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Satana e l'esaltazione dell'omosessualità

di Don Marcello Stanzione

CITTA’ DEL VATICANO - Recentemente, Luciano Moggi, mio collega di ‘Petrus’, e il generale Mauro Del Vecchio, neo deputato del Pd, hanno affermato, rispettivamente, che il mondo del calcio e l’esercito militare sono inadatti agli omosessuali. Di fronte alle dichiarazioni di Moggi, il paladino degli omosessuali italiani, Franco Grillini, ha immediatamente accusato l’ex Dg della Juve di avere gli occhi foderati di prosciutto e di fare tali dichiarazioni per accreditarsi in certi ambienti della destra clericale. In realtà Moggi si è rivelato per quello che è, cioè un uomo con i cosiddetti ‘attributi’, perché oggi in Italia ci vuole davvero un gran coraggio a dire certe cose. Poco tempo fa una grande indignazione è esplosa tra i cattolici austriaci perché è stato esposto all’interno del museo della cattedrale di Vienna, nell’ambito di una mostra retrospettiva dedicata all’artista Alfred Hrdlicka, un quadro intitolato “Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini”. Nella tela invece di un pasto consumato tra amici nel cenacolo, si assiste ad un’orgia omosessuale, con scene di sesso pornografico e stomachevole. Il Cardinale Arcivescovo Christoph Schonborn, che era all’oscuro del contenuto di tale dipinto, a scandalo scoppiato ne ha ovviamente ordinato la rimozione. Ma il punto è un altro: noi uomini di Fede come dobbiamo considerare l’omosessualità? Una tendenza? Una libera scelta? Una depravazione? Una malattia psichiatrica? A mio avviso, da studioso della materia, l’omosessualità è anche il risultato dell’azione perversa e pervertitrice degli spiriti maligni e infernali, tanto inetti quanto disperati, informi, che non appartengono né alla terra, né al cielo, da cui l’Arcangelo Michele li ha cacciati (cfr. Ap.12, 9). Nella biografia di una ex satanista, ritornata poi alla fede cattolica, è scritto testualmente: “E ricordo soprattutto l’esaltazione dell’omosessualità e della violenza, che poi ho compreso che per la setta rappresentavano il modo migliore per glorificare satana e offendere Dio” (Michela, Fuggita da Satana, edizioni Piemme, Casale Monferrato (Al), 2007, p.12). Questi spiriti non desiderano che la perdizione della nostra anima. E’ per questo che San Paolo li chiama ‘Le forze dell’aria, Le forze del tra i due (Ef.2, 2), le forze dell’ambiguità, dell’equivoco, della confusione’. Sono tali forze, infatti, che, con la stupida complicità dell’uomo, pervertono anche il linguaggio per dare una sorta di innocenza o ‘castità’ - per restare in argomento - all’omosessualità. Degli esempi di questa crudele perversione del linguaggio? Oggi  gli omosessuali si fanno chiamare gay, termine inglese che vorrebbe  ispirare simpatia e benevolenza e sta ad indicare una categoria di persone briose, divertenti, spensierate, quando invece il termine adatto è quello di invertiti o di sodomiti. Tutti coloro che non accettano che l’omosessualità sia messa sullo stesso livello dell’eterosessualità sono accusati di essere omofobi e come tali devono essere esposti al pubblico ludibrio dei mass-media come persone cretine, malvage, antiquate e possibilmente da sbattere in galera. A tal riguardo è esemplare la vicenda di Monsignor Andrè Mutien-Lèonard, vescovo di Namur, in Belgio, che è stato ufficialmente incriminato per il reato di “omofobia” ai sensi della Legge Anti-discriminazione del 2003, per aver espresso punti di vista contrari alla pratica dell’omosessualità. Adesso rischia fino a 12 mesi di carcere. In un’intervista al settimanale ‘Tèlè Moustique’, dopo aver ribadito che “per definizione, il matrimonio è un’unione stabile fra uomo e donna”, il vescovo aveva affermato che la sua posizione in tema di omosessualità coincide con la teoria di Freud, secondo il quale questo comportamento è frutto di uno sviluppo psicologico bloccato: “L’omosessualità corrisponde ad uno stato imperfettamente sviluppato della sessualità umana, che contraddice la sua logica intrinseca”. Accusato di essere “retrogrado”, il vescovo belga ha invece denunciato la cultura omosessualista di tornare indietro nei secoli: “La promozione dell’omosessualità attraverso delle manifestazioni come i gay pride ci fanno ritornare all’antichità greco-romana. La glorificazione dell’omosessualità implica un salto indietro di 2000 anni”. Parlare male della potentissima lobby omosessualista oggi in Europa è molto pericoloso. Non a caso, le dichiarazioni del vescovo sono state addirittura stigmatizzate dal Parlamento Europeo. Una mozione presentata dal gruppo socialista, chiedendo “la fine di ogni discriminazione nei confronti degli omosessuali”, criticava come “ inaccettabili le continue dichiarazioni di leader religiosi, come quelle del vescovo di Namur”. La suprema impostura, la più nascosta e la più perniciosa, è quella che poggia sulle forze così nobili dell’istinto sessuale. La sessualità è uno dei linguaggi più fondamentali della vita e dell’amore umano. Dio vi ha d’altronde collegato la procreazione, realtà che evoca una collaborazione diretta con l’atto creatore, ancor più fondamentalmente del lavoro o della creazione artistica. Questa impostura, denunciata così vigorosamente dalla Bibbia e soprattutto da San Paolo, è l’omosessualità. Il suo veleno non è soltanto morale, psicologico, sociale o medico, come l’uomo “naturale” potrebbe apprezzarlo; il suo vero veleno è spirituale. Solo rarissimi autori sembrano averlo compreso. Infatti la condizione sessuale non è solamente la base dei veri rapporti umani, ma l’introduzione all’intelligenza dell’incontro tra Dio e l’uomo. L’umanità è, di fronte a Dio, nella condizione della donna di fronte all’uomo (è per questo che San Paolo dice che la donna è la gloria dell’uomo). Se l’uomo scopre la verità su Dio, in opposizione all’idolatra, egli ritroverà il segreto del servizio, del rispetto profondo della donna, del vero amore che dona la sua vita a colui che ama. Tutto diventa possibile. Altrimenti, i rapporti diventano tristi rapporti di forze o dei rapporti pervertiti, nello stile dell’omosessualità in cui si afferma una falsa virilità, una falsa libertà, “aspirazione verso un angelismo asessuato… “. I frutti, tristi anch’essi, sono presto là: avvilimento, disgusto… In un ammirabile quadro, l’Incoronazione di Maria, alla metà del XV secolo, Enguerrand Charton raffigura il Padre ed il Figlio come due giovani, barbuti, di una estrema dignità, quasi non distinguibili, tanto essi si rassomigliano, che incoronano la Vergine Maria in uno splendore da far impallidire le più belle immaginazioni poetiche. L’omosessualità rende incomprensibile questo amore perfetto, tutto tenerezza, dolcezza, forza, rispetto, padronanza di sé che deve essere quello della vera amicizia. Non la minima traccia di passione, di necessità, qui. Tutto è marcato dalla più semplice delle libertà. L’omosessualità, al contrario, vi mischia un allenamento segretamente frenetico, ponendo le cose al meglio, una segreta ricerca, un certo narcisismo o i tranelli vischiosi ed innominabili del sadomasochismo. Non fosse che allo stato di traccia, è la fessura attraverso la quale penetrano i miasmi di satana per pervertire tutto, radicalmente, per gettare la suspicione sulla tenerezza vera e scatenare un mondo di violenza e di follia, illustrato dai bassifondi di New York, Los Angeles o di San Francisco, agli antipodi dalle pretese dei suoi partigiani. La dottrina della Chiesa in materia di omosessualità è molto chiara: “Appoggiandosi sulla Sacra scrittura, che ci presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la teologia ed il magistero cattolico hanno sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono sempre intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”. La semplice inclinazione omosessuale, anche se intrinsecamente disordinata, non costituisce di per sè un peccato. Può provenire da cause varie, anche senza colpa della persona. Lo stesso Catechismo cattolico mette in evidenza che “la sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile”. Una persona che prova questa inclinazione ma che resiste, e riesce quindi a controllarsi, merita rispetto e comprensione. Tutt’altra è la situazione di uno che cede e pratica atti di omosessualità. In questo caso si tratta di una condotta morale gravemente riprovevole.