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L’ennesimo ‘strappo’ dei lefebvriani, rifiutata la proposta di pace della Santa Sede: “Ribadiamo il no al Concilio. Se ci rivogliono nella Chiesa di Roma aboliscano il Messale di Paolo VI”

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO - Pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e massima obbedienza al Papa. Questi i punti principali dell’accordo proposto dal Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, il Cardinale Dario Castrillon Hoyos, ai seguaci di Monsignor Marcel Lefebvre. Ma Richard Williamson (nella foto), rappresentante dell’ala più dura dei cosiddetti ‘lefebvriani’, sostenendo di rappresentare il pensiero del superiore Bernard Fellay, ha dichiarato ufficialmente a ‘Petrus’ che lo scisma non si ricomporrà. Una doccia fredda dopo la ventata di ottimismo degli ultimi giorni. E’ bene chiarire che pubblichiamo l’intervista a Monsignor Williamson della Fraternita’ San Pio X considerandola rilevante sotto il profilo dell’attualità religiosa. Il nostro giornale è sempre stato e continuerà ad essere, senza indugi, in comunione con la Chiesa di Roma, con il Successore di Pietro e con i Vescovi a Lui fedeli. Lo stesso diritto di cronaca che ci spinge a riportare le gravissime e ingiustificate dichiarazioni di Williamson, non ci può far sottacere che tale Vescovo è, allo stato, scomunicato.

Monsignor Williamson, come giudica le proposte di Roma? Vede praticabile una ricomposizione dello scisma?

“Ho apprezzato il tono della lettera del Cardinale Castrillon Hoyos, ma francamente penso che non se farà nulla e che la nostra risposta sarà negativa”.

Il Santo Padre Benedetto XVI, intanto, già da un anno, ha liberalizzato la Messa secondo l’antico rito romano per venirvi incontro. Allora qual è il vero problema?

“Il gesto del Papa, al quale riconosciamo la massima buona volontà, ci è piaciuto ma non basta. Nella Chiesa è in atto una guerra, e sottolineo la parola guerra, tra il sano tradizionalismo e il modernismo post-concilare. Noi non accetteremo mai il Vaticano II”.

Una delle conseguenze del Vaticano II che non avete mai gradito è stato il ‘Novus Ordo’, la Messa in lingua nazionale. Ma con la liberalizzazione del rito romano antico, il problema liturgico sembrava superato…

“Guardi, noi non abbandoneremo mai la tradizione, glielo posso assicurare. Anzi, se la Chiesa ci rivuole con sé, chiediamo che ritorni al suo glorioso passato, cioè stabilmente al Messale di San Pio V, eliminando del tutto il Messale di Paolo VI. Ciò premesso, le assicuro che il problema non è solo liturgico ma anche teologico”.

Sarebbe a dire?

“La liturgia è espressione del dogma. E quella del dopo-Concilio è una liturgia in salsa russa, una specie di torta avvelenata. Poi vi sono altri aspetti del Vaticano II che non ci convincono, come l’ecumenismo, la collegialità, il modernismo, il dialogo interreligioso. Il fumo di Satana che entrava nella Chiesa del quale parlò Paolo VI, per noi era tutto ciò. Ma non solo. Restiamo all’attualità. Mi domando e chiedo: è lecito che gli ebrei vogliano insegnarci a pregare, come è accaduto nel caso della preghiera del Venerdì Santo fatta modificare al Papa proprio recentemente nel rito tridentino? Gli ebrei non conoscono Cristo, non credono in Lui, e debbono dirci come essere cristiani? Il dialogo interreligioso è stato un altro danno del Vaticano II…”.

Dunque, voi ribadite il vostro no anche al dialogo interreligioso…

“Il dialogo interreligioso è uno dei più grandi ostacoli presenti sulla strada della ricomposizione con Roma”.

Nella lettera del Cardinale Castrillon Hoyos, il Vaticano chiedeva obbedienza al Papa… Si potrebbe partire da ciò per rientrare, magari anche gradualmente, in seno alla Chiesa di Roma.

“Quello dell’obbedienza al Papa è un falso problema. Il problema non è il Pontefice: riconosciamo il suo potere e la sua autorità. Il vero problema è rappresentato dalla Curia modernista figlia del Concilio che alloggia in Vaticano”.

Con il muro contro muro, non sarà mai revocata la scomunica nei vostri confronti…

“Mi limito a dire che la scomunica non era valida quando fu comminata e che Monsignor Lefebvre fu un grande Vescovo e Pastore della Chiesa tradizionale”.