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In esclusiva a 'Petrus' un Carlo Verdone 'sconosciuto': "E' il relativismo la causa di tutti i mali"

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO - Può tranquillamente essere definito il Woody Allen del cinema italiano. Simpatico, pacioso, ma anche profondo nel suo umorismo, Carlo Verdone (nella foto) è senza ombra di dubbio uno degli artisti più valorosi e amati del nostro Paese. L'attore e regista romano ha accettato di parlare in esclusiva con ‘Petrus’ della sua idea di cinema e del suo rapporto con la Fede. Un’intervista da cui non sono emerse risposte scontate.

Dunque, Verdone, qual è il suo rapporto con Dio?

"Sono cattolico e come tale sostengo gli ideali cristiani. Penso che un uomo senza il barlume della Fede sia come monco e privo di ogni ragionevole speranza. Ovviamente, rispetto chi non crede, perchè la Fede si propone e non si impone. Le dirò, ho molti amici e colleghi atei o di altre religioni che si comportano più che degnamente. Ritengo, per questa mia esperienza personale, che il mondo sarebbe migliore e più sereno con un maggior dialogo tra le varie religioni. Non a caso, un mio film che parlava della famiglia in senso tradizionale, si concludeva davanti ad una moschea. Con questa scena lanciavo un messaggio chiaro: le religioni monoteiste devono collaborare al benessere del mondo. Prendiamo esempio da Papa Benedetto XVI, che nel suo viaggio apostolico in Turchia ha voluto fortissimamente visitare una moschea”.

Nei Suoi film si parla spesso della Famiglia…

"Personalmente credo che l'istituzione della Famiglia sia fondamentale e vada difesa sempre e comunque. Oggi questo patrimonio dell'umanità è sottoposto ad attacchi molteplici. Mi permetto di ricordare che senza una famiglia solida, viene minata anche la stabilità sociale. Molti casi di violenza e di disadattamento sociale sono figli della crisi della famiglia, spesso messa in ridicolo e criticata ignobilmente. Bisognerebbe rivalutare il senso della tradizione, ma oggi prevale la cultura relativista, secondo la quale tutto è lecito e permesso perchè non esistono valori e, di conseguenza, la gente si sente libera di fare quello che vuole, pensando e agendo come se non dovesse mai morire".

Il Papa fa della lotta alla dittatura del relativismo uno dei pilastri del suo Magistero.

"Non sta a me dirlo, ma fa benissimo. Del resto, Benedetto XVI è davvero un grandissimo teologo, un professore buono e paziente, un fine intellettuale. Ha superato brillantemente la prima fase del pontificato, quando veniva dipinto - a torto - come freddo e distaccato. Certamente è diverso da Giovanni Paolo II, che era forse più immediato ed istintivo, ma anche Benedetto XVI sa essere chiaro e profondo con il proprio preziosissimo stile".

Verdone, Lei è piutosto critico con i film che parlano della vita dei Santi: ci spiega perchè?

"Intanto ho molto da dubitare sulla fedeltà della sceneggiatura di certi film alla reale vita dei Santi. Poi penso - ma la mia è un’opinione personale - che i Santi andrebbero lasciati in pace. Invece se ne fa spesso oggetto di share e di cassetta, con prodotti che non condivido affatto. Lo scriva pure, non farò mai un film sulla vita di un Santo o di un Papa: mi considero inadatto, un servo inutile".