrei in ogni parte del mondo''. ''Diamo il benvenuto e apprezziamo la visita in programma del Papa in Israele'', ha invece dichiarato il Presidente delle organizzazioni ebraiche americane, Alan Solow. “La gente e i leader di Israele, come noi - ha rimarcato - guardano con trepidazione a questo evento. La Terra Santa, infatti, ha un immenso significato per entrambe le nostre fedi''. |