home chi siamo archivio news scriveteci












La confessione dell'Architetto Fuksas: “Convertito grazie a Benedetto XVI, gli dedico la progettazione di una nuova Chiesa a Foligno”

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO - Massimiliano Fuksas (nella foto), il più grande e apprezzato architetto italiano nel mondo insieme a Renzo Piano, racconta la sua conversione in esclusiva a ‘Petrus’. Una conversione aiutata e favorita da Benedetto XVI e sostenuta da un padre spirituale d’eccezione: Monsignor Giuseppe Betori.

Dunque, Architetto, partiamo dalla Sua concezione di religione.

“Il cattolicesimo costituisce un positivo atto di Fede. Ed è con il tempo che ho riscoperto la forza e la grandezza di questa religione”.

A chi attribuisce questo merito?

“A Benedetto XVI, che stimo e considero un gigante del nostro tempo. E’ grazie a lui se mi sono convertito al cattolicesimo. Il Santo Padre ha rivalutato il senso del mistero e del bello, una visione del cristiano che mi affascina e suggestiona. E poi mette sempre la Verità di Gesù al centro del suo annuncio”.

Sappiamo che sta realizzando una nuova Chiesa a Foligno, vicino Perugia.

“E’ vero. Per questa opera, che è a tre navate e che dedicherò proprio a Benedetto XVI, ho scelto un’architettura verticale anziché orizzontale, anche per aiutare in qualche modo il corretto svolgimento della liturgia. In ciò, e non solo, mi è di grande aiuto colui che posso considerare il mio padre spirituale, Monsignor Giuseppe Betori, l’apprezzato segretario generale della Cei”.

Si spieghi meglio, per favore…

“Le Chiese circolari concentrano quasi tutta la visibilità sull’assemblea, mentre quelle verticali ti portano a concentrarti esclusivamente sull’altare, perché è lì che avviene il sacrificio della Santa Messa”.

Lei è notoriamente un Architetto ‘conservatore’… Ma chi avrebbe mai detto che si sarebbe riavvicinato alla Fede diventando ‘conservatore’ anche come cattolico?

“Non ho alcun problema a dire che non mi piacciono le Messe-spettacolo: la celebrazione Eucaristica è Mistero, non uno show. Personalmente, ritengo che il rito per eccellenza sia quello tridentino, con il sacerdote di spalle ai fedeli e lo sguardo, e i cuori, rivolto ad oriente. In questo modo è impossibile stravolgere la liturgia”.

Architetto, Le piacciono molto gli Angeli, vero?

“Non entro nel dibattito teologico. Ma penso che l’Angelo rappresenti un segno di ottimismo, la certezza che il Bene trionfa sempre sul Male”.

Ha un Suo angelo custode?

“Sì, è San Michele, l’Arcangelo che capeggia vittoriosamente la lotta contro Satana. Ho scelto lui perchè oggi le tentazioni e le seduzioni del demonio sono tante, troppe. Purtroppo, più andiamo avanti e peggio è. Io cerco di difendere la mia famiglia, la proteggo, tento di infonderle continuamente i cosiddetti valori non negoziabili. Ma quanta ipocrisia, anche tra i politici, sul tema della Famiglia! L’unico a parlare chiaro è rimasto il Santo Padre”.

Che cosa rappresenta sia nell’architettura che nella storia dell’arte la figura dell’Angelo?

“Un aiuto all’ottimismo; un messaggio bello e rassicurante, un invito alla speranza e all’ottimismo”.